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Canne, la battaglia e il mito

Canne è sicuramente una delle battaglie più famose della Storia. La battaglia decisiva per antonomasia, in cui Annibale grazie alla superiorità della cavalleria numida e al colpo di genio tattico di disporre al centro del suo schieramento la fanteria leggera gallo-iberica, con ai fianchi la fanteria pesante africana, riuscì ad accerchiare e distruggere un esercito romano grande il doppio del suo, infliggendo a Roma una delle peggiori sconfitte.

Canne è diventata l’esempio di “battaglia d’annientamento”, ossia un singolo scontro decisivo in cui un intero esercito viene annientato dal proprio avversario, e gli strateghi di ogni tempo, da Federico il Grande a Dwight Eisenhower, ha cercato la propria Canne, la battaglia d’annientamento perfetta, il singolo scontro decisivo che, con perdite minime e molte tattiche geniali, distrugge l’esercito nemico e decide le sorti della guerra.
Peccato che poi però Annibale abbia perso la guerra. Nonostante la sua genialità tattico-strategica, nonostante a Canne abbia annientato l’esercito romano. Quindi, viene da chiedersi, è davvero andata così?
Partiamo da una premessa: noi non sapremo mai cosa è veramente successo a Canne; quello che dicono gli storici è solo una ricostruzione approssimativa, compreso quello che scrivono gli storici antichi come Polibio o Tito Livio.
Polibio in particolare è la principale fonte su Canne, perché Tito Livio nella narrazione della seconda guerra punica attinge soprattutto a lui. E di Polibio dobbiamo sempre ricordare due cose:
1) Polibio è nato dieci anni dopo la battaglia di Canne, e le sue Storie sono state scritte almeno cinquant’anni dopo la battaglia;
2) Polibio era intimo degli Scipioni, la gens da cui proveniva Publio Cornelio Scipione Africano, il vincitore di Annibale. È quindi probabile che, per mettere ancor più in risalto l’abilità di Scipione, Polibio abbia edulcorato la realtà e ingrandito le capacità di Annibale.

 

Nonostante questo, non intendo dire che non dobbiamo fidarci per niente di Polibio. Proprio la vicinanza agli Scipioni gli ha permesso di usare per la sua opera fonti di prima mano, prese dagli archivi delle famiglie aristocratiche romane.
Solo dobbiamo sempre ricordarci di prendere con cautela quello che dice.

 

Quanti romani c’erano? E quanti cartaginesi?
Polibio e con lui Tito Livio parlano di otto legioni più i socii, ossia circa 80.000 fanti e 6.000 cavalieri, di cui 40.000 legionari. E che quella forza era l’intero esercito di Roma. Già quest’ultima frase viene contraddetta dal fatto che, più o meno contemporaneamente a Canne, un esercito romano di due legioni più i socii, grande in totale 25.000 uomini e comandato dal pretore Lucio Postumo Albino, veniva sconfitto dai Galli Boi nella Selva Litana. È poco probabile che il Senato, perso un esercito a Canne, subito dopo ne abbia inviato un altro nella Pianura Padana anziché tenere le truppe superstiti a protezione di Roma. Inoltre, il fatto che le due battaglie si siano svolte a poche settimane (se non giorni) l’una dall’altra, mi fa supporre che la spedizione contro i Boi guidata da Albino sia stata decisa e pianificata più o meno contemporaneamente a quella contro Annibale guidata dai due consoli, Varrone ed Emilio Paolo. Quindi no, quello che Annibale affrontò a Canne non era l’intero esercito romano.

 

Inoltre, credo che la cifra di 90.000 soldati romani sia esagerata, come spesso accade quando si parla di battaglie antiche. Una cifra più verosimile sulla consistenza numerica mi sembra quella riportata dagli storici di Cambridge, che parlano di 48.000 fanti e 6.000 cavalieri da parte romana. Probabilmente i romani avevano inviato a Canne quattro legioni, ossia più o meno 20.000 fanti e 2.000 cavalieri, e il resto era composto dalle truppe dei socii. Da parte cartaginese, Polibio e Tito Livio parlano di 46.000 fanti e 10.000 cavalieri, ma probabilmente anche questa cifra è esagerata. Cambridge parla di 35.000 fanti e 10.000 cavalieri, cifra più verosimile e che comunque è concorde con l’unica cosa veramente certa della battaglia: che i cartaginesi erano in netta inferiorità numerica.

 

Il dato riportato da Polibio e Tito Livio di 86.000 uomini schierati da Roma, e su come il Senato abbia aumentato a otto legioni la dimensione complessiva dell’esercito, reclutandone quattro nuove in vista della battaglia contro Annibale, è possibile sia corretto; ma non riguardo ai romani che combatterono a Canne, ma piuttosto sulla dimensione complessiva delle forze romane impiegate globalmente nella guerra contro Cartagine.

