Le Catacombe di San Callisto

Come “Complesso Callistiano” si intende una vasta area compresta l’Appia Antica, la Via Ardeatina ed il Vicolo delle Sette Chiese in cui si possono contare quattro piani di gallerie con, forse, mezzo milione di tombe. Si tratta di un insieme di siti cimiteriali di cui  le Catacombe di San Callisto rappresentano quello più interessante.

Non a caso esse furono definite da San Giovanni XXIII le “più auguste e celebri di Roma”; parliamo infatti del sepolcreto dei papi del III secolo, il cimitero ufficiale della Chiesa.

Queste catacombe, come tutti gli altri grandi cimiteri dei primi cristiani, non furono scavate d’un sol getto, ma si realizzarono come fusione di tanti piccoli ipogei costruiti in tempi diversi.

Il loro primo nucleo ebbe origine in un’area cimiteriale all’aperto di proprietà dei Cecili, da cui proverrà la martire Santa Cecilia. Nel sottosuolo di quest’area, dopo la metà del II secolo, si estese un ipogeo, detto “Cripte di Lucina” dal nome della matrona che proprio qui diede sepoltura al papa martire San Cornelio. Accanto a quest’area ne sorse una seconda, con due ipogei, detta “Area Prima”, che nel III secolo ospitò la Cripta dei Papi, la Cripta di Santa Cecilia e i Cubicoli dei Sacramenti.

Il fulcro di questa regione è costituito dalla cripta che ospitò proprio le spoglie di Papa Cornelio. Vi è infatti conservata ancora l’iscrizione sulla quale si legge “CORNELIUS MARTYR / EP”, sebbene il corpo del papa fu traslato nel IX secolo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere.

All’inizio del III secolo, quest’area si era ampiamente sviluppata e la sua gestione fu affidata da Papa Zefirino al suo primo diacono, Callisto.

Questi aveva alle sue dipendenze la corporazione dei fossori, cioè gli addetti agli scavi, e si occupava di assicurare una tomba ai cristiani, soprattutto a quelli poveri o schiavi.

Quando morì Zeferino, Callisto fu eletto suo successore ed il suo pontificato durò cinque anni terminando quando il pontefice morì martire in Trastevere in seguito ad una sommossa.

Le catacombe dunque portano il suo nome sebbene qui non fu mai sepolto il suo corpo.

Dal III secolo sino al IX, le Catacombe di San Callisto furono il principale cimitero di Roma ma quando tutte le reliquie dei martiri e dei santi furono traslate nelle mura della città, iniziò per loro un periodo di abbandono.

Solo nel 1432 furono riscoperte. Lentamente pellegrini e francescani del vicino Convento di San Sebastiano presero ad esplorarne qualche galleria. Ormai la memoria del luogo si era completamente persa.

Nel 1475 se ne occuparono gli studiosi dell’Accademia Romana degli Antiquari, ma la vera esplorazione si ebbe solo nel Settecento con il Bosio il quale però non potè nè identificare le catacombe nè riconoscere le tombe dei martiri.

La vera e propria rinascita del sito si ebbe con Giovanni Battista de Rossi che, nell’Ottocento, esplorò, studiò e restaurò le catacombe scoprendo una ad una la tomba di San Cornelio e quelle dei martiri Calocero e Partenio, la Cripta dei Papi e quella di Santa Cecilia, la Cripta di Papa San Gaio e quella del papa martire Sant’Eusebio.

Tutto iniziò nel 1849 quando il de Rossi, ventisettenne romano appassionato archeologo, entrò in una vigna situata tra l’Appia e l’Ardeatina alla ricerca di antichità cristiane e posò il suo occhio su una lastra di marmo spezzata, quella del sepolcro di Papa Cornelio. Capì subito che sotto quella vigna poteva trovarsi il cimitero ufficiale della Chiesa di Roma del III secolo ma non ne aveva le prove. Bisognava acquistare il terreno ed avviare gli scavi. Si recò allora da Pio IX, gli illustrò il suo rinvenimento e lo informò dei suoi proposti e fu così che il pontefice acquistò la vigna e gli affidò i lavori di scavo. Ebbe così iniziò non solo l’identificazione topografica del sito ma anche la riscoperta di tutte le catacombe cristiane di Roma.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibiografia: L. Hertling, E. Kirschbaum, Le catacombe romane e i loro martiri

C. Pavia, Guida delle catacombe romane

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