Storia del Cristianesimo: la Congregazione delle Dimesse

Nella Repubblica di Venezia sorse, in pieno Cinquecento, una particolare unione religiosa di vedove chiamata Congregazione delle Dimesse.

Questa istituzione tenne per fondatrice Dianira Valmarana, figlia di Luigi Valmarano e Isabella Nogarola di Verona, nata a Vicenza nel 1549. Dianira in pochi anni vide morire suo marito, il giureconsulto Agrippa Pristato, e il figlio che era nato dal loro matrimonio, così, sciolta da ogni attaccamento alle frivolezze della vita mondana, vestì l’abito del Terz’Ordine di San Francesco d’Assisi e si ritirò in una casa di sua proprietà, con altre quattro donne, per vivere di preghiera, soggetta alla direzione del francescano Antonio Pagani.

Più tardi, sua cugina Angela Valmarana, divenuta anche lei vedova, comprò una casa e seguò l’esempio di Dianira. Padre Pagani giocò un ruolo importante a Vicenza rivitalizzando l’Oratorio di San Girolamo e affiancando i vescovi prima di dedicarsi ad una vita da eremita e venire proclamato venerabile alla sua morte. Il suo ruolo fu cruciale anche per le cugine Valmarana infatti egli redasse alcune regole ed unì quelle donne in una nuova congregazione, con l’approvazione del Vescovo di Vicenza, Michele Priuli, e del Vescovo di Verona, Agostino Valerio.

Le due case, e le nuove che sorsero, furono governate da Dianira, con la dignità di generalessa, per ventiquattro anni, sino alla morte, il 3 febbraio del 1603. La fondatrice delle Dimesse fu sepolta a Vicenza, nella Chiesa della Madonna la Nuova, e posta nella sepoltura comune della congregazione.

L’istituto accolse crebbe e accolse fanciulle e vedove. Le dimesse non emettevano voti solenni ma privati col confessore, conducevano vita comune e ritirata, dedicandosi alla preghiera contemplativa, a opere di carità e catechesi. Alle donne veniva concesso un periodo di prova di tre anni ed un ulteriori tre anni di vaglio dopo l’accettazione, quando veniva loro donato un abito di lana nera. Ogni casa non poteva accoglierne più di otto ed ogni anno veniva eletta una superiora tra le religiose di almeno trent’anni che appartenevano alla congregazione da almeno cinque. Erano poi elette due aiutanti per ciascuna casa.
Era sempre permesso a tutte l’abbandonare la congregazione, anche per risposarsi, ma era fatto assoluto divieto d’ingresso agli uomini nelle case. Le dimesse potevano uscire solo per ottemperare ai loro impegni: l’insegnamento del catechismo alle donne, la partecipazione alle funzioni religiose e all’assistenza agli infermi negli ospedali.

La Congregazione delle Dimesse si estese ben presto in tutto il territorio della Repubblica Veneta, a Murano, Bergamo, Verona, Thiene, Schio, Feltre, Padova ed Udine, ma ogni comunità si mantenne autonoma dalla casa madre così soltanto le case di Udine e Padova riuscirono a salvarsi dalle continue ingiunzioni di soppressione di Napoleone e di altri governi, in quanto uniche Case di educazione ufficialmente riconosciute nel 1812.

Le dimesse di Udine il 27 novembre 1901 decisero di abbandonare la loro condizione secolare e di abbracciare la vita religiosa, trasformandosi in congregazione di suore; la stessa forma di vita venne adottata dalle dimesse di Padova l’8 dicembre 1905. Nel 1966 le due case furono unite e nacquero le Suore Dimesse Figlie di Maria Immacolata.

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Bibliografia: G. F. Fontana, Storia degli Ordini Monastici, Religiosi e Militari

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