Rapporto ufficiale della battaglia di Montejurra

Presentiamo il rapporto ufficiale del capitan-generale Elio sulla battaglia di Montejurra, tratto da La Frusta, n. 271 del 26 novembre 1873. Consigliamo al lettore di prendere visione dell’introduzione Cronache della terza guerra carlista estratte da “La Frusta”.

 

***

 

Il giorno tre Novembre appena ebbi notizia dell’arrivo a Sesma delle colonne di Moriones e di Primo de Rivera, e della marcia della prima di queste a Los Arcos, mi condussi col permesso d V. M. ad Arroniz con i generali Ollo e Argonz facendomi seguir dal primo battaglione Navarrese. Seppi che la colonna di Sesma marciando verso Los Arcos era pervenuta a riunirsi con le altre forze republicane colà alle 7 del mattino del 2. Si formarono le colonne alla direzione delle nostre posizioni; ma la dirotta pioggia costrinse le truppe di Moriones a ritirarsi a Les Arcos e quelle di Primo de Rivera a Sansol ed a Torres. Là restarono il 5 ed il 6, costrette sempre dal cattivo tempo. Frattanto io disposi così le forze carliste: il battaglione del Re ad Arroniz; quello della Regina a Barbarin con due pezzi di artiglieria; il battaglione del Principe in Dicastillo; quelli dell’infante Donna Bianca in Arellano; dell’infante Donna Elvira in Vllamayor; del Cid in Arqueta; di Guernica in Luquin; di Durango in Urbiola, di Arratia di Iguizquiza; il 1° 2° e 3° di Alava in Ayegui; e la cavalleria di Navarra, Biscaglia ed Alava con le guerriglie in Allo; lasciando in Estella i battaglioni di D. Giovanni, di Eraul e di Aragona.

Le disposizioni prese dal nemico la notte del 6 mi fecero credere che esso nel mattino seguente avrebbe intrapreso il suo attacco; per la qual cosa ordinai che prima dell’albeggiare del 7 si occupassero le posizioni assegnate a ciascun corpo e segnatamente le più importanti – le alture di Santa Cruz, estrema sinistra della nostra linea, Barbarin, e le alture che lo dominano, quelle che incoronano Luquin e le altre circostanti formando così un arco fino a Villamayro, nostra estrema destra. –

Alle 9 del mattino ebbe luogo il primo attacco. Il nemico avea schierate tutte le sue forze nella pianura di Barbarin. Uno dei nostri due cannoni situati a Barbarin diede il segnale facendo fuoco contro la cavalleria del nemico che fece alto facendo avanzare la fanteria a parte della sua artiglieria, la quale aprì il fuoco con 14 o 15 cannoni, coll’appoggio dei quali mandò innanzi una forte colonna di fanti. Questi attaccarono vigorosamente il villaggio di Barbarin, che fu difeso insieme con le sue alture con indicibile ardire. Il nemico non poté superare nemmeno la prima altura sopra Barbarin.

Frattanto i repubblicani aveano diretto una parte delle forze su Luquin ed Urbiola impadronendosi di ambedue i villaggi che erano abbandonati, donde distaccavano colonne che mandavano ad attaccare le alture soprastanti. Valentemente difese dai biscaini e dal 5° navarrese, i repubblicani furono respinti, e quasi rinchiusi nel triangolo fra i tre villaggi, concorrendo all’uopo opportunamente le nostre forze di Rioja all’estrema destra.

Il 2 navarrese che avea finite le cartucce, rientrato ad Azqueta per provvedersene, marciò poi con Dorregaray, al quale V. M. aveva ordinato che si dirigesse sulle alture di Villa mayor. Vi si collocò nella notte. La situazione delle nostre forze fu cambiata nel seguente modo: 5 battaglioni a Villamayor sotto gli ordini di Dorregaray coì generali Valdespina e Larramendi o col brigadiere Llorente; 4 battaglioni in Azqueta sotto il comando di Velasco coprivano Urbiola e Luquin. Altri 5 battaglioni in Arellano comandati da Ollo, Argonz, Iturmendi e Mendiri. A retroguardia di Azqueta stava la cavalleria con parte degli alavesi. Il resto in Estella.

Il giorno 8 fu rotto a pioggia. Tuttavia i repubblicani attaccarono simultaneamente i tre villaggi, ma più energicamente Barbarin, e Luquin, e da tutti e tre i punti furono egualmente respinti. A mezzodì, essendo cessata la pioggia il nemico tornò all’assalto; ma sempre con lo stesso risultato. Quando V. M. percorreva alcune di quelle posizioni, cinque granate nemiche vi scoppiarono, una delle quali presso V. M. ed un’altra nella casa ove erasi recato ad osservare le posizioni. Poco dopo l’arrivo di V. M. a Villamayor il fuoco cessò da quella parte.

Dopo che ebbi l’onore di accompagnare ad Estella V. M. dal generale Dorregaray e da altri posti, ebbi avviso la mattina del 9, che si notava un gran movimento nei villaggi occupati dai repubblicani, i quali pareva si preparassero a continuare i loro attacchi. Grande fu perciò la mia sorpresa quando gli avvisi che ebbi in appresso mi fecero avvertito che il nemico si ritirava in direzione di los Arcos, facendo occupare per precauzione le alture, e passando egli così protetto pel piano e per le vie rotabili, con la sua numerosa fanteria ed artiglieria. I nostri volontari si lanciavano tuttavia coll’ardore che è loro naturale sopra i nemici in ritirata, i quali furono obbligati a ritirarsi ancora più precipitosamente, ed a sbandarsi in qualche punto, lasciando in nostro potere feriti, prigionieri, munizioni e considerevoli quantità di frumento e di farine. Noi continuammo ad inseguirli sino alle alture di Cogullo, non potendo agire dall’altro lato perché la grande pianura sottostante era occupata da 1000 cavalli e da 24 pezzi di artiglieria.

  1. V. M. testimone di questi fatti e della condotta dei capi, credo inutile segnalarle cose già conosciute.

Veramente la Vergine SSma, nel giorno consacrato alla quale noi combattevamo, ci fu benigna di sua protezione speciale. Così solo può spiegarsi come Moriones, con 16,000 fanti, 1000 cavalli e 24 pezzi d’artiglieria, Moriones, che avea promesso di entrare in Estella dopo due giorni di aspro combattimento, non siasi attentato di continuarlo, e nel terzo siasi messo in ritirata ingiustificabile. La sua condotta può soltanto spiegarsi con le perdite sofferte dal suo copro, le quali veramente sono state grandi. Non si saprebbe precisarle perché ne’ villaggi occupati molti morti furono sepolti senza che ne sia stato detto il numero. Le nostre fortunatamente sono state così leggiere, da non potersi credere da chi ha assistito al fuoco che si è fatto nei tre giorni. Io calcolo dai 25 ai 30 il numero de’ nostri morti, e 139 i feriti, contando fra questi il colonnello malanco, uno de’ veterani della legittimità che a 75 anni di età sparge ancora il suo sangue per la santa causa, che egli difende fin dal 1821. Fu anche ferito il comandante del battaglione del Cid.

I repubblicani hanno orribilmente devastati i villaggi che per poco tempo occuparono, iscché dovettero benedire V. M. come vero salvatore quelli che ebbero la protezione di V. M.

I feriti raccolti, anche nemici, sono trattati con tutti quei riguardi, che i carlisti sono soliti adoperare verso gli avversari nella disgrazia.

Quartiere reale di Estella, 11 Novembre 1873.

Iaquin Elio.

 

 

Fonte foto: dalla rete

historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

due × 2 =