I grandi benefattori dell’Ottocento

L’Ottocento italiano fu ricco di innumerevoli seguaci del Vangelo che improntarono le loro vite all’insegna della carità verso poveri, orfani e vedove. Primo fra tutti i grandi benefattori del secolo è giusto ricordare Don Bosco.

Giovanni Melchiorre Bosco nacque nel 1815. Visse in una famiglia di ambiente rurale. La mamma, Margherita, lo preparò alla prima comunione, lo educò a fuggire i cattivi discorsi e ad accostarsi degnamenti ai sacramenti. Il ragazzo studiò per diventare prete nel seminario di Chieri e cominciò a maturare le sue scelte, tutte incentrate sull’educazione delle giovanissime generazioni e sull’attività pastorale a favore dei poveri e degli abbandonati.

Visse in un’epoca pre-industriale, quando le città cominciavano ad esercitare un fascino sui contadini che abbandonavano la campagna per provare ad inserirsi nel nuovo ambiente. L’integrazione non sempre riusciva e spesso, per vari tipi di irrequietezze, quei giovani finivano in galera. A contatto con loro, carcerati a Torino, assieme a quello coi ragazzi poveri e abbandonati che vagavano per le vie della capitale del Regno di Sardegna, Don Bosco decise di votarsi alla loro educazione: “Che i giovani non solo siano amati, ma che essi conoscano di essere amati… Che essendo amati in quelle cose che loro piacicono col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a vedere l’amore in quelle cose che naturalmente lor piacciono poco; quali sono la disciplina, lo studio, la mortificazione di se stessi e queste cose imparino a far con amore” (Scritti, 294).

Nel 1859 fondò la Società di San Francesco di Sales e nel 1872 le Figlie di Maria Ausiliatrice. Ai suoi più stretti collaboratori ripeteva: “Studia di fari amare prima di farti temere. La carità, la pazienza ti accompagnino costantemente nel comandare, nel correggere, e fa’ in modo che ognuno dai tuoi fatti e dalle tue parole conosca che tu cerchi il bene delle anime” (Scritti, 79).

Don Bosco però non fu solo in queste grandi opere di carità. Si ricordi per esempio Ferrante d’Apporti, il primo ad istituire gli asili infantili. Nacque a Cremona nel 1790 e divenne sacerdote, studiò teologia a Vienna, poi, tornato in Italia, fu colpito dallo stato di abbandono in cui versavano i bambini poveri, lontani da ogni tipo di educazione. Fu così che iniziò a dedicarsi all’insegnamento gratuito, mescolando gioco e disegno per eccitare la loro curiosità e far apprendere in maniera leggera i precetti della lingua, della storia, della matematica ai più piccini. Ottenne dal governo di poter aprire la prima scuola il 30 agosto del 1829. Dapprima vi parteciparono i fanciulli dei ceti più agiati, poi aprì l’insegnamento anche ai più poveri, in un’altra scuola che egli stesso pagò con un fondo annuo di tre lire austriache e col supporto dell’Istituto elemosiniere di Cremona. Nel mentre insegnava pure scienze teologiche nel seminario vescovile della città e dirigeva le regie scuole elementari maggiori.

Altro grande benefattore fu Padre Cesare Moretti che, superati gli anni della Rivoluzione Francese, quando, compassionevole delle grandi miserie di quei tempi, si dedicò ai poveri di Città di Castello raccogliendo elemosine e dispensandole in segreto ai bisognosi, istituì in quella città un ospedale per gli infermi orfani e proietti.

Un altro esempio di beneficenza fu il romano Carlo Torlonia, figlio del duca Giovanni Raimondo, che non prese mai i voti e si accontentò di essere Terziario francescano e di finanziare il Conservatorio Torlonia, dove poterono accedere agli studi le orfane e dove anziane senza mezzi di sussistenza potevano trovare ricovero.

A Venezia si distinse il sacerdote Pietro Ciliota che, acceso dall’amore per il prossimo, restò sempre umile e povero, destinando ogni suoi avere all’ospizio per ragazze abbandonate che egli stesso fondò nella parrocchia di Santo Stefano. Accolse cento fanciulle, togliendole dalla strada, dai pericoli, dall’ignoranza. Quando morì aveva solo i panni…

Non si dimentichi neppure il cardinale Fabrizio Sceberras Testaferrata. Nato a Valletta, sull’isola di Malta, il 20 aprile del 1758, studiò a Roma nel Collegio Clementino e divenne sacerdote. Il pontefice gli diede a reggere la provincia di Camerino, poi quella di Macerata, Ascoli, Fermo e Osimo, poi partì nunzio in Svizzera, sul finire del 1803. Si distinse in un incarico difficile in anni segnati da forti trambusti e, nel 1816, fu chiamato a Roma da Pio VII ad occupare il posto di segretario della sacra congregazione dei vescovi regolari. Durante il concistoro del 6 aprile del 1818 fu elevato a cardinale col titolo di Santa Pudenziana e vescovo di Senigaglia. E’ qui che si distinse in opere di soccorso agli oppressi, ai deboli, alle vedove, agli orfani. Lontano da ogni lusso, da ogni sfarzo, riordinò la sua diocesi e, vista vacillante la pubblica istruzione, riaprì il seminario, ne ampliò a proprie spese i locali, ingaggiò maestri e vi aprì una cattedra di fiscia. Riaprì pure il chiostro delle monache, dando alle suore quel luogo perché istruissero gratuitamente le ragazze della città. Fece riordinare l’orfanotrofio delle zitelle, l’ospedale degli infermi e delle esposte e, nel 1833, istituì anche un pio monte di pietà, dotandolo di 4.000 scudi per soccorrere ai bisogni dei poveri e toglierli dagli artigli dei usurai. Infine creò un orfanotrofio in cui fornire i bambini rimasti soli di educazione e preparazione lavorativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 

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Un pensiero su “I grandi benefattori dell’Ottocento

  • 1 Settembre 2021 in 21:49
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    La Chiesa come ‘centro di potere politico e religioso’ ha anche molte colpe, ma all’interno della chiesa, spesso combattuti dai perbenisti della stessa, ci sono stati molti uomini degni del nome, impegnati non solo spiritualmente ma anche per assistere chi aveva bisogno non solo materialmente ma pure culturalmente sia nei secoli scorsi che nei giorni nostri, ma purtroppo oggi è più facile ricordare gli errori dei ‘grandi’ che i molti meriti dei piccoli.

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