La chiesa di San Fidenzio

La chiesa parrocchiale della frazione di Megliadino San Fidenzio nel comune di Borgo Veneto, ha una lunga storia. Infatti, sebbene la fabbrica attuale sia relativamente recente, costruita tra il 1888 ed il 1921, insiste su un sito già occupato in precedenza da almeno altri due luoghi di culto, la precedente parrocchiale, demolita nel 1888, il cui primo nucleo eretto per volontà del Vescovo di Padova Gauslino risale alla seconda metà del X secolo, a sua volta edificata su una preesistente cappella longobarda dedicata a San Tommaso.

L’esistenza della chiesetta longobarda è stata, involontariamente, accertata durante i lavori di demolizione e ricostruzione di fine ‘800/inizio ‘900. Infatti tra il 1904 ed il 1906, scavando in corrispondenza della Cappella della Madonna, odierno Altare di San Stefano, venne trovato un sarcofago in pietra tenera di Custoza risalente al VIII secolo riportante questa iscrizione: “INNDIHVXPIEGOIVHANNESDI.XIPRE INPRIVATO” che viene sciolta in “In Nomine Domini Iehus Xristi ego Iuhannes Di.Xi Presbiter In Privato”.

La chiesa di San Fidenzio è nota per ospitare nella sua cripta il sarcofago contenente il corpo del vescovo omonimo, e storicamente sono avvenute tre ricognizioni canoniche di questo, la prima nel 1449, la seconda nel 1595 e l’ultima nel 1979.

Durante la seconda ricognizione canonica del 14 ottobre del 1595 il vescovo Marco Correr prelevò dall’arca una tabella plumbea, piuttosto rovinata, riportante la seguente iscrizione: “HICREQVIESC / SCSFIDENSIVSEPIS / NOVENSE / ICΛ KIOY C”. Gli storici moderni sciolgono l’iscrizione in: “Hic requiescat / sanctus Fidentius episcopus / Novenses / icλesiae Kioυ confessor”. La tabella era pertinente al sarcofago originale ritrovato da Gauslino, sono visibili, anche se alterati, i fori dei chiodi per fissarla, e questo, insieme al fatto che viene datata agli inizi del VII secolo ed è di mediocre fattura (si suppone che l’artigiano che l’ha realizzata non fosse esperto e lavorò in fretta), viene portato a sostegno da quanti ritengo che Fidenzio sia un personaggio storicamente esistito.

La tabella sarebbe stata realizzata verso il 602, nell’imminenza del trasferimento del Vescovo di Padova a Malamocco. Nel trasferimento il vescovo avrebbe portato con se le reliquie della Chiesa di Padova, poi nascoste in luoghi sicuri lungo il percorso, e la tabella sarebbe servita in futuro per poter identificare con esattezza il corpo di Fidenzio qualora si fosse presentata l’occasione di farlo.

Pur ammettendo l’esistenza di un fondamento, sussiste qualche problema per ammettere la storicità di Fidenzio.

Gli scavi archeologici moderni indicano che le aree funerarie di Patavium sono state utilizzate senza interruzione per secoli e gli stessi ricercatori sono in difficoltà nello stabilire il momento del passaggio da sepolture pagane a cristiane.

Preso atto di questo, possiamo anche ammettere che ad inizio VII secolo i padovani abbiano sterrato quello che per tradizione ritenevano essere il corpo di Fidenzio, riponendolo poi in un arca identifica da apposita tabella e nascondendolo nella campagna di Polverara, ma, dato lo stato di “confusione” esistente all’epoca nelle aree di sepoltura, è probabile si tratti del corpo di una terza persona.

Non ha neppure aiutato la ricognizione del 1979, nel corso della quale venne prelevata un’olla di vetro, il cui contenuto fu successivamente analizzato nel 2002. Si trattava per lo più di materiale derivante dalla pulizia del sarcofago effettuata nella ricognizione del 1449, ma rivela pure che probabilmente avvenne una ricognizione tra il 1148 ed il 1165 di cui non è rimasta traccia negli archivi. Furono, infatti, rivenuti una moneta enriciana in lega d’argento, peso 0.40 g, e quattro sigilli in cattivo stato di conservazione. Nel sigillo conservato meglio si vede una figura araldica a forma di uccello con ali aperte e tre sigle “EVO”, “VOS” e “JOH”. La moneta viene datata tra il 1056 ed il 1125, mentre il sigillo potrebbe essere riferito a Giovanni Cacio, vescovo di Padova, dal 1148 al 1165 ed effettivamente venuto a Megliadino in visita pastorale.

 

Autore articolo: Enrico Pizzo

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: Braccesi & Veronese, Padova Romana; Bruno Cogo, Alla scoperta del Duomo di Este; Renato Galiazzo, San Fidenzio e la sua chiesa

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