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Lo sbarco del Viceré Filiberto di Savoia a Messina

Lo sbarco del Viceré Filiberto di Savoia a Messina in un documento del Seicento.

Cosa accadeva quando un viceré sbarcava in Sicilia? La città dove era previsto lo sbarco era in fermento, intenta ad allestire tutto il necessario per la cerimonia che si svolgeva secondo dei rituali ben definiti.

All’interno del registro del Protonotaro del Regno di Sicilia, volume 1060, abbiamo rinvenuto la descrizione dello sbarco del viceré Filiberto di Savoia (1622-1624) avvenuto in Messina.

Vediamone i dettagli lasciando parlare chi quel giorno era lì presente.

Trascrizione

NB: Il documento è stato fedelmente trascritto dall’originale riportandone anche gli errori grammaticali, alcune parole, inoltre, sono risultate incomprensibili a causa del cattivo stato di conservazione del documento.

“A’ 26 febbraio 1622 pigliò possesso S.A. e fu in questo modo, cioè si partì da Palazzo a cavallo, e [incomprensibile] della cavalcata con li cavalieri della stella a’ n. 34, li cavalieri ordinari officiali et altri, che teniro hioco, li consiglieri in forma con loro Presidente, e Consultore li Iabbali trombetti, e pifani li officiali della città vestiti di pagonazzo come sono li officiali della città di Palermo vestiti di domasco rosso il bannitore li mapperi della città li porteri di camera dei magiordomi di S.A. con dui canni d’India alli mano l’uno D. F.co Emanuele Cau. di Calatrana, e li altri D. [nomi incomprensibili]; S.A. e con esso a’ man destra il Duca di Mont’alto a’ man sinistra F.co M.a Cirino Giurato e domadario al secondo filo al Presi.e di Soccafiorita in mezzo a’ man destra D. F.co de Cordova Cavallenzo magiore di S.A. et alla sinistra un Giurato all’altro filo dui giurati et il conte di [incomprensibile] et delli giurati scavalcaro nella chiesa maggiore si trovò conzato sotto il titulo la tarima alta un palmo quatrata quanto teziala cultra e’ sopra il faldistono di tela d’oro s’ingenocchio S.A. e tutti li consiglieri titulati; et altri fatta l’oratione si mise in piedi si coprio S.A. e feci con la mano signo che si coprissero tutti li consiglieri ed i titulati et in questo venne il secretario di S.A. Antonio Havarno e’ ci detti la patente alli mano, e’ S.A. la detti a’ D. Paulo Gisulfo Locotenente di Protonotaro, il quale fece riverenza et incominciò a leggere, et ogni volta che nominava a S.M. et a S.A. facea riverenza a S.A. finito di legere si inginocchiò S.A. d’ venne D. Paulo con un missale e’ si inginocchiò innanzi S.A. con li spalli all’altare maggiore e ci detti il giuramento, il quale giurò con tutti dui li mano scoperti, e doppo si alzò in piedi, si coprio et in questo venne F.co M.a. Cirino giurato et domadario con un libri di privileggi della città et inchinato detti il giuramento a S.A. il quale giurò con stare in piede coperto tatto pettore con una mano al petto, si cantao il Te Deus Laudamus con una bella musica si fece passaggio per la strada dell’Ancillatore ccon essere tutta apparata dalli fenestri insino a bascio con esserci in una botega Hoc dies qua fecit esculter et letemur in ea, et alla porta della maggiore chiesa altre d’oro”.

 

Autore articolo: Davide Alessandra

Fonte foto: dalla rete

 

Davide Alessandra, laureando in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo.

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