Le ragioni della Triplice Alleanza

Dopo i trambusti risorgimentali culminati con la presa di Roma, la consacrazione definitiva dell’esistenza dell’Italia unita avvenne con l’adesione alla Triplice Alleanza.

I motivi che indussero l’Austria ad allacciare un’alleanza col Regno d’Italia, a pochi anni dalle guerre d’Indipendenza, furono esplicitati dal ministro agli esteri Kalnoky in una lettera al conte Paar, ambasciatore presso la Santa Sede, nel 1883: “L’Europa è minacciata da un doppio pericolo, determinato dalle forze distruttive della nostra epoca. L’uno di essi muove da Oriente, e consiste nel panslavismo, alleato della Chiesa ortodossa, e nelle sue tendenze sovvertitrici dello status quo in Oriente. L’altro, emana dalla Francia repubblicana, e dal socialismo, che ha impostato una lotta generale sul terreno dei principi. È su questo terreno che occorre combatterlo, opponendo la solidarietà dei principi monarchici alla solidarietà degli interessi repubblicani e rivoluzionari. Sono queste considerazioni che hanno determinato il nostro atteggiamento verso l’Italia. Noi deploriamo i mezzi detestabili con cui l’Italia si è costituita in unità. Non potremo mai approvare che la Casa di Savoia abbia teso la mano ai partiti rivoluzionari per superare senza scrupoli ogni limite di diritto e di morale pubblica. Tuttavia l’Italia esiste, è una realtà che il governo di Vienna non può né disfare né ignorare: e allora, che almeno il regno d’Italia serva da baluardo e da diga contro le aspirazioni sovversive. Non potevamo lasciar in Italia il principio monarchico abbandonato a sé, esposto all’assalto delle idee repubblicane. Non potrebbe essere indifferente all’Austria che una nazione così importante come l’Italia, sua confinante, s’impregni di principi repubblicani e socialisti anziché seguire il principio conservatore e monarchico. Tanto più che se la repubblica trionfasse a Roma, il papato per primo ne risentirebbe il terribile contraccolpo”.

Ciò che invece muoveva Bismarck era soprattutto l’intento di evitare che una nuova crisi tra Italia e Austria spingesse la Russia ad armarsi, rendendo così difficile la posizione della Germania stessa. Anche se l’Italia fosse stata una repubblica, vi si sarebbe comunque alleato per raffreddare gli attriti che si andavano levando tra Pietroburgo e Vienna.

Per l’Italia, aderire alla Triplice, fu un soprattutto una risposta all’espansionismo francese nell’Africa mediterranea. Legata a Parigi sino al 1870, non poté tollerare l’occupazione della Tunisia, considerata proprio obbiettivo coloniale. Voltò lo sguardo agli imperi centrali e da essi, nel momento in cui fu conclusa l’alleanza, ottenne pure un consolidamento della posizione internazionale del regno, un rafforzamento del suo prestigio.

Il papa ne fu terrorizzato. Leone XIII indirizzò fiere protese a Francesco Giuseppe, ma non ottenne nulla. Non soltanto la vecchia Austria degli Asburgo, ma anche la giovane Germania e la nuova Italia, erano bisognose di assicurarsi libertà, tranquillità, assestamento e sviluppo.

L’Italia dunque si liberò dalla soggezione della Francia, quando questa divenne repubblicana e anticlericale con Leon Gambetta e Jules Ferry, ancor più quando si pigliò Tunisi.

La Triplice, per oltre un trentennio, mantenne la pace e conservò l’ordine sociale nelle monarchie contraenti, poi emersero tutti i suoi limiti, l’incapacità di tutelare tutti i nostri interessi, non solo quelli tripolini.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: F. Chabod, Considerazioni sulla politica estera dell’Italia dal 1870 al 1915; G. Volpe, L’Italia nella Triplice Alleanza (1882-1915)

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