La monetazione di Ragusa

Già territorio dell’Impero Bizantino, la città di Ragusa divenne possedimento veneziano dopo la Quarta Crociata. Recuperata la propria indipendenza con la Pace di Zara del 1358 la città scelse di porsi sotto la “protezione” del Regno d’Ungheria. All’indomani della disastrosa sconfitta magiara a Mohács, però, Ragusa passò dalla “protezione” ungherese a quella turca, che dopo il 1684 divenne un “condominio” austro-turco. Questa serie di cambi di dominazioni estere, governi indipendenti e protettori lasciò segni nella monetazione ragusea.

A fine XVIII secolo, infatti, a Ragusa sopravvivevano nominali di origine bizantina, Follari e Perperi, veneziana, Grossetti e Ducati, con contaminazioni austriache, i Talleri.

Un’idea più chiara la possiamo avere leggendo Andrea Metra. Nel suo “Mentore perfetto de negozianti”, Metra ci informa che ai suoi giorni, nel 1794, i cugini ragusei tenevano la loro contabilità o in valuta veneta, computando lo Zecchino a 22 Lire, o in Ducati da 3 e 1/3 Perperi.

Di seguito uno schema della monetazione ragusea.

La moneta più piccola, non più coniata a fine XVIII secolo, era il Follare in rame, altre monete erano i Soldi, sempre in rame, poi Grossetti, Perperi, Ducati, Talleri e Libertine.

I tassi di cambio tra queste monete erano:

 

5 Follari = 1 Soldo

6 Soldi = 1 Grossetto

12 Grossetti = 1 Perpero

3 e 1/3 Perperi = 1 Ducato

1 e 1/2 Ducati = 1 Tallero

1 e 1/3 Talleri = 1 Libertina

 

Per quanto riguarda il fino di queste monete è possibile calcolarlo basandosi sulla Terminazione del 24 maggio 1754 del Consiglio de Pregati.

Questa stabiliva che la pasta argentea da adoperarsi nella coniazione dei Grossetti doveva essere costituita da 4/10 di metallo vile e 6/10 di fino.

Il taglio invece doveva essere di “grossetti sexaginta unus pro singula oncia”.

Ricordando che 12 once costituiscono una libbra e che la libbra ragusea corrisponde a 377 g si ricava che il peso medio dei Grossetti doveva essere di 0,515 g con un fino pari a 0,309 g di argento.

Questa, per quanto è a mia conoscenza, è l’ultima disposizione del Governo Raguseo relativa al titolo delle proprie monete.

La Terminazione del Consiglio de Pregati del 24 maggio 1754 stabiliva anche il tasso di cambio delle monete ragusee con quelle veneziane.

Era deliberato infatti che lo Zecchino Veneto da 22 Lire doveva correre nella Repubblica di Ragusa per un controvalore di 182 Grossetti.

Utilizzando quest’ultimo valore è possibile calcolare il cambio “ufficiale” in Lire, Soldi e Denari di valuta veneta per le monete ragusee:

 

–:–:01 – Follare

–:–:05 – Soldo

–:02:05 – Grosseto

01:09:00 – Perpero

04:16:08 – Ducato

07:05:01 – Tallero

09:13:05 – Libertina

 

In quegli anni la Repubblica di Ragusa poteva contare su entrate medie per 252613 ducati, mentre le uscite erano pari a 226818 con un avanzo netto di 25795.

Particolarmente interessante il dettaglio delle uscite. Una delle voci è “Tributo alla Porta” che da solo ammontava a ben 25470 Ducati. A questi andavano aggiunti altri 15350 ducati per non meglio precisate “Spese straordinarie presso la Porta” e 4000 Ducati per “Messi ed interpreti ai Paşa di Bosnia”.

Ritengo che queste due voci rappresentassero una sorta di “contribuzioni extra”, da aggiungere al tributo annuo presso Costantinopoli, per evitare di essere molestati. Ne consegue che i piccoli cugini ragusei a fine XVIII secolo destinavano ai tributi per il mantenimento della propria “indipendenza” ben il 19,76% delle proprie uscite.

 

 

 

 

Autore articolo: Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: Andrea Metra, ” Mentore Perfetto de Negozianti “, 1794; Antonio Rossetti de Scander, ” Ragguaglio Universale dei pesi “, 1829; Paolo de Rešetar, ” La Zecca della Repubblica di Ragusa “, 189; Stefano Skurla, ” Ragusa cenni storici “, 1876

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