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Luigi Amedeo di Savoia alla conquista del Polo Nord

Nel 1899 Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, decise di partire per la grande avventura artica.

Aveva appena ventisei anni ma la sua vita era già stata costellata da grandi avvenimenti. Aveva circumnavigato il globo per ben due volte e capeggiato con successo una spedizione scientifico-alpinistica nell’Alaska, conclusasi sulla vetta del Sant’Elia, mai prima toccata dall’uomo.

Con la nuova spedizione, voleva piantare il tricolore tra i ghiacci del Polo Nord battendo sul tempo l’americano Robert Edwin Peary che già da mesi si propone quella missione per incarico dell’Accademia delle Scienze di Philadelphia.

Peary aveva già incassato un fallimento perché il suo primo tentativo, nell’estate del 1898, era stato bloccato da una serie di impreviste difficoltà.

L’8 maggio 1899, il Duca degli Abruzzi lasciò Torino per raggiungere Oslo,base di partenza della spedizione polare. Dalla capitale norvegese, il 12 giugno, Luigi di Savoia salpò per l’Artide a bordo di una baleniera di legno la “Stella Polare”. All’epoca era tenente di vascello della Regia Marina. Lo accompagnavano il capitano di corvetta Umberto Cagni, il tenente di vascello Francesco Querini e Pietro Achille Cavalli Molinelli, quattro guide alpine, ovvero Giuseppe Petigax, Alessio Fenoillet, Cipriano Savoie e Felice Ollier, e tre marinai di equipaggio, Giacomo Cardenti, Simone Canepa e Gino Gini. Il grosso dell’equipaggio della nave era comunque norvegese come pure norvegese era il capitano della nave, Carl Julius Evensen.

Il viaggio procedette regolarmente per varie settimane. Il gruppo attraversò i cabali dell’Arcipelago Francesco Giuseppe e toccò la latitudine di 82° 4′, quella più alta raggiunta da un’imbarcazione. Sulle coste dell’Isola Principe Rodolfo la nave rimase però incagliata nel ghiaccio, subendo seri danni allo scafo e rimanendo inclinata su di un lato. Fu allora necessario preparare un accampamento di fortuna sul pack utilizzando gli alberi e le vele della “Stella Polare”.

Da questa postazione, sfidando il freddo, il gelo ed improvvise e violentissime tempeste di neve, partirono numerose piccole verso il Nord con slitte trainate da cani. Luigi di Savoia si ritrovò con una mano congelata e due dita incancrenite, costretto a rinunciare a guidare di persona la spedizione decisiva. Fu Umberto Cagni, tra la fine di marzo e il 25 aprile 1900, a raggiungere la più alta latitudine mai prima toccata dall’uomo: 86° 34′. Il rientro al campo base fu drammatico per il gruppo di Cagni che condusse una marcia estenuante di dieci giorni sui ghiacci e riuscì finalmente a raggiungere il 23 giugno 1900 l’accampamento, dopo aver percorso 1400 chilometri in 104 giorni.

La “Stella Polare”, dopo essere stata disincagliata dal ghiaccio e riparata, lasciò le acque del nord e fece trionfalmente ritorno nel porto di Oslo, l’11 settembre 1900.

Il gruppo, a parte il primato geografico raggiunto, poté fare rientro in Italia con una ricca serie di osservazioni e dati scientifici, circa lo studio della meteorologia e delle maree, la misura dell’accelerazione di gravità e del magnetismo, oltre a raccolte di mineralogia e di botanica polare. In Patria nel frattempo era scoppiato l’interesse dell’opinione pubblica per il successo della spedizione e Giovanni Pascoli dedicò due poesie, una intitolata “A Umberto Cagni”, l’altra “Al Duca degli Abruzzi e ai suoi compagni”.

Robert Edwin Peary portò a termine la sua spedizione solo nove anni dopo.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 Bibliografia: G. Dainelli, Il duca degli Abruzzi: le imprese dell’ultimo grande esploratore italiano

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