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Vieste e l’esodo istriano

La generosità del popolo di Vieste davanti al dramma dell’esodo istriano è ai più sconosciuta.Dopo decenni di oblio, il nostro Paese ha restituito dignità alla memoria delle migliaia di italiani trucidati barbaramente nelle foibe e a tutti quei connazionali costretti all’esilio dalle terre natie, che presero la dura via dell’esodo, unica opportunità di salvezza dalla pulizia etnica titina.

In quella buia pagina di storia e di indifferenza, risplende una piccola fiammella di solidarietà ed accoglienza che è giusto ricordare. Pochi sanno che, nel lontano 1947, Vieste fu l’unico comune italiano ad offrire una parte del proprio territorio agli esuli di Istria, Giulia e Dalmazia.

Con la delibera 70 del 18 aprile di quell’anno, infatti, la cittadina gargnica si dichiarava disponibile a cedere terreni agli esuli di Pola per la rifondazione della loro città, una “Nuova Citta di Pola” da erigere ora in Puglia.

La tragedia delle foibe vide circa dodicimila italiani morire nelle cavità carsiche, massacrati dalle truppe titine tra il 1945 e il 1947, mentre in trecentocinquantamila conobbero come una via di scampo l’esilio. Le province italiane di Pola, Fiume, Zara e parte di Gorizia e Trieste passarono alla Jugoslavia ed in tutta Italia furono allestiti centonove campi profughi.

Tra gli infoibati ci furono diversi viestani: Vincenzo Vescera, poliziotto in servizio a Trieste; Francesco Cavaliere, poliziotto in servizio a Gorizia; Francesco Paolo Ascoli, anch’egli poliziotto; Giovanni Battista Chieffo, civile; ed altri due dei quali si conosce solo il cognome, Russo e Santoro. Più in generale si stima che un quinto degli infoibati fossero d’origine meridionale.

La delibera recita: “…una nuova Pola deve essere creata, sullo stesso mare e sulla stessa sinuosità insidiose di identiche scogliere… Delibera… a far sì che i fratelli polesi possano riaffacciarsi su quel loro mare da dove incomprensione ed ingiustizia li hanno cacciati…”. L’iniziativa di Vieste però non ebbe esito perchè il Governo italiano preferì altre soluzioni a quella di nuovi agglomerati urbani di esuli, resta tuttavia un piccolo gesto di vera solidarietà, di notevole valore civico ed etico, un gesto di grande generosità.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra
Fonte foto: dalla rete

Carlo C. Montani, “La proposta di Vieste per l’accoglienza degli Esuli (1947)” (in storico.org)
Gaetano Zaffarano, “Vieste, un raggio di sole nella buia pagina della tragedia delle foibe” (in ondaradio.info)

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