Margherita d’Austria e Piacenza

Figlia illegittima di Carlo V, Margherita d’Austria fu una delle più importanti figure femminili dell’Europa del Seicento. La Madama d’Austria, come amava farsi chiamare, nacque nei Paesi Bassi, ad Oudenaarde, nel 1522, da Johanna van der Gheynst, figlia di un lavorante di arazzi. Riconosciuta praticamente subito dall’illustre padre, Margherita ebbe un’infanzia felice, vissuta negli agi di Bruxelles, sotto la supervisione di un’altra Margherita, sua zia, la figlia dell’Imperatore Massimiliano I e governatrice dei Paesi Bassi meridionali. Terminò però la sua formazione a Napoli, affidata a Francesca d’Entremont de Montbel, vedova del viceré Carlo di Lannoy.

Per volere paterno sposò il bruto Alessandro de’ Medici, duca di Firenze, nel 1536, restando subito vedova, a quindi anni, e fu senza indugio fatta risposare col tredicenne Ottavio Farnese, nella Cappella Sistina, in una cerimonia in cui nessuno sentì pronunciare il suo assenso. Passarono mesi e mesi, fino a due anni ed il matrimonio non fu consumato. Tra i due tutto cambiò solo quando Ottavio, con un discreto successo, iniziò a dedicarsi alle faccende militari affiancando Carlo V. Dal matrimonio nacquero Carlo, morto poco dopo, ed Alessandro, il futuro grande condottiero delle Fiandre.

Quando Pier Luigi Farnese fu ucciso dal popolo ribelle, Margherita non esitò a ribellarsi al padre appoggiando suo marito Ottavio in guerra per Parma e Piacenza ed alleato del re di Francia. Carlo V, infatti, affiancato a papa Giulio III negava la sovranità farnese su quei territori. L’Imperatore, pentitosi col sentendo la morte avvicinarsi, consegnò via via tutte le città al genero e raccomandò Margherita al fratellastro Filippo II di Spagna che completo una politica di riavvicinamento ai Farnese, concedendo anche Piacenza come feudo spagnolo, nominando Margherita nuova governatrice dei Paesi bassi e prendendo suo figlio Alessandro sotto la sua tutela.

Margherita si mise in viaggio per Bruxelles, dove si trovava Filippo II e lungo il tragitto per la prima volta mise piede a Piacenza. Era il 31 agosto 1557 e la città era festante. Da Porta San Lazzaro al Duomo e sino alla piazza maggiore, c’erano cinque archi di trionfo. Soggiornò qui per due anni poi partì per Gand, nelle Fiandre, dove ebbe modo di mostrandosi dialogante e conciliabile nell’arte del governo, esattamente l’opposto del Duca d’Alba che ne determinò il rimpatrio.

La città restò nel cuore della donna che al suo rientro in Italia, nel 1568, lasciò suo marito Ottavio a Parma e volle risiedere proprio a Piacenza. I Farnese costruirono così un ducato bicefalo dal punto di vista amministrativo e politico. Fu una scelta maturata anche per tenere un diretto controllo della nobiltà locale e prevenire sciagure come la congiura che aveva portato all’uccisione del primo duca. La corte quindi iniziò a risiedere in entrambe le città, sia a Parma che a Piacenza, che in tempi brevi dovette dotarsi di palazzi adeguati ad ospitare i duchi. Margherita infatti visse in un modesto appartamento nel Monastero di San Sisto poi volle erigere Palazzo Farnese, all’epoca noto non a caso come Palazzo Madama, segno distintivo della città anche oggi. Approvò i progetti dell’architetto Jacopo Barozzi detto Il Vignola, disponendo pure la realizzazione di un immenso cortile e di un teatro, e fece spianare la vecchia cittadella viscontea che aveva visto l’uccisione e defenestrazione del suocero. Probabilmente la celerità con cui si diedero le disposizioni per il Palazzo Farnese servì pure a trasmettere l’idea di una presa di possesso forte e autorità della città che si era macchiata del sangue di Pier Luigi Farnese. E’ lecito pure supporre che Ottavio destinò sua moglie a Piacenza ritenendola ben più accetta di lui ai piacentini, se non altro perché sorellastra di un sovrano potente come Filippo II.

Per Ottavio i piacentini continuavano ad essere “assassini” e per i piacentini il duca Ottavio era un despota proprio come il padre. Margherita, che per pochissimo tempo visse in città, poco poté cambiare queste opinioni ma amò e seppe farsi amare da Piacenza.

Fu nuovamente nei Paesi Bassi, fra il 1579 e il 1581, affiancando suo figlio Alessandro Farnese, su richiesta di Filippo II capacitatosi che il pugno di ferro del Duca d’Alba non poteva portare a nulla. Di ritorno nell’ottobre del 1583, volle ritirarsi in Abruzzo.

Si spense il 18 gennaio del 1586, ad Ortona, chiedendo d’essere sepolta nell’Ecclesia di Santo Sisto a Piacenza, ordinando la distribuzione di duemila scudi d’oro, mille come dote di cinque fanciulle povere, altri mille in elemosina ai luoghi pii e donando ancora alla Chiesa di San Sisto i suoi arazzi di Fiandra. I canonici ed i monaci si contesero il trasporto della salma giunta in città e scoppiarono dei tumulti: “li pretti del Domo e li frati di San Sisto, fra li quali vi era sei Abbati vestiti in pontificale, nel contendere di fare le cerimonie… si dettero delle torze e bastoni sul capo: et il popolo messe mano alle armi…”. Quando le acque si calmarono la città ricambiò con affetto tante elargizioni e celebrò per la duchessa defunta ben tre esequie, il 27 di febbraio, il 27 marzo ed il 30 aprile, tutte nella Cattedrale, con grande concorso di popolo, nobili e cavalieri.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: R. Lefevre, “Madama” Margarita d ‘Austria; C. Poggiali, Memorie storiche della città di Piacenza; B. Adorni, Le grandi fabbriche e la città: fortezze e palazzi di corte dei Farnese a Parma e a Piacenza

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