 

Passando alle perdite, Polibio per i romani parla di 70.000 fanti uccisi, 10.000 catturati e appena 3.000 fanti e 370 cavalieri sopravvissuti. Ossia perdite equivalenti a circa il 95% dell’esercito. Per i cartaginesi, Polibio parla di 5.500 fanti e 200 cavalieri, ossia circa il 10% dell’esercito. Tito Livio si discosta da Polibio, e per i romani parla di perdite equivalenti a 45.000 fanti e 2.700 cavalieri, circa il 55% delle forze romane, e da parte cartaginese di 6.000/8.000 uomini, più o meno tra il 10 e il 15% dell’esercito di Annibale.

 

Le cifre di Polibio sono sicuramente esagerate, quelle di Tito Livio un po’ più verosimili, e sono coerenti con lo stesso Tito Livio quando parla di come l’esercito che due anni dopo assediò Siracusa al comando di Claudio Marcello comprendesse due legioni di superstiti della battaglia. Ma ritengo che anche le cifre di Tito Livio sulle perdite romane siano esagerate, specialmente se prendiamo per buone le cifre di Cambridge sulla consistenza numerica degli eserciti.

 

Probabilmente i romani hanno perso al massimo un terzo del proprio esercito; un massacro di 45.000 persone (o addirittura 80.000!) con le armi e le tecnologie dell’epoca mi sembra estremamente improbabile. Se quindi i romani a Canne avevano 54.000 effettivi, possiamo stimare che le perdite subite a Canne ammontino a 18.000 uomini, e i superstiti siano 36.000. Comunque impressionanti considerata l’epoca, ma ben lontane dall’annientamento totale descritto dagli storici.
Le perdite cartaginesi ritengo invece siano leggermente sottostimate, perché credo che quando i legionari romani sono andati contro la fanteria leggera gallica e iberica posizionata al centro dello schieramento cartaginese, abbiano comunque fatto un bel po’ di vittime. Ipotizziamo che a Canne siano morti il 25% dei cartaginesi, avremmo 11.250 morti da parte cartaginese e 33.750 superstiti. Che a Canne i cartaginesi abbiano subito perdite più pesanti di quanto non si pensa di solito mi sembra probabile anche perché Tito Livio, parlando della battaglia di Zama, scrive che i veterani della campagna d’Italia fossero 15.000. È vero che tra Canne e Zama ci sono quattordici anni di distanza, e sicuramente le malattie e le diserzioni avevano decimato l’armata di Annibale, ma comunque Canne era stata l’ultima grande battaglia campale combattuta dagli uomini di Annibale. Negli anni successivi l’armata di Annibale non aveva combattuto altre battaglie che potessero giustificare simili perdite.

 

Quindi Canne risulta molto ridimensionata nella sua portata storica e strategica, e questo combacia con quello che è successo dopo. Se Annibale a Canne avesse veramente annientato l’intero esercito romano, non avrebbe perso tempo a marciare su Roma e a porre fine alla guerra. Invece cosa fece Annibale? Si fermò Capua, che si era ribellata al dominio romano assieme alle altre poleis della Magna Grecia recentemente assoggettate a Roma, senza cercare di infliggere a Roma il colpo di grazia. Annibale aspettò di ricevere rinforzi prima di infliggere a Roma l’assalto finale, rinforzi che però per varie ragioni non sarebbero mai arrivati.

 

Canne non è quindi la battaglia d’annientamento descritta dagli storici. Anzi, più che una vittoria decisiva, Canne ha tutte le caratteristiche di una vittoria pirrica. Possiamo anche dire, che Annibale a Canne ha vinto per un colpo di fortuna, perché se la sua cavalleria avesse tardato a chiudere l’accerchiamento, la fanteria leggera gallo-iberica che aveva posizionato al centro del suo schieramento sarebbe andata in rotta, e con loro l’intero esercito cartaginese sarebbe collassato. Non intendo dire che Annibale sia sopravvalutato come condottiero militare, il suo curriculum di vittorie contro i romani e il fatto che sia stato capace di prendere un rischio come quello di Canne lo dimostrano.
Ma ciò non toglie che, esattamente come Napoleone a Marengo, a Canne Annibale vinse per un colpo di fortuna.

 

Facendo un po’ di Storia coi se, se l’azzardo di Annibale non avesse funzionato e a Canne i romani avessero vinto, Cartagine si sarebbe arresa, la seconda guerra punica sarebbe finita con quattordici anni d’anticipo e gli Scipioni non sarebbero diventati i vincitori di Annibale, ma sarebbero rimasti una delle molte gentes patrizie di rango consolare, con conseguenze enormi sulla storia della Repubblica Romana.

 

 

 

 

 

Autore: Dario Carcano, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, è appassionato di storia e ucronie

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: Rome and the Mediterranean, 218–133 B.C. – The Cambridge Ancient History: Volume VIII

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