La Battaglia di Toro

La crisi di successione prodotta dalla morte di Enrico IV di Castiglia accese il conflitto passato alla storia come Guerra de Sucesión Castellana, una guerra che avrebbe potuto cambiare i destini della penisola iberica e della Castiglia. Non bastò però la vittoria portoghese nella Battaglia di Toro

La Battaglia di Toro, combattuta il 2 marzo 1476 tra Alfonso V del Portogallo e Ferdinando d’Aragona fu un momento decisivo nella storia del Portogallo.

Afonso V, detto l’Africano, difese i diritti di sua nipote, Giovanna di Trastamara, detta la Beltraneja, al trono castigliano, che era ambito da Isabella, sorella del defunto re Enrico IV, quindi zia paterna di Giovanna.

Si diceva che la madre di Giovanna, Giovanna di d’Aviz, regina di Castiglia, a sua volta sorella di Afonso V, avesse concepito la figlia con Beltrán de La Cueva e non con suo marito. Secondo questa tesi, la Beltraneja, non sarebbe stata figlia del re e non poteva quindi godere di legittime pretese al trono. Afonso V, invece, fautore della legittimità della successione al trono di sua nipote Giovanna, intendeva sposarla ed unire quindi, sul suo capo, le due corone di Portogallo e Castiglia.

Le truppe portoghesi mossero dalla città di Toro, sulla sponda nord del fiume Douro, invadendo la Castiglia ed assediando la città di Zamora, dove era parte delle truppe di Ferdinando d’Aragona. Tuttavia, l’assedio non diede i risultati sperati perchè il rigore di quell’inverno costrinse il re portoghese a tornare a Toro. Con il ritiro dei nemici, Ferdinando d’Aragona uscì da Zamora e raggiunse Afonso V a Toro.

In battaglia, le truppe portoghesi, anche se rinforzate dagli uomini forniti dall’Arcivescovo di Toledo, dal Conte di Monsanto, dal Duca di Guimarães e dal Conte di Vila Real, erano in inferiorità numerica rispetto alle truppe castigliane, guidate da García Álvarez de Toledo y Carrillo, I Duca d’Alba. Il combattimento durò tre ore ed in un primo momento i portoghesi finirono disordinatamente in fuga, quando però sembrava scontata la vittoria castigliana, essi, comandati dal figlio del re, il principe Giovanni d’Aviz, detto Condestável de Portugal, si riorganizzarono e contrattaccarono, infliggendo gravi danni al nemico.

La vittoria era stata ottenuta, i castigliani si ritirarono per proteggere Zamora, tuttavia, Afonso V era lungi dall’ottenere il successo sperato. Da quel 1 marzo del 1476 sino al giugno dello stesso anno, i portoghesi restarono in Castiglia portando avanti piccoli assedi e saccheggi (persino tentarono la cattura di Ferdinando il Cattolico, durante l’assedio di Cantalapiedra, e della regina Isabella), ma si videro lentamente isolare dalle numerose defezioni militari e diplomatiche. Le truppe lusitane riuscirono pure a respingere l’invasione del Portogallo tentata dai castigliani, ma i più grandi successi li ottennero certamente in mare neutralizzando le spedizioni nemiche su Ceuta e le Canarie. Però ora la Francia, prima antisabellina, proclamava la tregua ed una politica di indulti conquistò l’aristocrazia iberica ai Re Cattolici. Quando poi il nunzio apostolico annunciò che Papa Sisto IV aveva rettificato e annullato la dispensa precedentemente accordata ad Alfonso V per sposare sua nipote Giovanna, i portoghesi abbandonarono il conflitto e furono costretti a ratificare la Pace di Alcáçovas del 4 settembre 1479 con cui si riconobbe regina Isabella di Castiglia mentre il Portogallo ottenne una compensazione di 106 676 dobloni d’oro ed il controllo esclusivo di tutto l’Atlantico a sud delle Isole Canarie.

Fu in questa battaglia che apparve un eroe portoghese, spesso dimenticato, Duarte de Almeida, sottotenente di Alfonso V. A lui era affidata la bandiera delle truppe portoghesi e si racconta che, nel bel mezzo della lotta, dopo che lo stendardo era caduto, lo risollevò e lo difese con estremo valore. Un cavaliere castigliano gli tagliò la mano destra, ma indifferente al dolore, Duarte de Almeida, prese di nuovo lo stendardo con la sinistra e pure quella gli fu recisa. Senza mani, ma ancora ostinato a difendere lo stendardo, Duarte de Almeida lo brandì coi denti fino a quando, circondato dai castigliani, cadde. Nel frattempo uno spagnolo afferrò la bandiera per qualche istante, ma lo scudiero Gonçalo Pires riuscì a strapparla al nemico, in un atto di eroismo ammirato dalle truppe rivali. Duarte de Almeida, da allora detto O Decepado, visse nel rispetto e l’ammirazione di tutti, soprattutto dei Re Cattolici.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina: La Battaglia di Toro, di Francisco de Paula van Halen. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: J. H. Saraiva, Storia del Portogallo; J. M, Anderson, The history of Portugal

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