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Virgilio Mago

La leggenda che fa del poeta Virgilio, sepolto a Napoli, un mago e nume tutelare della città è analizzata da Pasquale Villari in “Antiche leggende che illustrano la Divina Commedia”.

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Fin dal XII secolo, alcuni dotti stranieri, che viaggiarono nell’Italia meridionale, raccontano d’avere ascoltato con maraviglia e senza incredulità i prodigi, che i Napoletani narravano di questo Virgilio mago, fra di loro celebratissimo. Il tedesco Kònrad von Querfurt vescovo e cancelliere dell’imperatore Enrico VI, in una sua lettera scritta nel 1194, racconta come Virgilio fosse tenuto autore di molti prodigi dai Napoletani, che lo riguardavano qual genio benefico alla loro città, di cui aveva costruito e reso inespugnabili le mura; secondo alcuni, anzi, egli era stato il fondatore della città, chiamata perciò da Corrado operosum opus Virgilii. Un altro antico relatore di queste favole, è l’inglese Gervasio di Tilbury, il quale ne’ suoi Olia imperialia, scritti circa il 1212 ascolta e racconta la stessa leggenda. E finalmente Alessandro Neckam o Nequam (1157-1214) di Hereford in Inghilterra, fa il medesimo racconto. Questi scrittori ne ascoltarono la narrazione, non solo dalla bocca del popolo, ma da persone culte e da prelati; essi medesimi vi prestaropo fede e credettero d’avere coi propri occhi sperimentato alcuni di questi prodigi. Corrado di Querfurt cita fra le altre l’autorità del Cardinal di Napoli, che gli dette i più minuti ragguagli, le prove più convincenti, e gli fece vedere un libro da lui gelosamente custodito , nel quale erano copiate molte magiche sentenze di Virgilio. A questi possiamo aggiungere alcuni altri stranieri, chene parlano meno distesamente. Il tedesco Wolfram von Eschembach, che nel suo Parzival (1205-1210), lavoro imitato dal francese, accenna alle meraviglie operate da Virgilio in Napoli. Giovanni di Salisbury, inglese che viaggiava nell’Italia meridionale l’anno 1155, ci parla nel suo Policraticus d’uno dei prodigiosi talismani di Virgilio, una mosca miracolosa di metallo, che il mago aveva messa sulla porta Capuana di Napoli, come vedremo più oltre. Questo Inglese è uno dei più antichi testimoni dei prodigi operati da Virgilio. Nella cronaca dell’abate Telesino, che finisce verso il 1136, v’è però un altro accenno lla leggenda, dicendoci esso, che le mura di Napoli erano inespugnabili, che Virgilio aveva ottenuto dall’imperatore Augusto il governo della città, dove avea composto il suo poema. Tutti questi autori, dunque, ci portano sino al principio del secolo X. La leggenda era già formata in Napoli, raccontata e creduta dal popolo e dalla gente colta. Virgilio era stato governatore della città, il genio benefico e protettore di essa, fondatore delle sue mura inespugnabili, e secondo altri fondatre della città stessa. In ogni modo questa leggenda è di origine napoletana, come tutti gli scrittori riconoscono; ma questa origine ha pur dato occasione a molto dispute perché ancora non si è potuto ritrovare la leggenda, nella sua forma primitiva. Forse la fede dei Napoletani in Virgilio era così universale, così cieca e superstiziosa, che il loro protettore non fu mai onsiderato come soggetto di poesia…
…Come Firenze era stata sotto la protezione del Dio Marte, cui era poi successo S. Giovanni, così ogni città italiana aveva al suo Dio o genio pagano spstituito un Santo cristiano. Ma Napoli si trovava d’avere un’protettore pagano, che l’antichità e i Cristiani tenevano in una uguale venerazione. Aiutate in questo modo da un doppio vantaggio, Virgilio divenne il costante e benefico protettore della repubblica napoletana, e la sua tomba ne fu come il palladio… Quando vennero i Longobardi e sorsero i Ducati di Benevento, di Capua, ec.; quando vennero i Saraceni a fare le loro terribili scorrerie; quando vennero i Normanni, procedendo di conquista in conquista, l’orgoglio di tutti questi popoli guerrieri e conquistatori fiaccò sotto le mura; della piccola repubblica di Napoli, che pei valore de’ suoi cittadini respingeva gli assalti, un dopo l’altro. Destavano questi fatti una singolare meraviglia ed ammirazione; onde il popolo diceva, e gli era creduto, che Virgilio aveva con arte magica costruito le sue mura, rendendole cosi inespuguabili. E nel furore della mischia, essi combattevano con fiducia, perchè l’ombra del benefico Virgilio accompagnava le loro bandiere. Ma Ruggiero Il conte di Sicilia e Duca di Puglia aveva ingrossato il suo esercito… Fu quindi inevitabile arrendersi… Che cosa era seguito di Virgilio Mago in tutto questo tempo? Che cosa disse di lui il popolo napoletano, che egli sembrava avere abbandonato? Racconta la leggenda, come al tempo di Ruggiero, circa il 1150 , venne in Napoli uno straniero, da alcuni detto inglese, da altri francese, e portava lettere del Re, che gli concedevano d’andare a cercare le ossa di Virgilio nella tomba, che il popolo sembrava