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L’assedio aragonese di Portovenere

Sul finire del Quattrocento Portovenere fu protagonista di un intenso assedio da parte degli aragonesi di Napoli.

Nel 1494 Ludovico Sforza indusse Carlo VIII a scendere con le sue armate nella Penisola sino a Napoli. Alfonso d’Aragona, per togliere ai francesi l’appoggio di Genova, controllata da Milano tramite gli Adorni, inviò nelle acque liguri una flotta comandata da suo zio Federico. Su di essa finirono pure gli oppositori degli Adorni, ovvero il Cardinale Paolo Fregoso, ex doge fuggito da Genova dopo una rivolta cittadina cui fece seguito una dedizione della città agli Sforza, e gli esuli Obietto Fiesco e Luigi Rapollo.

L’idea di Alfonso d’Aragona era quella di rompere gli equilibri politici della Riviera di Levante contando sull’appoggio degli esuli genovesi. Costoro furono inviati a Porto Venere per indurre la città alla resa. Si tentò quindi di portare la cittadinanza alla ribellione, ma il capitano Giacomo Balbo, che capeggiava una guarnigione di 400 armigeri, rifiutò ogni proposta.

Davanti a quel rifiuto così netto, gli aragonesi dettero il via alle operazioni di sbarco, poi la flotta napoletana, forte di trentacinque galee, quattordici navi e numerosi legni minori, avviò il cannoneggiamento di Porto Venere.

Le difese cittadine, nonostante l’accanito assalto, ressero bene. Le donne presero parte al combattimento aiutando i terrazzani a scagliare e far rotolare pietre sugli assalitori. In mare i napoletani provarono ad occupare degli scogli prossimi alla riva ma gli abitanti di Porto Venere avevano, con grande premura, spalmato di sego quelle rocce rendendo impossibile restarvi in equilibrio. I nemici cascavano in acqua accompagnati dalle risa degli assediati. L’eroismo degli abitanti di Porto Venere fu valoroso e nella notte, dopo sette ore d’assedio, gli aragonesi si ritirarono. La flotta di Federico si allontanò e si portò in Toscana.

Probabilmente la ritirata fu dettata dalla notizia di un rapido avvicinamento di una flotta francese composta da undici navi, dodici galee e venti galeoni, con a bordo Gioan Maria Sanseverino e Giovanni Adorno. Ad ogni modo il ruolo centrale dato alla negoziazione dei fuoriusciti, e la sconfitta delle capacità diplomatiche di Alfonso e dei suoi luogotenenti, accompagnatasi poi ad una inadeguata preparazione all’assalto, portò ad un clamoroso ed inaspettato successo per Porto Venere.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina, Porto Venere in una stampa dell’Ottocento. Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: M. Bargellini, Storia popolare di Genova

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