I corsari tunisini assaltano l’Isola del Giglio

Lunedì 18 novembr 1799, su ordine del Bey di Tunisi, navi corsare si diressero verso l’Isola del Giglio. Circa duemila barbareschi sbarcarono presso la baia del Campese e mossero alla conquista del castello. Dopo una lunga lotta, i gigliesi li scacciarono. Traiamo il racconto dei fatti dalla Gazzetta Universale n. 113 del dicembre di quell’anno.

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All’alba del dì 18 di questo mese furono veduti presso l’Isola, bastimenti da guerra dalla parte del lazzereteco, che’ vennero ben presto riconosciuti per Barbareschi. Questi andarono rerra terra verso il Fenajo, ed arrivati a scoprire la Terre del Campese spedirono 9 Lance, e poi altre ancora sbarcarono della gente in terra, alla quale per la discrepanza delle forze la Torre non era in grado di far resistenza maggiore ebe di sparare di quando in quando delle cannonate a palla. Verso la sera i bastimenti si erano tanto avanzati che erano arrivati a tiro di fucile sotto la detta Torre. Intanto i Turchi discesi si dettero a rubare da per tutto, e a bruciare ciò che non potevano trasportare. Si sa nulladimeno, che al Campese da una cannonata tirata sopra di un mucchio di Turchi, ne restassero uccisi 5 fra i quali uno di comando, ma che questi furono portati via dai loro compagni. Intanto il Corpo della gente sbarcata fino della mattina alle Secche si mise in marcia verso il Paese in numero di circa 2 mila, e f ece capo a Sconeto, portando spiegate 5 bandiere rosse, ma una di esse metà verde, e metà rossa cupa. Quindi continuando la marcia, e giuti a un luogo detto Veracio smantellarono, e vi saccheggiarono qualche casa. Approssimandosi verso il Paese fu dato nella campana a martello. Le strida delle donne, e dei ragazzi furono allora grandissime, che sembrava l’estremo giorno di tutta quella gente, che non avevano uomini seco, perchè erano fuori alle loro faccende; ma a questo fracasso, e all’apparenza di qualche sinistro tornarono molti di essi, si armarono, e pieni di coraggio si posero in istato di difesa. Quando i Turchi furono sopra Santa Croce fu principiato dagl’Isolani a fare un fuoco sì vivo su di essi, che furono costretti a lasciare la strada, dividendosi in due partite, e così giunsero a porre l’assedio al Paese. Quantunque non tutti gl’Isolani potessero essere stati in tempo a porgere soccorso, nulla dimeno quelli che vi erano, inclusive i Preti, presero le armi, e distribuiti per tutte le mura aumentavano il loro fuoco, e il loro coraggio all’approssimarsi dei Turchi. Questo durò fino a sera del sudd. 18 Novembre in cui i Turchi abbandonarono l’impresa, e si ritirarono a bordo dei loro legni. Essi hanno lasciato 7 morti sul terreno, ed hanno portati via molti feriti, il numero dei quali deve essere stato grande, rilevandosi dal gran sangue di cui era bagnata tutta la srada di Scopeto, della Fontuccia, dle Gronco, e per le Vigne. E’ restato morto uno dei nostri, e 4 feriti. Oltre alle suddette 5 bandere, con le quali si posero in marcia, ne spiegarono poi altre dieci ancora, cinque delle quali le piantarono al termine del Terreno di Rovina sotto la Casamatta, 5 sotto l’orto del Capitano, 2 al Camposanto, e 3 sul poggio.
E’ restato prigioniero un Turco, il quale assiste che questa era una spedizione fatto apposta dal Bey di Tunis per prendere quest’Isola, onde gli abitanti stanno in gran timore che non ci tornino meglio preparati.
Son ostati presi ad essi 6 fucili, 4 cangiari, ed altre bazzecole, delle monete d’oro, e 2 anelli, la qual roba è stata tutta offerta a S. Massimiliano Protettore dell’Isola, il quale sta esposto ogni giorno. E’ stato trovato anche un sacco, entrovi delle scale di corta per una scalata, con dei grossi pernj, e altre cose bisognevoli per tale operazione. Le donne dopo aver messe in sicuro le piccole creature nella Fortezza si sono esse pure distinte con portare dei sassi per tirarli dalle mura sopra li nemici.

 

 

 

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