La battaglia del golfo di Napoli del 1284

Dopo la vittoria ottenuta da Ruggero di Lauria nel 1283 contro l’esercito del re Carlo d’Angiò il 3 maggio, nelle acque di Malta, gli aragonesi presero possesso di Gozo e Lipari, radunando poi le galee catalane e siciliane con l’ardito progetto di mettere in ginocchio politicamente ed economicamente il nemico con una serie di scorreria dalle coste calabresi sino a quelle napoletane.

Ruggero di Lauria si dedicò a saccheggiare piccoli insediamenti, a distruggere campi, orti, vigne ed a catturare le galee nemiche con azioni audaci. Simili notizie preoccupavano più il popolo che la corte e fu così che, quando le navi aragonese apparvero nel golfo di Napoli,  la gente accorse con terrore a guardarle dalle mura della capitale, per poi sollecitare insistentemente Carlo lo Zoppo, principe di Salerno e figlio di Carlo d’Angiò, ad uscire in mare per sfidarle.

Vedendo allestire trenta galee angioine, l’ammiraglio d’Aragona e di Sicilia ricorse ad uno stratagemma, fuggì per guadagnare il vantaggio del sole, lasciandoselo alle spalle, e, attirato il nemico in alto mare, attaccarlo di soppiatto.

Sperando che gli angioini cadessero in questo tranello e che si dessero ad un inseguimento disordinato, Ruggero di Lauria si orientò verso Castellamare di Stabia. Si ha notizia dell’equipaggio di una galea comandata da disertori Risso e Nizza che urlava ingiurie agli aragonesi: “Dove è l’eroe? Invano ti sforzi di fuggire, ma qui abbiamo qualcosa con cui assicurarti…”. E così dicendo mostravano funi e catene. Non avevano capito di stare per finire in una trappola

Improvvisamente le galere siciliane volsero la prua verso il nemico, formando rapidamente due file che poi si unirono a mezzaluna. Sulle navi angioine, nobili e cavalieri impettiti e vestiti in modo appariscente restarono esterrefatti. Ruggero si rivolse allora ai suoi uomini: “Guardateli: sono persone che non hanno mai visto armi né sanno cosa sia il mare”. L’equipaggio esultò con espressioni di battaglia: “Aragona e Sicilia! Firam, firam!”.

Dopo pochi minuti erano all’arrembaggio, aggrappati alle galee per le prue, impegnati in una lotta terribile e convulsa che aveva il suo centro nella galea Capua, dove andava il principe di Salerno. Lì era la nobiltà angioina, gli uomini di fiducia di Carlo Lo Zoppo, i cavalieri più valorosi. Si impegnarono a proteggere il principe, uno su tutti si distinse, il francese Reinaldo Galart.

Allora Ruggero, stanco di tanta accanita resistenza, ordinò di colpire la galea, l’unica rimasta e affondarla. Solo allora il principe e i suoi uomini, Jocobo de Brusson, Guglielmo Stendardo ed altri, sia italiani che provenzali, si dettero come prigionieri.

Restava aperto un contenzioso d’onore con Risso e Nizza e fu la galea catalana di Nadal Pansa a chiuderlo. Lanciatasi all’inseguimento dei disertori, fino a catturarli. I due furono condotti sull’isola di Capri e lì furono loro mozzate le teste.

All’onta della sconfitta s’aggiungeva la prigionia del figlio del re.

 

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *