Storia di Torre Annunziata
Alle falde del Vesuvio, tra Napoli e Salerno, sorge Torre Annunziata, scopriamone la storia.
La fondazione
La particolare posizione geografica, nell’area sud-est del golfo di Napoli, facevano di quel lembo di terra una tappa obbligatoria per chi si spostasse a Napoli, Salerno, Scafati e Stabia. Così, Guglielmo da Nocera, Matteo de Avitabulo, Puccio Franconi da Napoli e Andrea Petrucci da Scafati, chiesero quattro moggia di terra per costruirvi, a spese proprie, una cappella dedicata alla Vergine Annunziata ed un ricovero per i viandanti. La richiesta fu accolta da Carlo, Duca di Calabria, figlio di Roberto d’Angiò col diploma “Carolus Illustris” che porta la data del 19 settembre del 1319. Quella piccola chiesetta, circondata da un ristretto nucleo di abitazioni e da una torre fattavi costruire dai Conti Orsini di Nola per la difesa dai corsari, dette il nome al nuovo villaggio destinato a popolarsi nei secoli a venire.
La Madonna della Neve
Una leggenda narra che alcuni pescatori del posto videro un giorno galleggiare presso lo scoglio di Rovigliano una grande cassa. La raccolsero ed, apertala, in essa rinvennero una stupenda immagine della Vergine col Bambino, fatta di terracotta di tipo greco, a busto. Pescatori della vicina Stabia, presenti al ritrovamento, intendevano portarla nella loro città e solo un magistrato potè sciogliere la lite affidando la Vergine ai torresi. L’immagine fu quindi trasportata nell’antica chiesetta dell’Annunziata e qui le fu attribuito il titolo di “Santa Maria ad Nives” perchè il ritrovamento era avvenuto il 5 agosto, giorno in cui si ricorda il prodigio della neve caduta su Roma nell’anno 352 sul colle Esquilinio dove poi sarebbe sorta la Basilica di Santa Maria Maggiore.
L’immagine fu più tardi trasferita nella chiesa di Ave Gratia Plena, costruita dal Conte Nicola d’Alagno nel 1448 e dell’antica chiesa dell’Annunziata, col suo nugolo di casette e la sua torre, non rimasero più tracce.
Pirati e miracoli
Da allora la Madonna della Neve è legata a Torre Annunziata in ogni circostanza, soprattutto in quelle più dure come le drammatiche incursioni piratesche di Ariedeno Barbarossa nel 1534, di Dragut Rais nel 1549, di Pascià Mustafà nel 1558 e nella spedizione del Duca di Guisa del 1615. Ogni volta, gli aggressori, dopo aver messo a sacco tutte le città vicine, fallirono i piani d’assoggettamento di Torre Annunziata dopo fibrillanti giorni di preghiere in cui il popolo aveva implorato l’intervento della Vergine. Si racconta che durante la carestia del 1764, le continue preghiere dei torresi furono esaudite con l’approdo d’una misteriosa nave carica di grano sulla spiaggia cittadina. Nel 1777, cinque mesi di siccità, furono interrotti dalla pioggia durante una processione dell’Immagine santa. La Madonna della Neve fu invocata pure nelle gravi epidemie del 1817, del 1836 e del 1837, nonchè nelle frequenti eruzioni del Vesuvio. E’ questo il caso del miracolo del 22 ottobre del 1822 quando una processione fu segnata da un raggio di sole che squarciò le tenebre ed andò a posarsi sul volto della Vergine ferma al largo Santa Teresa, oggi Piazza Cesaro, placando la lava. Questo miracolo, ancora ripetutosi durante l’eruzione del 1944, è ricordato ogni anno con solenni celebrazioni.
Scavi archeologici
Tutta l’area venne seppellita sotto una coltre di cenere durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.. Scavi archeologici furono eseguiti nell’area solo nel 1831 dal generale Vito Nunziante che cercava acqua potabile. Furono invece trovate le antiche terme romane di Marco Crasso Frugi. Nel corso del Novecento sono venute alla luce due ville, la più nota è denominata Villa di Poppea Sabina, seconda moglie di Nerone, l’altra è la Villa di Lucio Crasso Tertius. Sono così emersi antichi ambienti, statue marmoree, decorazioni paretali e gioielli.
Murat
Dal 1810 al 1815, sotto il regno di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, Torre Annunziata divenne città rale con la fusione dei casali di Torre Annunziata e Terravecchia e l’acquisizione di un nuovo nome che omaggiava il sovrano francese: Gioacchinopoli. Il governo murattiano cadde così in fretta che nessuna traccia è rimasta di quel periodo ed in silenzio Torre Annunziata riacquisì il suo vero nome.
L’esplosione del 1946
Il 21 gennio del 1946, la guerra, benchè finita, uccise ancora a Torre Annunziata. Nel tardo pomeriggio la città fu sconvolta da una tremenda esplosione. Saltarono in aria 24 vagoni ferrovieri carichi di munizioni per gli Alleati. Il treno era in stazione dal giorno prima. La popolazione ignorava che trasportasse cassette di tritolo e bombe d’aeroplano. Due deflagrazioni nel giro di dieci minuti, rasero al suolo la stazione; una terza in serata, ancora più violenta, spazzò via le abitazioni del borgo marinaro. Una fiumana di gente corse come impazzita, incerta sul dove andare avendo come luce solo una pallida luna, dirigendosi verso le strade che conducevano a Trecase, Boscotrecase e Boscoreale, in cerca di un rifugio disperato. I morti furono cinquantaquattro. In migliaia si ritrovarono senza tetto. La città restò senza corrente elettrica. L’onda d’urto, oltre ad abbattere i caseggiati della zona portuale, frantumò i vetri e scardinò gli infissi in buona parte della città. Fu danneggiato anche il carcere, da cui evasero diversi detenuti. Andarono pure distrutti i magazzini generali dove si conservavano preziose scorte ed erano depositati seimila quintali di grano. Cosa accadde fu un mistero, non si capì quel che portò all’esplosione. Due finanzieri dichiararono di aver visto un razzo segnaletico nel cielo cadere su uno dei dei carri, la cui tela catramata avrebbe poi preso fuoco.
Autore articolo: Angelo D’Ambra
Fonte foto: dalla rete