Fra Giovanni del Sacramento ed i “bastardi” di Filippo IV

Filippo IV era insaziabilmente attratto dal sesso, così assuefatto ai suoi vizi da non fermarsi neppure davanti alle mura d’un convento. Lo scandalo accompagnò sempre la sua figura affiorando anche nelle poesie di Quevedo. Si racconta che proprio il suo fidato consigliare, il Conte Duca de Olivares, gli fornisse ripetute avventure anche quando la regina, Elisabetta di Borbone, era incinta.

Frutto di tanta lussuria fu un gran numero di figli illegittimi, pare tra i trenta ed i sessanta. Alcuni furono anche riconosciuti dal re; Padre Flórez, famoso storico del diciottesimo secolo, ne cita otto. Il primo di questi fu il frutto dell’amore che Filippo, ancora diciannovenne, visse con la figlia del Conte di Chirel.  Avvantaggiandosi della sua posizione, mandò il padre in Italia, e senza impedimenti visse la sua relazione con la giovane: nel 1626 nacque Francisco Fernando Isidro d’Austria, che morì ad otto anni e fu sepolto all’Escorial.

Altro figlio fu concepito dall’attrice María Inés Calderón, la Calderona, donna sposata e già con un amante “ufficiale”, il Duca di Medina de las Torres, genero del Conte Duca de Olivares. La Calderona visse simultaneamente queste sue storie fino a quando scelse di chiudersi nel convento di Alcarria di Valfermoso de las Monjas. A quanto pare, da questo rapporto il re ebbe due figli, Suor Luisa de Orozco Calderón ed il condottiero Giovanni d’Austria, restauratore dell’ordine a Napoli dopo la rivolta di Masaniello, governatore dei Paesi Bassi spagnoli e comandante dell’Armata delle Fiandre. Era forse lui il figlio che Filippo IV avrebbe voluto come erede, e non il povero Carlo II

Amanti del re furono anche le dame della regina. E’ il caso di Casilda Manrique de Luyando, responsabile del controllo del morale delle giovani donne e, paradossalmente, amante del re da cui ebbe suo figlio Carlos Fernando de Austria. Altra dama fu Constanza de Ribera y Orozco da cui ebbe Alonso Enríquez de Guzmán y de Orozco, futuro luminare di teologia e vescovo di Osma, di Plasencia e di Malaga. Quando il principe Baltasar Carlos, primo suo erede, morì, Filippo IV voleva riconoscere proprio lui che era davvero la sua immagine vivente, come si può vedere nel ritratto di Maino che lo raffigura vestito da domenicano, ma il ragazzo respinse la proposta del padre e preferì farsi frate.

Storia simile è quella di Alonso Antonio de San Martin, figlio avuto da Mariana Pérez de Cuevas, dama della regina, fatta sposare a Juan de San Martin, gentiluomo del re. Alonso Antonio de San Martin scelse la vita religiosa divenendo vescovo di Oviedo e Cuenca. Anche Ana Margarita d’Austria, nata nel 1641 da Maria de l’Escala, seguì la via religiosa e fu badessa del Real Monasterio de la Encarnación.

Strada diversa fu seguita dal figlio che Filippo IV ebbe con Maria de Uribeondo: Fernando Valdes fu Maestro di Campo Generale nel Regno di Napoli, Generale di artiglieria di Milano e Governatore della Navarra.

Altra figlio illegittimo di Filippo IV, fu Juan Cossío, avuto dalla relazione che il re intrattenne con Teresa Aldana, dama di corte. Nato a Ciudad Real nel 1640, Juan Cossío ereditò il suo cognome dall’uomo con cui crebbe a Liébana, un tale Francisco Cossío. Prese i voti alla giovane età di quindici anni e divenne Fra Giovanni del Sacramento dell’Ordine di Sant’Agostino.

Visse prima in Castiglia poi giunse nel Regno di Napoli restò fino al sopraggiungere della morte nel 1701. Qui eccelse come predicatore e teologo. Fu confessore dell’Arcivescovo di Brindisi e scrisse la “Vida del venerable Siervo de Dios Vicente de Paul”.

Fra Enrique Flórez, nelle sue “Memorie di reynas Catholicas…” edite a Madrid nel 1761, scrisse: “A vederlo in strada, alcuni solevano dire senza alcuna cautela: “Arriva il fratello del re (che era Carlo II), come mi ha riferito un religioso. L’interessato si serbò sotto l’abito cui il padre l’aveva lasciato senza mai rivendicare il blasone della sua nascita: ma quelli che lo conobbero, convenivano sul fatto che tutte le sue azioni erano di Sangue Reale”.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

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