Battaglia navale di Cartagena

Il resoconto che presentiamo è tratto dal giornale La Frusta, n. 248 del 29 Ottobre 1873, e illustra l’andamento dei fatti dal punto di vista governativo. Consigliamo al lettore di prendere visione dell’introduzione Cronache della terza guerra carlista estratte da “La Frusta”.

 

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Premetto anzitutto che Cartagena, finché non sarà strettamente bloccata per mare, non che resistere all’esercito di 10 mila uomini che l’assedia dalla parte di terra, potrebbe tenere in iscacco un esercito di 100 mila uomini, essendo per natura in posizione fortissima ed affatto imprendibile collo scarso materiale d’assedio di cui dispone l’esercito madrileno.

Il governo di Madrid, fatto ormai persuaso di tale verità, inviò il 10 corrente la squadra, comandanta dal contr’ammiraglio Lobos, il quale appena qui giunto notificò il blocco effettivo.

La quadra madrilena si componeva di una sola corazzata La Vittoria, tre fregate in legno, una corvetta a ruote e due cannoniere, tutte malamente armate ed equipaggiate.

Gl’insorti ben conoscendo la effettiva superiorità delle loro forze di mare, su quelle di Lobos, al comparire di questo si prepararono al combattimento, e la mattina dell’11 uscirono colle due potenti corazzate La Numancia ed il Tetuan, colla fregata Mendes-Nunes parzialmente corazzata, e colla corvetta Fernando el Cattolico, armata di poderose artiglierie di grosso calibro, ad offrir battaglia alle navi madrilene.

L’ammiraglio Lobos, malgrado la sua palese inferiorità, accettò volenteroso la sfida.

La squadra inglese, i legni da guerra italiani, tedeschi, francesi, e di altre nazionalità estere qui presenti, visti i preparativi delle squadre nemiche, uscirono dal porto, e si schierarono all’ingiro per assistere al combattimento; gli equipaggi di questi bastimenti erano tutti sugli alberi e pennoni per meglio osservare: la cornice era degna del quadro.

Con mare agitato e vento freschissimo da tramontana, s’ingaggiò la battaglia, il cui primo impeto fu tutto sostenuto dalla corazzata Vittoria, colla quale il bravo Lobos procurava di proteggere e difendere i suoi deboli bastimenti, mentre nulla trascurava per danneggiare maggiormente il nemico: a detta di tutti gli ufficiali presenti alla battaglia, Lobos ebbe occhio vigile dappertutto, prontezza edecisione.

Gli altri legni della sua squadra si portarono discretamente; il loro fuoco era abbastanza vivo, quantunque moltissimi colpi andassero perduti, a causa del grosso mare, e della grande distanza a cui erano costretti di tenersi i bastimenti in legno contro le corazzate.

I bastimenti degli insorti si portarono malissimo, fuggirono quasi sempre davanti al fuoco, finché un po’ alla volta si ridussero sotto la protezione dei forti, contando 20 morti, 50 feriti e diverse lievi avarie.

La Numancia, la più bella e forte corazzata, su cui stava il generale Contrearas, perdette tutto il suo tempo dietro un piccolo vapore, che si mise a perseguitare accanitamente, ma poco gloriosamente.

La Numancia e la Vittoria furono le prime ad incontrarsi: dopo scambiate alcune cannonate, si oltrepassarono, dirigendosi la Vittoria sul Tetuan e la Numancia, defilando la linea Lobos, rivolgendo la prora sula Villa di Cadice, corvettina a ruote, situata alla coda, e che di fronte al suo potente nemico non poté fare altro che virar prontamente, e fuggire a tutto vapore.

Di fronte alla superiorità di cammino della Numancia, la Villa di Cadice non avrebbe tardato ad essere raggiunta e colata a picco, se l’attento Lobos, allora impegnato col Tetuan, visto il pericolo, non avesse immediatamente diretto sulla Numancia.

Il comandante della Villa di Cadice conservò nella critica posizione in cui trovavasi tutto il suo sangue freddo, e, benché sotto il fuoco dei pezzi cacciatori della Numancia, fece far vela al trinchetto e parrocchetto per profittare del vento che allora aveva in fil di ruota: come poi s’avvide col soccorso che le recava la Vittoria, e scorse a lui vicina la prora della Numancia, con un pronto movimento di barra accostò tutto a sinistra, e con questa ardita manovra si liberò del suo avversario.

La Numancia non poteva eseguire la stessa manovra con altrettanta prontezza, e senza poi presentare il fianco alla Vittoria, che le veniva di poppa; tirò dunque innanzi, ed invece di ritornare poi all’azione, malgrado fosse la più poderosa e la più veloce di tutte le navi, prese caccia della Vittoria, dirigendo su Cartagena.

La Vittoria inseguì la Numancia per un buon tratto, ma non potendola raggiungere cercò di tagliare la strada agli altri che si ritiravano: passò a tiro di pistola del Tetuan e scambiò con questo quasi a bruciapelo un’intera bordata.

 

 

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