Luca Giordano e l’esaltazione della Spagna

Luca Giordano è forse il più grande pittore napoletano del Seicento.

Attivo a Napoli nella seconda metà del secolo, fu a Firenze ed a Roma, poi la fama delle sue opere raggiunse il re di Spagna Carlo II che chiamò Giordano a Madrid. In Spagna il pittore restò dieci anni, dal 1692 al 1702, lavorando come pittore di corte al Monastero dell’Escorial, al Palazzo Reale, al Palazzo di Aranjuez, a Toledo e nella Chiesa di San Antonio de los Alemanes a Madrid. Fu così amato dal sovrano che gli concesse il titolo di “Caballero”. Scrive in merito Bernardo De Domini, uno dei suoi biografi: “Avento per tanto ben conosciuto questo Sovrano il valore del Giordano, volle crearlo cavaliere della chiave d’oro, che egli stesso le diede, cingendole di sua mano la spada, nel mentre l’assistevano tutti i Grandi, che erano in Corte, i quali gareggiavano per onorarlo, giacchè la sua virtù, a ciò fare li sospingeva”. Il suo ruolo ebbe anche un evidente aspetto politico che ancora oggi traspare dai suoi lavori.

Parliamo, per esempio, di “Messina tornata alla Spagna” è un’opera incisa intorno al 1678 e conservata al Museo del Prado. E’ un ottimo esempio della pittura di Luca Giordano carica di ricchezza cromatica ed elementi decorativi, tipici della pittura barocca italiana della seconda metà del secolo. La scena è allegorica e mostra una donna incoronata e seduta su di un trono che poggia sulle quattro virtù cardinali, la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza e la Temperanza, che il pittore individua come pilastri del governo dell’Impero. A sinistra della ricca composizione, un’altra figura femminile personifica la Fortuna che impedisce ad un guerriero di salire sul trono. Il guerriero è un Gallo e simboleggia la sconfitta della Francia con la repressione della rivolta messinese.

Il ritratto equestre di Carlo II, destinato alla Sala degli Specchi del Palazzo reale di Madrid, è un’opera di spiccato ingegno politico oltre che artistico. Essa infatti richiama nelle forme il quadro di Tiziano “Carlo V a Muhlberg” e suggeriva la continuità dinastica che Carlo II incarnava sul trono di Spagna. Tuttavia l’opera andò distrutta a seguito dell’incendio del 1734 dell’Alcazar ed oggi possiamo solo apprezzare due schizzi conservati al Prado e considerati dei bozzetti preparatori per il dipinto. Numerosi critici hanno anche accostato l’opera al “Ritratto equestre di Filippo IV”, realizzato da Diego Velázquez, e conservato nella Sala dei Regni del Palazzo del Buen Retiro, perchè anche qui si nota sullo sfondo la sconfitta degli infedeli suggerita dal cavallo che schiaccia un uomo e la riproposizione del tema della missione della Spagna di difesa della fede.

“La presa di una piazza forte”, realizzata tra il 1697 ed il 1700, doveva decorare uno degli ambienti del lato ovest del Cason del Buen Retiro con scende della Guerra di Granada. Anche qui, alle spalle di un cavaliere non identificato e di scene violente e dinamiche di battaglia, torna il tema della sconfitta del turco. Ancora una volta la celebrazione della monarchia passa per l’esaltazione del suo ruolo in difesa della cristianità.

Il tema politico emerge anche nelle opere legate alla Battaglia di San Quintin che celebrano la grandezza della Spagna in Europa, la sconfitta della Francia, l’egemonia spagnola sul continente.
La terza di essa è dedicata alla cattura del Connestabile di Francia, il duca Anne de Montmorency, ferito e imprigionato da Filippo II. Luca Giordano, nel dipingere la scena che riflette il momento finale della battaglia, fa comparire anche Manuele Filiberto di Savoia, generale delle truppe spagnole. La raffigurazione, stavolta corale ma non allegorica, porta alla ribalta gli uomini che combatterono per la Spagna e che si donarono ad essa sino alla morte.

E’ proprio all’Escorial che Giordano realizza il suo più imponente ciclo di affreschi. Qui, nella Basilica del Monastero di San Lorenzo, una cupola è dedicata alla “Gloria della Monarchia Ispanica” e presenta un ritratto di Carlo II con Mariana di Neuburg e Mariana d’Austria. Altra evidentissima celebrazione del sovrano. All’Escorial compare anche Filippo II che discute con Juan Bautista de Toledo e Juan de Herrera sugli andamenti dei lavori di costruzione.

C’è pure spazio per un autoritratto collocato sotto la volta della scala del convento. Alla sinistra Luca Giordano dialoga con Antonio Palomino, altro pittore di corte di Carlo II con cui Luca Giordano pare avesse un ottimo rapporto professionale.

Chiudiamo l’articolo con una meravigliosa “Allegoria del Toson d’Oro” presente nella volta del Cason del Buen Retiro. Il compito di Luca Giordano era quello di decorare la volta della Sala degli Ambasciatori, una superficie di 12 metri di larghezza per 20 metri di lunghezza. Il suo progetto fu quello di esaltare la monarchia in un momento di forte cristi politica innescata in parte dalla questione della successione ed in parte dalle ribellioni. Era il 1697 e di lì a poco sarebbe morto Carlo II. L’arrivo di Filippo V avrebbe dato inizio alla Guerra di Successione e provocato il rientro a Napoli del pittore.

L’omaggio alla monarchia portò ad un risultato entusiasmante con l’esaltazione del Toson d’Oro. La fondazione dell’Ordine, creato dai Duchi di Borgogna e portato in Spagna dall’imperatore Carlo, si celebra in una sfera celeste coi segni dello zodiaco ed una moltitudine di figure allegoriche che alludono alla grandezza della Spagna. Il grande valore di quest’opera è forse l’unica ragione per cui l’edificio è stato conservato mentre i resti del complesso sono scomparsi con la costruzione del quartiere Jeronimos.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

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