Crotone e le guerre del VI secolo a.C.

Dopo una coesistenza iniziale relativamente pacifica, tra le città magnogreche, verso la metà del VI secolo a.C., Crotone fu protagonista di una serie di guerre tese a sancire la sua supremazia nell’area ionica. Il primo conflitto si ebbe nel 525 a.C. quando i Crotoniati, sostenuti dagli alleati Metapontini e Sibariti, una vera e propria confederazione di città achee, si scagliarono contro Siri, colonia degli Ioni in Calabria. I Siriti, spaventati dalla minaccia incombente, aveva chiesto aiuto a Locri, Tempsa e Cleta, ma, anche col supporto di questi alleati, non riuscì ad aver ragione del nemico, più esperto, più agguerrito e più numeroso, e dal campo di battaglia i Crotoniati inseguirono i Siriti sino alla loro città ponendola al sacco.

Secondo Giustino, autore delle Epitome da Pompeo Trogo, questa guerra contro Siri ebbe un carattere etnico: l’intento del confederazione fu quello di espellere dalla Magna Grecia i non achei e, ridurli in schiavituù, e sancire una supremazia etnica prima ancora che commerciale. Un altro aspetto interessante del conflitto è che i Crotoniati a Siri uccisero anche un sacerdote d’Atena e cinquanta giovani che si erano rifugiati nel suo tempio; la città fu colpita da pestilenze che si attribuirono al misfatto ed a nulla valsero i riti purificatori perchè la riprovazione di Apollo pesò nella successiva disfatta di Locri.

Ad ogni modo, il bottino di guerra fu diviso tra Crotone, Metaponto e Sibari ma, durante la marcia di rientro dei Metapontini, accompagnati dai Crotoniati, i Sibariti aggredirono gli alleati depredandolo d’ogni ricchezza. Fu questa la causa della rottura dell’alleanza tra le città achee ed il motivo di una guerra che avrebbe portato alla scomparsa dell’antica Sibaris.

A Crotone i superstiti rientrati narrarono lo stupore ed il ribrezzo per l’atteggiamento tenuto dai vecchi alleati, prima però di ragionare sulla vendetta c’erano da punire le città che avevano prestato soccorso a Siri. Fu dunque intimata guerra ai Locresi, era il 560 a.C.. Locri, terrorizzata dalla inevitabile disfatta che si prospettava, che chiese aiuto agli Spartani. Sparta però era impegnata in altre guerre e non poté rispondere a quella richiesta se non donando delle statue dei Dioscuri. I Locresi allora si affidarono agli dei, rivolsero preghiere e sacrifici a Castore e Polluce; ulteriore incoraggiamento ricevettero da un’apparizione di Persefone che, come divinità poliade della città, li esortò a combattere. Anche a Crotone la religione non era elemento secondario e fu consultato l’Oracolo di Delfi che però preannunciò la sconfitta per volere divino. I Crotoniati non si tirarono indietro e, nel giorno dello scontro passato alla storia come battaglia della Sagra, nonostante contassero su dodicimila soldati contro i millecinquecento locresi, conobbero la sconfitta. Apparentemente trionfanti, videro comparire dal nulla, nel folto della mischia, due cavalieri in abito candidi in sella a cavalli bianchi: erano Castore e Polluce. Il coraggio ed il valore non mancarono, ma il sangue inondò il campo di battaglia. Apparvero pure l’aquila di Zeus ed Aiace tra le fila nemice: gli dei erano coi Locresi e nulla si poté contro la loro volontà.

Fallito il tentativo di punire Locri, i Crotoniati decaddero in uno stato di mollezza, malcostume e disinteresse per le cose militari. Incitati da un neoarrivato Pitagora a non avvilirsi per quanto accaduto a Locri, riuscirono a destarsi dalla demoralizzazione e puntarono a punire la città di Tempsa, altra colonia ionica.

Pitagora, che secondo la tradizione si presentò ai Crotoniati assumendo l’autorità e le prerogative di Apollo Pizio, riuscì ad affermare la sua dottrina ed a ristabilire gli equilibri interni nella città restaurando moralità diffusa, concordia tra i ceti e potere politico aristocratico.

Per ingraziarsi gli dei, le donne consegnarono i loro gioielli al tempio di Hera Licinia, ancora oggi visibile, ed i maschi impugnarono le armi. Sotto il condottiero Formione, essi andarono a comporre un esercito di cinquantamila soldati, tra fanteria e cavalleria. L’assedio di Tempsa durò quattro mesi poi la città cedette, fu saccheggiata e distrutta, con i suoi cittadini che furon fatti prigionieri e condotti a Crotone.

Dopo Tempsa la vendetta crotoniate si volse contro Cleta. Questa città era retta da un leggendario matriarcato militare e si voleva fondata da Cleta, la nutrice della regina amazzone Pentesilea, fuggita in Italia dopo la guerra di Troia. Formione, ferito nella precedente battaglia, ne ottenne la resa imponendo un pesante accordo che prevedeva la morte della loro regina e l’abbandono della città da parte di tutti gli abitanti. Cleta non fu però distrutta ed i cittadini poterono ritornarvi dopo aver giurato perenne fedeltà a Crotone.

In ultimo Crotone volse battaglia contro Sibari. Siro e Tempsa erano state distrutte, Cleta punita, Locri aveva vinto solo per volere degli dei e non per virtù. Ora toccava a Sibaris.

Dopo che trenta ambasciatori crotonesi inviati a Teli, signore sibarita, erano stati insultati, frustati ed uccisi nel Tempio di Hera, Crotone mobilitò i suoi soldati sotto la guida dell’eroe olimpionico Milone. Durante i preparativi dell’armata, sessanta ottimati di Sibari vennero espulsi da Teli e giunsero a Crotone chiedendo aiuto. Fu quella l’occasione giusta per proclamare guerra a Sibari, era il 510 a.C..

I Crotoniati radunarono centomila soldati, Sibari il triplo. Milone si mise in marcia. Era lui a dare coraggio ai suoi uomini, vestito com’era da Ercole, con la pelle di leone sulla spalla ed una mazza ferrata in mano, e cinto dalle corone olimpioniche. L’esercito si fermò sulle rive del fiume Trionto, scorse il nemico in più gran numero ma non si avvilì. Troppo grande era stata l’offesa ricevuta per desistere dalla vendetta.

I Sibariti attraversarono il fiume e diedero battaglia sicuri di avere i numeri dalla loro parte. I Crotoniati però mantennero le loro posizioni e piombarono sul nemico mettendolo in fuga. Il giorno dopo, all’alba, i Milone guidò l’attacco superando il fiume ed ancora una volta i Sibariti furono costretti alla fuga. Secondo la leggenda i Sibariti usarono per la battaglia dei cavalli ammaestrati a eseguire passi di danza negli spettacoli al suono dei flauti, così i Crotoniati durante lo scontro suonarono flauti disorientando i destrieri. Ad ogni modo, i Sibariti si rinchiusero nelle mura cittadine e subirono l’assedio che terminò con la città data alle fiamme.

Una questione centrale in questa guerra fu quella rappresentata dal volere di Hera. La dea, protrettrice d’entrambe le città, aveva maltollerato non solo il comune assalto a Siri, ma anche l’uccisione da parte sibarita degli ambasciatori di Crotone e, come se non bastasse, anche l’assassinio di Teli, a sconfitta evidente, che si era rifugiato nel suo tempio nel vano tentativo di cercare rifugio dai suoi concittadini. Queste empietà avrebbero sancito la collera divina e la fine di Sibari: dopo settanta giorni di saccheggi, il corso del fiume Crati venne deviato e tra i suoi flutti Sibari scomparve per sempre.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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2 pensieri riguardo “Crotone e le guerre del VI secolo a.C.

  • 24 Giugno 2018 in 10:09
    Permalink

    Sulla Battaglia della Sagra, si veda : Giulio Cesare Papandrea – I Bronzi di Riace – Franco Pancallo Editore

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  • 26 Giugno 2018 in 10:32
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    Interessanti i vostei articoli. Mi piacerebbe solo maggiore brevità e qualche cartina geografica. Comunque paricolarmente piacevoli e istruttivi per una piemontese come me. Grazie

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