La Villa dei Misteri di Pompei

Secondo la tradizione mitologica, Pompei fu fondata da Ercole che l’avrebbe chiamata così, di ritorno dalla Spagna, dopo avere fatto sfilare i buoi sottratti a Gerone in una “pompa” trionfale. La documentazione archeologica e le fonti letterarie ci dicono, invece, che Pompei fu città osca, in origine, poi greca, etrusca e sannita. Questi avvicendamenti erano dovuti alla particolare posizione topografica del sito. Una posizione che rese l’insediamento ambito da tutti perchè posto a lato del fiume Sarno, all’epoca navigabile, e al centro di importanti arterie stradali.

Pompei era non solo un grande porto per lo smercio di mercanzie d’ogni provenienza, ma anche un rigoglioso centro produttivo di vino, olio, lana e grano. Strabone cita l’olio, il “grano bellissimo” ed i vini Falerno, Statano, Caleno, “i migliori vini”. Plinio il Vecchio, che morì durante la celebre eruzione, ealtò le prelibatezze culinarie della città, in particolare il “garum”, la salsa di pesce.

Assediata da Silla nell’89 a.C., Pompei divenne colonia romana ed acquisì l’aspetto di un tipico centro urbano romano, con grandi strutture pubbliche, botteghe, centinaia d’abitazioni, in una espansione continua. L’eruzione seppellì fasti, ricchezze e architetture e per un ritorno alla luce di tutto si dovette attendere il 1748. Ciò che è fino ad oggi emerso è un tesoro unico ed inestimabile.

Migliaia di turisti accorrono all’anfiteatro, alla casa dei Vetii, alla domus gladiatoria, all’orto dei fuggiaschi coi suoi straordinari calchi di gesso di chi perì nel disastro. Uno dei tesori posti fuori dalla cinta muraria è sicuramente la Villa dei Misteri. Parliamo dell’esempio tipico di una casa padronale lussuosa con annezza azienda agricola. Essa sorge lungo la strada che collegava Pompei ad Ercolano ed occupa un pendio collinare non distante dal mare. Il suo nome deriva dal soggetto pittorico del Triclinio che raffigura il rito di iniziazione al culto di Dioniso. Il rinvenimento di un anello sembra suggerire che il proprietario appartenesse alla famiglia degli Istacidii.

La Villa dei Misteri si apre verso il turista con un terrazzo scoperto. Ha tutta la parte rivolta verso il mare su un terrapieno artificiale, sotto cui si svolge il cryptoportico adibito a cabina. La villà è parte integrante del paesaggio che la circonda, anzi vi è continuità tra casa e natura, ottenuta con portici e giardini pensili che la circondano.

E’ articolata intorno all’atrio che comprende cubicolo, oeci, tablino ed esdra finestrata semicircolare, nonchè una zona di servizio intorno al peristilio che comprende un atrio tetrastilo con bagno. L’impianto originario risale al II secolo a.C. ed in seguito è stato ampliato e trasformato col comparire di una parte rustica, destinata alla produzione agricola, accanto a quella signorile. Questo settore residenziale, riservato al proprietario ed ai suoi familiari, è articolato in una serie di ambienti finemente decorati, disposti attorno all’atrio ed al peristilio. Era pure fornito di un’area termale. La parte rustica, invece, oltre alle stanze della servitù, presenta ambienti destinati alla produzione del vino, con una stanza del torchio (torcularia) e un’altra con gigantestchi contenitori di terracotta incassonati nel terreno.

Rinvenimenti come questi hanno permesso all’archeologo tedesco August Mau di distinguere le pitture paretali pompeiani in quattro stili. Lo stile detto a “incrostazione” o strutturale”, collocabile tra il III ed il I secolo a.C., che tende a riprodurre la parete in blocchi squadrati con rivestimenti in marmo e la decorazione divisa in una zona inferiore a tinta unita e la parte principale decorata a riquadri; lo stile “architettonico”, che si sviluppò tra l’80 a.C. e la fine del I secolo a.C., con uan suddivisione architettonica delle areti con all’interno dei riquadri figure di animali, uomini e oggetti vari, quasi a grandezza naturale; lo stile “ornamentale”, che si sviluppò tra la fine del I secolo .a C. e la metà del I secolo d. C., con l’introduzione di colonne e pilastri tra le decorazioni a delimitare lo spazio centrale dei riquari, solitamente con soggetti mitologici e elementi egittizzanti; lo stile “fantastico”, diffuso tra il 45 ed il 79 d.C., con architetture che mescolano gli stili precedenti ma con un ridimensionamento delle pitture centrali.

Le ricche decorazioni della Villa dei Misteri appartengono al secondo ed al terzo stile e mostrano le Nozze di Dioniso e Arianna e, in particolare nella Sala del Gran Dipinto, un ciclo di affreschi giganteschi (megalographia) che sono momenti successivi di una sola cerimonia: un fanciullio legge il rituale sotto la guida di una matrona seduta, una donna segue attentamente ed una giovinetta, con un vassoio con offerte, si dirige a destra; un gruppo di donne attende ad un sacrificio; un vecchio Sileno canta e suona mentre una giovinetta offre il proprio seno ad una capra; una donna terrorizzata alla visione sacra retrocede; un vecchio Sileno offre da bere ad un satiro mentre un altro giovanetto gli solleva sulla testa una maschera teatrale.

 

 

Autore articolo e foto: Angelo D’Ambra

 

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