avere dimenticata. Egli trovava la tomba sulla china del monte di Posilipo, e dentro v’era il corpo di Virgilio col capo poggiato sopra un libro di magia. Lo straniero voleva portar seco le ossa ed il libro; ma il popolo sollevato e diretto dal capitano dei militi, non permise che tanta sventura incontrasse a Napoli, e ripigliò le ossa, ponendole in Castell’Uovo, dove furono gelosamente custodite, come palladio della città: il libro però fu portato via… Così incomincia la nuova e più lunga serie delle sue opere maravigliose. Egli fonda i bagni di Pozzuoli, che guariscono da ogni malattia, in modo che i medici salernitani, ingelositi, cercano distruggerli o renderli inutili. Costruisce un macello, in cui la carne si mantien sempre fresca o ritorna in buono stato, se v’è portata, quando era già corrotta. Egli è l’autore della famosa Grotta di Pozzuoli; fa un giardino incantato con ogni sorta d’erbe medicinali e miracolose; pone sulla montagna di Somma, che è prossima al Vesuvio, una statua con una tromba, la quale fa deviare il vento, che, secondo la leggenda, era causa delle eruzioni. Pone sopra una porta della città una mosca metallica, che libera Napoli dalla piaga delle mosche, e sopra un’altra porta una sanguisuga metallica pure, che respinge dalla città ogni sorta di serpenti e sanguisughe. Forma un cavallo di bronzo, che guarisce ogni infermità nei cavalli. Dalle ossa di Virgilio, conservate in Castel dell’Uovo, dipende la salvezza di Napoli. Ogni volta, che erano esposte all’aria, la natura si conturbava tutta, ed il mare s’apriva, quod nos vidimus et probavimus, dice il tedesco Corrado, il quale parla ancora di una maravigliosa boccetta da Virgilio costruita, che conteneva l’immagine della città e ne era anch’essa il palladio. Così finalmente la superstiziosa leggenda è Compiuta, ed essa incomincia il suo viaggio per l’Italia e l’Europa, diversamente modificata, secondo il genio dei popoli che percorre, serbando però sempre in Napoli il suo primitivo carattere. Il più antico documento napoletano conosciuto finora, che ci parlasse di Virgilio Mago, era la Cronica di Napoli attribuita erroneamente a Giovanni Villani… Il dubbio era certo già cominciato, perché noi troviamo che il Petrarca condotto da re Roberto alla tomba di Virgilio, e interrogato della sua opinione intorno alla leggenda, appena si potè trattenere dal ridere. Tuttavia sino al secolo XVII vi sono scrittori napoletani, che parlano ancora sul serio delle magie di Virgilio. Le Croniche di Montevergine, infatti, sebbene scritte nel 1649 dall’Abate Giordano di quel monastero, le raccontano come cosa creduta e credibile. Celano nelle sue antichità di Napoli già le deride: ma pur dalla sua narrazione apparisce, che la leggenda era ancora assai diffusa. A poco a poco essa scomparisce affatto, e si direbbe che S. Gennaro piglia il posto di Virgilio, per restare il solo protettore di Napoli… Ed ora verrebbe una seconda parte nella storia di questa leggenda; ma noi possiamo appena fugacemente accennarla. Il nostro Virgiglio comincia nel principio del secolo xiii il suo viaggio per l’Europa… Lo troviamo a Roma, autore della Salvatio Romae, un tempio con tante statue, quante erano le province dell’impero: ogni statua aveva un campanello, che sonava, quando la provincia era in rivoluzione…. Una volta vediamo Virgilio innamorato d’una Romana, che fattelo entrare in una cesta per tirarlo nella sua camera, lo lascia sospeso ed esposto al ludibrio della moltitudine: il mago però si vendica contro la donna ingannatrice, che è costretta umiliarsi a lui. Altrove vediamo Virgilio viaggiare continuamente attraverso l’aria, in compagnia della figlia del Sultano di Babilonia, di cui s’è fortemente innamorato. Queste novelle sono tutte forse d’origine orientale; ma altre vengono d’altre regioni. E così si forma finalmente il romanzo francese dei Faicts merveilleux de Virgile… Ma in questo lungo viaggio il suo carattere s’è a poco a poco andato alterando. Non appena esce di Napoli, essa è subito più letteraria e meno popolare; i luoghi, i fatti, a cui si riferisce, hanno maggiore incertezza e mutabilità, mentre in Napoli tutto era preciso e determinato: la grotta di Pozzuoli, il Castello dell’Uovo, il Vesuvio hanno sempre una qualche memoria di Virgilio. Ed oltre a ciò, anche l’indole del personaggio s’è mutata. Virgiglio era a Napoli un genio benefico… Nel romanzo francese, nelle redazioni strainiere, incomincia, invece, la storia degli amori e degl’inganni: spiriti maligni vengono in suo aiuto; egli è alleato del diavolo, è parente di Fausto, è trascinato nella ridda infernale delle nordiche e fantastiche creazioni del medio evo. Egli non è più quello, non può la sua ombra più venire a consolare il soldato cristiano, che muore nell’agonia della fame, o nell’ardore della mischia, per difendere le patrie mura…

 

 

In copertina, Tomba di Virgilio, dipinto di Joseph Wright of Derby. Fonte foto: dalla rete

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