Vita in una città medioevale

Nel passo che vi proponiamo, tratto da La cultura delle città, Lewis Mumford ricostruisce alcuni aspetti della vita in una città medioevale.

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Ciò che dava alla primitiva città medievale una solida base igienica era il fatto di essere, nonsotante le mura che la circondavano, ancora parte dell’aperta campagna. Una buona parte della popolazione aveva giardini privati ed era dedita ad occupazioni rurali. Al tempo del raccolto, la popolazione della città sciamava in campagna; vicino alla città l’uccellatore e il cacciatore di lepri potevano inseguire la loro selvaggina; nei fiumi vicino alla città, la pesca era diligentemente praticata.

Questa forte influenza rurale si puà riscontrare negli antichi piani di città: le città medievali, poche escluse, erano più vicine a quel chen oi chiamiamo un villaggio o ad un piccolo borgo di campagna che ad una città moderna. Giardini e frutteti, talvolta campi e pascoli, eistevano all’interno della città e nel suburbio esterno, e i cittadini erano abituati alla vita all’aperto; essi avevano terreni da caccia e giochi di bocce, lanciavano la palla, giocavano al foot-ball, correvano a gara e tiravano con l’arco.

Mancavano, è vero, servizi igienici razionali, come fognature, condutture d’acqua potabile, bagni, ecc., ma questa mancanza era compensata dalal salubrità dell’ambiente ricco di vegetazione, di aria, di luce. C’erano stanze fumose da tollerare, ma c’era anche il profumo del giardino retrostante alla casa borghese, dove i fiori odorosi e le erbe aromatiche erano largamente coltivati. C’era nella strada l’odore dei fienili, ma c’era anche l’olezzo dei frutteti fioriti in primavera, o il profumo del fieno tagliato di fresco che si effonde sui campi di prima estate. Nella città medievale, ci si svegliava al canto del gallo, al pigolìo degli uccelli che nidificavano sotto le grondaie o al rintocco delle ore del monastero dei sobborghi, forse allo scampanìio del nuovo campanile. I lcanto saliva facilmente alle labbra, dal canto fermo dei monaci ai ritornelli del cantastorie sulla piazza del mercato, o dell’apprendista e della serva al lavoro. C’erano canti particolari ai vari mestieri, spesso composti sul ritmo dei colpi dello stesso artigiano.

Di notte, c’era un silenzio assoluto, salvo i movimenti degli animali e i tocchi delle ore dell’orologio della città. Un sonno profondo era possibile nella città medievale, indisturbato da suoni sia umani sia meccanici.

Se l’udito veniva solleticato, l’occhio godeva di ancora maggiori soddisfazioni. L’artigiano che era andato a passeggiare fra i campi e i boschi nei giorni festivi, tornava alle sue sculture in pietra o ai suoi intagli in legno con una ricca messe di impressioni da trasferire nel suo lavoro. Gli edifici, ben lungi dall’apparire cupi, erano chiari e puliti, come si vedono nelle miniature medievali; spesso erano imbiancati a calce in modo che i colori delle immagini a fresco, o dipinte su vetro, o scolpite in legno polìcromo, danzavano sulle pareti come ombre tremolatni di brocche di lilla sulle facciate degli edifici più riccamente ornati. Gli uomini comuni pensavano e sentivano per immagini; la disciplina estetica poteva mancar di un nome, ma i suoi frutti erano visibili ovunque. I fabbricanti di immagini scolpivano statue, dipingevano trittici, decoravano le pareti della cattedrale, il palazzo delle corporazioni, il municipio, la casa borghese; colore e linea erano dappertuto l’accompagnamento normale del lavoro pratico di ogni giorno. Nasceva uno stimolo visibo dalle mercanzie esposte sul mercato all’aperto: velluti e broccati, rame e splendente acciaio, pelle bulinata e vetro scintillante, anche tacendo dei cibi accomodati nelle ceste, a cielo aperto.

Benchè il regime dietetico fosse sovente scarso nel Medioevo, benchè i credenti spesso si imponessero mortificazioni con digiuni e penitenze, pure nemmeno i più ascetici potevano chiudere del tutto gli occhi di fronte alla bellezza: la città stessa era una onnipresente opera d’arte; ed i vestiti dei suoi cittadini nei giorni di festa rassomigliavano ad un giardino in fiore.

 

 

 

In copertina: Castello di Strongoli, fonte foto: dalla rete

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