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La terribile esondazione del Volturno del 1750

Il fiume Volturno è sempre stato una grande risorsa per l’intera pianura capuana. Navigabile, esso permetteva il commercio di vettovaglie fino alla foce di Castelvolturno. Abbondante di pesci, forniva cibo ai villaggi che si affacciavano sulle sue sponde. Talvolta però il Volturno ha cessato di essere benevolo ed ha causato innumerevoli inondazioni con effetti disastrosi su tutto il territorio.

“Questo fiume – scrive il vescovo Francesco Granata in Storia civile della fedelissima città di Capua – nasce nel Sannio circa otto miglia sopra la città di Venafro: e propriamente scorre dal Monte della Rocchetta, Feudo della nobile Famiglia Valderaro di Genova, presso la Badia di San Vincenzo, detta perciò ad Fontes Vulturni, e per giri tortuosi giunge a Capua. In tempo di piggia riceve egli tutte le acque dai monti, e laghi d’attorno, e onde s’ingrossa, e gonfio, e torvo non solo cammina con sommo impeto, e rumore, ma esce ancora dal suo letto, ed allaga le campagne, e molte volte, essendo abbondanti, e continove le acque piovane, occupa molti luoghi della città di Capua, ad esso più vicini”.

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Il Volturno a Capua

La stessa fonte descrive la terribile esondazione del 1750 con il fiume che cambiò corso passando a valle di Capua invadendo le campagne e costringendo le popolazioni a salvarsi sulle cime degli alberi o con l’aiuto di barche. Era il 6 dicembre ed “una pioggia dirottissima dall’ore venti del dì cinque fino al mezzodì del giorno sei, le nevi liquefatte dei monti, le frondi cadute dagli alberi e i venti australi, i quali gonfiano il mare, non lasciavano che le acque del fiume nel mare si scaricassero, la cagionarono. Verso le ore venti del dì sei il fiume così cresciuto uscì totalmente dal suo letto, e coprì tutte le campagne. Tutto era acqua, la sola Capua renduta si era isola in mezzo al mare. L’acque crebbero a segno, che appena le cime degli arbori si vedeano, e il tetto di qualche casa di campagna. Pochi armenti coi loro pastori poteronsi salvare coll’aiuto delle barche, rifuggiti prima questi nelle cime degli arbori…”.

“Il quartiere più basso della città – continua il religioso – fu inondato dal fiume debordato, e parte delle chiaviche, le quali, non potendo scaricarsi nel fiume, retrocedendo empivano le strade. Da casa in casa, e per le contrade passavasi o con barche, o con cavalli, e questo col timore di sommergersi”.
Il pericolo crebbe fino a notte inoltrata e solo le opere di fortificazione progettate dagli austriaci impedirono il peggio: “Durò il crescer del fiume fino alle quattro di notte. Dopo la qual ora cominciò ad abbassarsi. Si salvò la Città da un totale allagamento dalle ripe, che si alzarono dalle ultime fortificazioni, fatte dagli Alemanni nel 1730… Le relazioni delle orribili ruine, cagionate in tal anno da questa escrescenza, furono universali, e tali, che piangevano tutti i Popoli, per lo paese dei quali passa il Volturno, senza speranza di molta raccolta”.

 

 

Autore foto e articolo: Angelo D’Ambra

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