San Carlo Borromeo e gli Oblati di Sant’Ambrogio

Carlo Borromeo nacque ad Arona, nel Milanese, il 2 ottobre del 1530, figlio del conte Gilberto Borromeo, e di Margherita de’ Medici, la sorella di Giovanni Giacomo, Marchese di Marignano, e di Giovanni Angelo, futuro papa Pio IV. Sin da fanciullo si mostrò premuroso nella preghiera e ciò indusse il padre a fargli ricevere la tonsura quantunque fosse solo un bambino; all’età di dodici anni, poi, suo zio, il cardinale Giulio Cesare Borromeo, gli affidò l’Abbazia dei Santi Graziniano e Folino, presso Arona.

Nonostante la tenera età, Carlo si mostrò incredibilmente maturo e consapevole del proprio ruolo. Amministrò da sé l’abbazia, circondato da figure esperte, ottenendo da suo padre che le rendite non fossero confuse con quelle del suo casato, ma impegnate in opere pie.

Terminati i suoi studi a Milano, fu mandato a Pavia per studiar legge alla scuola del celebre Francesco Alciato, che egli stesso volle poi come cardinale. Carlo aveva appena sedici anni ed ottenne da suo zio Giovanni Angelo de’ Medici una seconda abbazia, l’Abbazia di San Silano di Romagnano. Era forse troppo per quell’adolescente ma più impegnativo ancora fu tornare a Milano perché, morto il padre nel 1558, potesse occuparsi della sua famiglia. Ritornò a Pavia l’anno dopo, dove si laureò in legge il 6 dicembre 1559. Poco dopo a Roma, suo zio Giovanni Angelo veniva eletto al soglio di Pietro col nome di Pio IV.

Lo zio papa lo volle a Roma e lo creò cardinale, gli conferì pure l’arcivescovato di Milano. Membro di una famiglia ricca e potente, Carlo era un ventiduenne in piena ascesa, eppure fu sempre ligio ai doveri, corretto nei costumi e assennato nella preghiera. Parve che, morto suo fratello Federico, potesse abbandonare il cappello cardinalizio per sposarsi, ma rifiutò i consigli di Pio IV e dei suoi familiari ed anzi prese gli ordini sacri divenendo sacerdote. Venne nominato governatore di Terracina e arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, ma ricevuto il sacerdozio non pensò ad altro che a promuovere la riforma dei costumi che l’avrebbe reso celebre.

Convinto che l’eresia di Lutero e Calvino potesse essere meglio combattuta con un rinnovamento della disciplina ecclesiastica, fece istanza al pontefice per ottenere la licenza di portarsi a Milano, ma non ottenne esito positivo. Solo alla morte dello zio poté mettere piede in città e qui, ottemperando ai suoi propositi, in breve tempo ristabilì la disciplina nel clero, negli ordini religiosi maschili e femminili, dedicandosi al rafforzamento della moralità dei sacerdoti e alla loro preparazione religiosa fondando, secondo le direttive del Concilio di Trento, il seminario maggiore di Milano, il seminario elvetico e altri seminari minori. In quest’opera riformatrice fondò la Congregazione degli Oblati di Sant’Ambrogio.

Era il 16 agosto del 1587 e Carlo Borromeo si fece affiancare da alcuni ecclesiastici che sapeva già inclini a certa disciplina. La nuova congregazione fu posta sotto la protezione della Vergine e di Sant’Ambrogio e fu approvata da papa Gregorio XIII che le concesse la Chiesa del Santo Sepolcro, risalente al 1171, e alcune rendite appartenute agli Umiliati, soppressi in ragione delle turbolenze di cui furono protagonisti. La Chiesa del Santo Sepolcro, affidata a Padre Gaspare Belinzago, profondamente impegnato in opere caritatevoli, fu il centro della congregazione.

Carlo Borromeo stabilì gli statuti; gli oblati non erano vincolati dal voto di povertà né erano tenuti alla vita comune; dispose che alcuni oblati fossero sempre presenti nella chiesa e che altri invece si ponessero al servizio della città e della diocesi. La congregazione fu divisa in sei adunanze, ciascuna con un superiore ed un direttore spirituale, e vi affiancò sia dei laici, impegnati nell’insegnare la dottrina, sia una Compagnia delle Dame dell’Oratorio alle quali prescrisse esercizi ed obblighi.

Lo zelo di Carlo Borromeo era instancabile e la congregazione fu uno strumento centrale per la sua iniziativa riformatrice.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. F. Fontana, Storia degli Ordini Monastici, Religiosi e Militari; P. Calliari, Oblati dei Santi Ambrogio e Carlo, in Dizionario degli istituti di perfezione; D. Zardin, Carlo Borromeo

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