Il clan della Rovere e Sisto IV

Di famiglia piuttosto modesta, francescano e generale del suo ordine nel 1464, poi cardinale di San Pietro in Vincoli nel 1467, il savonese Francesco della Rovere divenne papa a 57 anni, nel 1471, incoronato dal cardinale Rodrigo Borgia, un uomo che evidentemente trasse grande ispirazione dal suo pontificato…

Non poté che ringraziare chi l’aveva aiutato nella sua scalata al soglio di Pietro, ma i ringraziamenti da soli non bastano, occorrono ricompense e così Latino Orsini divenne suo camerlengo e fu nominato arcivescovo di Taranto e Francesco Gonzaga ricevette la commenda del monastero di Sant’Andrea, poi la diaconia di Sant’Agata de Goti e l’arcivescovato di Bologna.  Nella lunga lista delle gravose incombenze e degli impegni immediati venne poi subito la sua famiglia: Giuliano della Rovere, figlio di suo fratello Raffaele, e Pietro Riario, figlio di sua sorella Bianca, furon fatti cardinali già al primo concistoro.

Pietro Riario divenne pure vescovo di Treviso, arcivescovo di Firenze, vescovo di Spalato, Mende, Siviglia e Valenza. Morì presto, nel 1474, e lasciò una straordinaria eredità di mobili costosissimi, stoviglie d’oro e argento, gioielli e tessuti preziosi ammontante a 300.000 ducati.

Giuliano, fatto pure vescovo di Carpentras, Losanna, Avignone, Costanza, Savona, Viviers e Mende, divenne una sorta di principe, erudito e sfarzoso. Ne approfittò per aiutare i suoi fratelli: a Leonardo nella carica di prefetto di Roma, successe suo fratello Giovanni, fatto sposare con Giovanna, la figlia di Federico da Montefeltro, duca d’Urbino. Si dotò di un seguito di cento cavalieri, finanziò artisti e poeti, banchettò con aristocratici e banchieri e non passarono certo inosservati questi suoi modi, soprattutto quando compì ingressi trionfali a Bologna, Firenze e Milano come un antico imperatore vittorioso. Sarà il futuro Giulio II.

Pietro Riario e Giuliano furono solo i primi di una lunga serie di nipoti “premiati”. Di cardinali-nipoti Sisto IV ne creò altri tre: Cristoforo della Rovere e Raffaele Galeotto Riario, dei quali sua sorella Bianca è nonna, e poi Girolamo Basso, figlio di un’altra sorella, Luchina. Il papa non si fermò e l’anno dopo, il 10 febbraio del 1478, venne insignito della porpora cardinalizia anche Domenico della Rovere, altro nipote.

Il clan della Rovere era vasto e potente e se potente qualcuno non lo era, allora non tardava a divenirlo. I figli di Luchina, per esempio, erano sette, di cui sei maschi, cinque di essi furon fatti vescovi, tre di essi divennero cardinali, invece Antonio, che non seguì la carriera ecclesiastica, divenne Marchese di Cisterna, nel Lazio, sposò una nipote del re di Napoli e divenne conte di Sora e Arpino. Probabilmente fu però Girolamo Riario a fare la più bella scalata dal nulla, sebbene la sua vita fu poi piuttosto travagliata e conclusa con un assassinio. Fratello del cardinale Pietro, Girolamo Riario fu fatto conte di Bosco, poi di Imola, poi di Forlì e Capitano generale della Chiesa ed il papa-zio gli pagò 40.000 fiorini con cui poté sposare Caterina, figlia di Galeazzo Sforza, il duca di Milano.

In tutto si contano venticinque nipoti, otto cardinali, un numero incredibile di vescovi.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: Melozzo da Forlì, Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Prefetto della Biblioteca Vaticana. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: J. Heers, La vita quotidiana nella Roma pontificia ai tempi dei Borgia e dei Medici; A. L. Muratori, Annali d’Italia

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