La fine dell’adultero Galeotto Manfredi, signore di Faenza

Galeotto Manfredi sposò, nel 1481, Francesca Bentivoglio, figlia di Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna. Lorenzo de’ Medici patrocinava l’accordo matrimoniale allo scopo di assicurarsi Faenza contro le ambizioni di Girolamo Riario, signore di Imola.

Dopo il matrimonio, Galeotto decise comunque di non rompere i rapporti con il suo vero amore, Cassandra Pavoni.

Le due donne erano molto diverse, l’una, Francesca Bentivoglio, era erudita e nobile nel portamento, l’altra era soprannominata la Pavona per la ricchezza che ostentava nel vestire.

Giovanni Bentivoglio rimproverò Galeotto Manfredi per la sua scandalosa condotta ed altresì fece Lorenzo de’ Medici, ma non ottennero che i legami adulteri fossero troncati. Francesca Bentivoglio visse giorni tristi e angosciosi, rinchiusa nelle sue stanze, per la disonorevole condotta pubblica del marito.

Ad aumentare questo rancore fu anche fra Silvestro da Forli, un consigliere di Galeotto, astrologo e matematico, ma odiato dal popolo per la posizione che era arrivato ad occupare a corte. Fu proprio questo frate che profetizzò la morte del signore di Faenza annunciando che sarebbe giunta presto e per mano di un suo congiunto, suggerendo che questi potesse essere Ottaviano, figlio di Carlo Manfredi, fratello di Galeotto, già espulso dallo stato, col supporto di Giovanni Bentivoglio.

Francesca, che aveva udito le trame e le insinuazioni del frate, irruppe nella stanza con rimproveri severi contro fra Silvestro da Forli e suo marito che, rabbioso, la colpì più volte.

Giovanni Bentivoglio fu subito messo al corrente di quanto accaduto. I due si ritrovarono in segreto, di notte, fuori le mura di Faenza, ed insieme si recarono a Bologna. Solo quando Galeotto Manfredi si decise a licenziare il frate e a far partire la Pavona, la moglie si ricongiunse a lui. Probabilmente ciò avvenne per timore delle ripercussioni che il potente Bentivoglio avrebbe potuto scatenare contro di lui.

Tuttavia le cose tra i due coniugi non cambiarono affatto, anzi peggiorarono, allora, gelosa, tradita, orgogliosa e offesa nell’animo, Francesca Bentivoglio, dopo sette anni di matrimonio, col sostegno dei suoi fidi Mingazzo Vittori, Matteo Regnoli, Sebastiano della Cura e Rigo Bolognese, si decise ad ammazzare suo marito.

Era il 31 maggio 1488 e la donna si finse ammalata sollecitando il marito a farle visita. Galeotto accorse alle sue stanze trovando tutte le finestre chiuse. Fu spinto nel buio della camera e qui trafitto da un pugnale nel ventre mentre Vittori, Regnoli, della Cura e Bolognese lo tenevan fermo. A colpirlo mortalmente era stata proprio sua moglie, Francesca Bentivoglio.

Compiuta l’orrenda vendetta, la donna con suo figlio Astorre e i suoi complici, si rinchiuse nella rocca della città. La notizia dell’assassinio si diffuse rapidamente. Giovanni Bentivoglio e Bergamino, capitano sforzesco, da Forlì, accorsero con le loro truppe, appena udito l’accaduto. L’ambasciatore fiorentino Antonio Boscoli fece rapidamente giungere un esercito per frenare i bolognesi dall’intervenire occupando la città.

Il controllo di Faenza fu preso dai patrizi che acclamarono Astorre, figlio di Galeotto Manfredi, come loro nuovo signore. Sedici cittadini, otto di Faenza ed otto di Val Lamone, vennero incaricati della tutela del giovanetto ed il Bentivoglio accettò di rientrare a Bologna perché sua figlia Francesca fu lasciata libera di partire, accompagnata dalle sue damigelle.

A pagare tutto furono Mingazzo Vittori e Rigo Bolognese i cui corpi furono squartati e le cui teste furono conficcare su delle aste e tenute esposte sulla torre del comune.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 

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