Gli oracoli nella società greca

Nelle migrazioni dei greci verso il Sud Italia fu fondamentale il ruolo degli Oracoli. Nulla di importante veniva intrapreso dai greci senza consultarli. Il testo che segui è di Nicola Terzaghi, tratto da Miti e Leggende.

 

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Conoscere l’avvenire, sapere quel che agli uomini riservano gli dei, avere una guida da seguire in ogni atto della vita umana: ecco ciò che importava nell’antichità… Sorretti da una fece semplie e pura, semplice pur quando al religione si trasformò, ed all’antico cielo popolato di dei si sostiuirono altre religioni e si sovrappose l’idea di un fato immutabile e quella di una divinità unica, od almeno dominante sulle altre; sorretti da questa fede, gli antichi pensavano come non fosse possibile che gli dei negassero, a chi cercava di renderli buoni e propizi, il consiglio, il cenno che li incoraggiasse ad un’opera già iniziata o li distogliesse da un’altra cui volevano por mano.

Ed ecco che nelle città, presso gli eserciti, alle corti dei re, si trovavano sacerdoti, i quali, studiando il volo degli uccelli od esaminando le viscere degli animali sacrificati in onore di un dio, ne traevano pronostici, e dicevano in qual modo si dovessero regolare le imprese.

Fra i più celebri sacerdoti indovini si ricordano i nomi di Tiresia e di Calcante. Tiresia era un vecchio cieco, cui nulla nascondevano gli dei, e che, per mezzo dell’arte sua, poteva predire il futuro, o svelare quanto fosse ignoto il passato.

Tiresia aveva la sua dimora in Tebe, dove tutti lo tenevano in gran conto. A lui era ricorso Edipo per consocere chi fosse l’uccisore di Laio, allorchè la pestilenza devastava la città; a lui si rivolse Creonte, divenuto re, quando volle proibire che si onorasse di sepoltura il cadavere di Polinice, caduto per mano di Eteocle. Non creduto, talvolta, se i suoi vaticini e le sue sentenze contrastavano con ciò che desideravano coloro da cui era interrogato, si dimostrava però sempre col fatto come egli cogliesse nel vero, sicché tutti, pesto o tardi, sentivan qual fosse la potenza di lui, qual torto si facesse a non prestargli sempre fede ed obbedienza.

Non meno noto di lui fu Calcante, colui che accompagnò l’esercito greco nella spedizione contro Troia. Egli predisse che la guerra contro la città asiatica sarebbe durata dieci anni; egli ordinò ad Agamennone di sacrificare Ifigenia per placare l’ira di Diana.

Anche i Troiani avevano i loro indovini. Cassandra, figlia di Priamo, aveva ottenuto da Apollo il dono di predire il futuro: ma, disgraziatamente, il fato volle che a lei non si prestasse mai fede. Eleno, suo fratello, fatto prigioniero dai Greci, predisse loro che la città di Troia non sarebbe mai caduta senza l’aiuto di Filottete

Però, giacchè la divinazione veniva dagli dei, e soprattutto da Giove e da Apollo, era naturale che nei templi, e specialmente nei templi di questi due numi, si trovassero coloro che davano i responsi a chi li domandava. I responsi erano talvolta ambigui, sì che, disponendo in vario modo le parole, od attribuendo loro vari significati, si potevano ritenere come predette due cose diverse o magari opposte. Ma, ciò non osotante, i Greci ricorrevano volentieri e sempre agli dei, e facevano larghi doni ai templi ove essi potevano trovare soddisfazione alle loro domande. Ben presto questi santuari divennero ricchi e potenti…

Antichissimo, certo, era l’oracolo di Dodona. ivi trovavasi un sacro bosco di querce dedicato a Giove, abiato da colombe ritenute sacre pur esse. Dallo stormir delle frondi si redeva di rilevare il voler del nume; oppure questo veniva trascritto in parole, scritte da un sacerdote ciascusa sopra una foglia di quercia, e gettate al vento, perchè poi venissero ricomposte da chi voleva conoscere qualche parte del suo destino.

Celebre sopra tutti gli altri era il sntuario di Apollo a Delfi. Sorgeva sopra un monte roccioso, quasi nel centro della Grecia centrale: e nel mezzo del tempio era onorata una sacra antichissima pietra, che si diceva rappresentasse l’ombelico del mondo. Ivi una sacerdotessa, la Pizia, proprio nel luogo in cui si favoleggiava che Apollo bambino avesse saettato coi suoi dardi il serpente Pitone, partecipava il destino a quanti la interrogassero; ed ivi accorrevano popoli e privati per domandare al dio consigli ed aiuto.

Per avere il responso dell’oracolo occorreva prima aver rivolto preghiere al dio, ed avergli sacrifitaco qualche animale, quindi, indirizzata la domanda alla sacerdotessa Pizia, questa rispondeva come ispirata da Apollo medesimo.

In Italia fra gli oracoli più celebri era quello della Sibilla Cumana, non lontano da Napoli e presso il lago di Averno. Consisteva in un gratto scavata nella rupe, e vi conducevano molte vie chiuse da molte porte, dalle quali uscivano le voci della Sibilla medesima, la quale però non dava responsi, se prima chi li domandava non avesse rivolto numerose preci alla divinità. Dalla Sibilla di Cuma Enea seppe in qual modo poteva discendere al mondo dei morti.

Finalmente, fra i tanti oracoli antichi, van segnalati quelli a cui si rivolgevano gli ammalati, per invocare la guarigione o per sapere in che modo dovessero curarsi. Dio della medicina era Esculapio, ed il suo tempio più famoso era ad Epidauro, nel Peloponneso. Quivi gli ammalati venivan posti a dormire in luoghi a ciò adatti, e, durante il sonno, sognavano il dio che li guariva o che indicava loro il metodo di cura più opportuno.

 

 

 

Fonte foto: dalla rete

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