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Alessandro Farnese soccorre Parigi

Davanti ad una Francia divorata dalla guerra tra cattolici ed ugonotti, Filippo II, che aveva già inviato dei tercios al comando di Juan de Águila contro gli eretici nella Bretagna francese, ordinò al governatore e comandante in capo dell’esercito delle Fiandre, Alessandro Farnese, di soccorrere Parigi assediata e ridotta alla fame da Enrico di Navarra.

Il Duca di Parma, probabilmente il miglior generale del suo tempo, nonché nipote del re di Spagna, ricevette con grandi perplessità l’ordine di andare a Parigi, sapeva che spostare tercios in Francia avrebbe potuto rendere nulle le vittorie faticosamente ottenute nelle Fiandre, con grande dispendio di energie e sangue, però le sue osservazioni non servirono a nulla. Parigi, afflitta dalla fame, stava per cadere nelle mani delle truppe protestanti e Filippo II non voleva permetterlo. Ad Alessandro Farnese non restò che partire con due tercios.

All’inizio dell’agosto del 1590 attraversò il confine franco-fiammingo.

Quel contingente consisteva di 14.000 fanti, inclusi spagnoli, tedeschi, italiani, valloni e circa 3.000 cavalieri che si sarebbero andati ad unire a circa 10.000 soldati degli eserciti cattolici del Duca di Umena. Farnese marciò con estrema diffidenza perché non aveva alcuna fiducia nei suoi alleati francesi. Pensava di dover intervenire per rompere un assedio, inaspettatamente però Enrico di Navarra decise di lasciare Parigi e dirigere le sue truppe contro quelle del Farnese. L’esercito ugonotto consisteva in 20.000 fanti e 6.000 cavalieri che si accamparono a Celes.

In quella pianura Enrico di Navarra invitò il Duca di Parma allo scontro, ma Farnese replicò che sarebbe stato lui stesso a decidere quando dare battaglie. Per quattro giorni ci furono piccole schermaglie finché Alessandro Farnese non iniziò il dispiegamento dei suoi uomini. La sua intenzione era d’apparire determinato alla battaglia per poi ripiegare oltre la Senna, evitando di esporre il grosso dell’esercito agli attacchi di quello ugonotto, in modo da poter poi rientrare nelle Fiandre senza gravi perdite. Così si fece e mentre la prima linea delle truppe di Alessandro intratteneva il nemico, il corpo del suo esercito costruì un ponte di barche sulla Senna e lo attraversò. Quando Enrico s’accorse della manovra in atto era già tardi, decise di attaccare ciò che rimaneva dell’esercito spagnolo sulla riva del fiume, ma senza grandi successi perché il Farnese aveva, nei giorni precedenti, fatto erigere piccole fortificazioni per respingere ogni eventuale attacco.

Le truppe di Filippo II entrarono dunque a Parigi con i loro rifornimenti di viveri.

Enrico tentò invano di assalire la città a più riprese durante la notte, ma fu sempre respinto, fino a quando, accettato il rovescio, sciolse la maggior parte del suo esercito e si ritirò.

Alessandro Farnese, dopo pochi giorni si rimise in cammino per le Fiandre dove, come s’immaginava, era riesplosa la rivolta. Il Duca di Parma fu oggetto di violente critiche dei cattolici francesi, i quali l’avrebbero voluto a Parigi sino alla definitiva sconfitta degli ugonotti, e tentò di placarli lasciando in città una forte guarnigione spagnola. In realtà la marcia di rientro degli spagnoli non fu semplice. Farnese riuscì a dirigersi verso le Fiandre non prima di aver ricevuto però un colpo di moschetto nell’assedio di Caudebec, il 25 aprile 1592.

Il generale, al suo ritorno nei Paesi Bassi nel luglio di quell’anno, chiese a Filippo II di essere sciolto da ogni incarico per ragioni di salute. Il re ne fu contrariato ed anzi gli ordinò di prepararsi a ritornare in Francia. Il Duca di Parma eseguì pure stavolta l’ordine e si riportò ad ottobre con due tercios ad Arras, sul confine con la Francia, ma qui la malattia peggiorò sino a condurlo alla morte il 2 dicembre del 1592.

Di li a poco i suoi sospetti sul conto dei francesi si sarebbero rivelati giusti: la lega cattolica ricusò la candidatura dell’Infanta Isabel Clara Eugenia, figlia del re di Spagna e della sua terza moglie, Isabel de Valois, ed elesse proprio il nemico Enrico di Navarra come nuovo re di Francia dopo un’opportunistica conversione al cattolicesimo.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 

 


 

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