Battaglia di Montejurra

Il resoconto che presentiamo è tratto da Cuartel Real e ripreso dal giornale La Frusta, n. 264 del 18 novembre 1873. Consigliamo al lettore di prendere visione dell’introduzione Cronache della terza guerra carlista estratte da “La Frusta”.

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Il giorno 7 Moriones tentò di forzare il passo per Estella, però fu vigorosamente respinto su tutta la linea che si estendeva da Monjardin sino a Dicastillo in una estensione di circa 8 chilometri.

Per forzare questo passo, pose in linea otto pezzi a cannone Krupp e 20 di montagna che mandarono sopra 500 palle, le quali fortunatamente produssero poco danno, giacché dopo nove ore di un fuoco orribile, avemmo a lamentare soltanto 120 perdite, essendo infinitamente maggiori le perdite del nemico, il quale doveva attaccare in grandi masse e allo scoperto posizioni eroicamente difese dai nostri battaglioni.

Le forze che Moriones portò al combattimento in questo giorno si fanno ascendere a 16 mila uomini che furono tenuti a freno da 8000 combattenti sotto gli ordini del generale Elio, e dei generali Ollo, Velasco e larramendi.

Sua Maestà accompagnato da tre o quattro aiutanti collocandosi in uno dei posti più avanzati, e dove la sua vita correva immane pericolo.

Dio moderi l’ardito valore del Re, la cui vita è tanto preziosa per la salute della nostra cara patria!

Quando cessò la intensità del fuoco, S. M. retrocesse sino ad Azqueta dove per ordine suo avevano preso posizione le Loro Altezze Reali con la forza che le accompagnava.

Ieri 8 continuò la lotta, benché con minor fierezza che il giorno 8, e senza che il nemico potesse avanzare d’un passo S. M. percorse, come il giorno innanzi, i posti avanzati, e a 12 passi dal luogo in cui si trovava, scoppiò una granata che fortunatamente non produsse alcuna disgrazia.

All’ora in cui scriviamo, si ode un nutrito fuoco di fucileria e di cannone…

Vittoria completa su tutta la linea. La Spagna sta in un’ora buona, e noi carlisti dobbiamo una volta di più benedire il Signore degli eserciti per la visibile protezione che dispensa alle nostre armi.

Il governo intruso di Madrid avea ordinato al generale Mariones di attaccare e prendere la città di Estella, oggi residenza del nostro augusto Monarca Don Carlo VII, e a questo scopo gli avea spedito tutte le forze di cui potea disporre imponendogli di non risparmiare sacrifici di nessun genere, né perdite, per grandi che fossero.

Or bene; nel momento in cui scriviamo queste linee, l’esercito republicano fugge disordinatamente in direzione di Los Arcos dopo essere stato sloggiato dalle sue forti posizioni che erano i paesi di Luquin, Barbarin ed Urbiola.

In questa ultima popolazione le nostre truppe si sono impadronite di una gran quantità di viveri, molte munizioni ed armi abbandonate dal nemico nella sua fuga vergognosa.

Non possiamo precisare il numero dei prigionieri, perché, siccome la linea di battaglia è molto estesa, sono stati fatti in differenti punti, e continuano ancora ad esser presi. In questa città ne sono arrivati due forti gruppi e se ne aspettano altri. Non è mestieri il dire che son trattati con la considerazione e l’umanità propria di cavalieri cristiani.

Le perdite del nemico, secondo tutti i ragguagli, sono numerosissime: non è possibile precisarne la cifra, perché continuano ancora ad essere inseguiti. Nel numero immediato pubblicheremo il rapporto dettagliato di questa battaglia, che renderà celebre il nome di Montjurra, e che è la più gloriosa e grande della presente campagna.

Riboccando il nostro cuore d’immenso giubilo, ci manca la calma necessaria per dilungarci in particolari, però non finiremo senza felicitare il nostro augusto e valoroso Monarca, cui abbiamo visto nei posti del pericolo, producendo con la sua presenza esplosioni di entusiasmo nel suo ammirabile esercito, il quale alle detonazioni del cannone nemico, rispondeva con entusiastici viva il Re! Felicitiamo anche l’illustre generale Elio che ha una volta di più giustificata l’alta reputazione che, come intelligente militare, gode in tutta l’Europa; e i generali Dorregaray, Ollo, marchese di Valdespina, Velasco, Larramendi, Argonz, Iturmendi e Mendiri, che tanto ammirabilmente hanno secondato i piani del generale in capo, e finalmente tutti i capi, ufficiali e soldati delle forze navarresi, alavesi, biscaine e castigliane, giacché tutti hanno gareggiato in erosimo, dimostrando col loro valore e risolutezza che l’esercito della legittimità nulla ha da invidiare a nessun altro esercito.

In questo momento S. M. va a visitare il campo, dopo di aver assistito al solenne Te Deum che si è cantato nella Chiesa di San Giovanni in ringraziamento all’Onnipotente per tanto segnalato trionfo.

Hanno fatto il loro ingresso in questa città in mezzo al più frenetico entusiasmo della popolazione i generali Elio e Velasco coi battaglioni biscaini di Durango, Guernica ed Arratia e quello dei Castigliani del Cid, che schierati nella piazza di S. Giovanni, hanno applaudito ripetutamente alla Religione, a S. M. e al generale Elio, defilando quindi innanzi alla residenza reale.

 

 

Fonte foto: dalla rete

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