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Los Tercio en el Mediterráneo

Hugo Álvaro Cañete, Los Tercio en el Mediterráneo. Los sitios de Castelnuovo y Malta, Platea, Málaga 2015, p. 404, € 19

Il volume Los Tercio en el Mediterráneo. Los sitios de Castelnuovo y Malta dello storico spagnolo Hugo Álvaro Cañete, si concentra sui due assedi di Castelnuovo in Dalmazia (attuale Herceg Novi, Montenegro, 1539) e quello, ben più noto, dell’isola mediterranea (1565).

La prima parte del volume (p. 47-122) descrive le vicissitudini che portarono alla conquista (1538) e alla perdita (1539) della piazza di Castelnuovo, presa dal Tercio vecchio di Napoli durante la campagna della Lega Santa contro l’Impero ottomano, ma poi non convenientemente difesa dalle nazioni cattoliche. Il Tercio costituitosi a Castelnuovo (detto di Sarmiento, dal nome del comandante, o di Castelnuovo) combatté eroicamente nel giugno del 1539, pur non supportato da forze esterne ed i difensori, fermamente decisi a non arrendersi nonostante l’evidente sproporzione di forze (50.000 ottomani su 200 navi contro meno di quattromila difensori), preferirono morire anziché alzare bandiera bianca.

Lo scritto di Cañete, corredato anche da quattro tavole a colori, di cui una generale sulla situazione del Mediterraneo orientale e tre dedicate alla battaglia di navale di Prevesa, si sofferma inizialmente sugli aspetti diplomatici: la formazione della Lega Santa e la stipula del trattato di Nizza, firmato il 18 giugno 1538 tra Francia – che non aveva aderito alla Lega– Spagna e Stato della Chiesa, con cui ci si impegnava a non favorire un nemico dell’altro Stato (ma soli quattro anni dopo Francesco I di Francia si sarebbe perfidamente alleato con Solimano il Magnifico). Successivamente analizza gli aspetti militari: la battaglia di Prevesa, la conquista di Castelnuovo, la costituzione di un Tercio a cura di Francisco Sarmiento de Mendoza, che sarebbe perito nel corso della difesa, combattendo eroicamente e rifiutando di arrendersi alle preponderanti forze turche, comandate da Khayr al-Dīn Barbarossa.

La caduta di Castelnuovo è un episodio poco frequentato dalla storiografia, a differenza del ben più conosciuto assedio di Malta: per parlare di questo celeberrimo scontro militare, nella seconda, più corposa sezione del volume (p. 123-404) Cañete parte dalla riproposizione della Verdadera relacion de lo que en elaño 1565 ha sucedito en la isla de Malta, de antes que llegase la armada sobre de ella de Soliman Gran Turco (Barcelona, 1568) scritta da Francesco Balbi da Correggio (1505-1589), che alla non primaverile età di sessant’anni partecipò alla difesa di Malta contro la flotta inviata da Solimano II, combattendo sotto le insegne di Ottavio Gonzaga, e redasse un interessante diario, pubblicato originariamente in spagnolo. Cañete lo ripropone affiancandolo da un ampio commento e da ventitré dettagliate mappe a colori che illustrano la disposizione delle truppe durante l’assedio.

Nel suo diario, Balbi concentra la propria cronaca sugli elementi militari, evitando intenzionalmente gli aspetti diplomatici e politici dellacampagna. Gli atti di coraggio dei cavalieri e dei fanti cristiani sonomessi in risalto dall’autore e minuziosamente elencati; Balbi, come molti altri commentatori suoicontemporanei, ebbe piena coscienza dell’assedio come di un momento epocale, da equiparare alla vittoriadi Vienna del 1529. Colpisce come, quasi a mo’ di premonizione, Balbi abbia dedicato il suo libro a Don Giovanni d’Austria, il futuro comandante delle truppe cristiane nella battaglia di Lepanto (1571).L’uso di due caratteri diversi (“senza grazie” o “a bastoni” per il testo originale, di corpo inferiore e “con grazie” per il commento) permettere di distinguere immediatamente la narrazione di Balbi dalle annotazioni di Cañete; lo studioso spagnolo sottolinea l’importanza del soccorso ispanico al fine dell’esito positivo dell’assedio (il testo nasce appunto per analizzare l’attività dei Tercios spagnoli – e in particolare di quello napoletano – nel mar Mediterraneo): naturalmente, il soccorso delle truppe regie sarebbe stato inutile se i cavalieri non avessero eroicamente resistito per quattro mesi.

Autore: Gianandrea de Antonellis

Fonte foto: dalla rete

Gianandrea de Antonellis, saggista e docente universitario di lettertura italiana, ha curato, tra l’altro, la traduzione del quarto volume di Napoli spagnola di Francisco Elías de Tejada.

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