Volpi e Graziani in Tripolitania

La guerra sarebbe presto tornata in Tripolitania. Era chiaro. Le gelosie e le pretese di El-Baruni da un lato e Ramadan esc-Sceteui dall’altro rinnovavano i vecchi litigi delle tribù libiche e compromisero l’attuazione degli statuti concessi da Roma al termine di difficili trattative. El-Baruni partì per l’Italia ed incontro quelli che si opponevano agli statuti facendosi promettere, in cambio del ritiro degli accordi, il dominio sul Gebel occidentale; Ramadan tentò la stessa mossa rivendicando a sé Misurata sfidando i sostenitori di un capo locale Abd en-Nebi Belcher.

Nel medesimo tempo Hassan Fekini, che collaborava col padre all’amministrazione del Gebel, venne convocato a Roma dal sottosegretario alle Colonie, l’onorevole Parlatore. Gli fu consigliato di spingere il padre ad allearsi con El-Baruni per avere in cambio il dominio di una parte del Fezzan e del Sahara. Era un astuto tentativo di distruggere lo Statuto prima del suo nascere. Si attesero poche settimane e Ramadan esc-Sceteui aprì la guerra, lasciava la sicur Misurata per sfidare il suo rivale Abd en-Nebi Belcher, annidato nella inaccessibile Beni Ulid, ma si dimenticava di provvedere dell’acqua necessaria ai suoi duemila uomini. Errore inspiegabile, sciocco e fatale. Ramadan esc-Sceteui occupò sì Beni Ulid, ma senza acqua e distante dai pozzi della località, rimasti ancora nelle mani dei suoi nemici, fu catturato e freddato.

Uscito di scena Ramadan esc-Sceteui, fu Chalifa ben Ascar a continuare la sua lotta ai villaggi arabi del Gebel… Il nuovo governatore, Luigi Mercatelli, si ritrovò nel pieno di una sanguinosa faida arabo-berbera. Inviò nell’area Hassan Fekini perchè vi ristabilisse l’ordine ed il giovane raccolse un numero di forze sufficiente a combattere il nemico che aveva sbaragliato Giosc ed ucciso il caimacam Ibrahim Abou Al-Ahbass. La battaglia non gli fu favorevole. Fu circondato dagli avversari, ferito e tormentato dalla sete, e fu colpito a morte. Aveva appena venticinque anni. Suo padre, Mohammed, stravolto dall’accaduto, accusò Mercatelli di aver teso un agguato al figlio e di aver sostenuto in realtà Chalifa ben Ascar. Esplosero discordie e rancori e si accese uno scontro aperto tra El-Baruni, effettivamente sostenuto da Roma, e Fekini che si assopì solo quando Mercatelli fu sostituito da Giuseppe Volpi, uno dei negoziatori della pace di Ouchy.

Il nuovo governatore richiamò tutti i capi, compresi i più accaniti nazionalisti, e provò a mettere subito in atto un’opera di chiarificazione per azzerare equivoci, al contempo annunciò la completa attuazione dello Statuto. In breve tempo furono riaperti i mercati della costa a tutti i libici, fu stabilita una nuova tariffa doganale più favorevole alle esporazioni, ridotte del tasse, abolito il tribunale speciale per gli indigeni, istituito uno sciaraitico autonomo. Certe aperture però trovarono ancora la rigido avversione dei capi del Comitato Centrale della Riforma, mostravano aspirazioni ad una completa autonomia. Riprese allora i rapporti con Fekini, spedendo Suleiman el-Baruni a Roma. C’era però da debellare l’opposizione dei capi nazionalisti della Tripolitania guidati da Ahmed el-Mraied e riunitisi in convegno con i senussi della Cirenaica a Sirte e intenzionati a porre a capo delle due regioni il Gran Senusso, Mohammed Idris el Mahdi.

Il 18 gennaio 1922, per la prima volta dopo gli accordi che avevano portato allo Statuto, gli arabi aprivano il fuoco contro reparti italiani che uscivano dai reticolati di Homs. Volpi rispose con l’occupazione militare di Misurata Marina, il 26 gennaio 1922, con un corpo di spedizione di circa 2000 uomini mobilitato in segretezza. Riavutisi dalla sorpesa, gli arabi sferrarono diversi attacchi impedendo agli italo-eritrei di allargare la testa di ponte, e l’11 febbraio, dopo una serie di bombardamenti sulla città, il colonnello Pier Luigi Pizzarri costrinse i difensoi a ripiegare su Zarrugh. Era tornata, di colpo, la guerra in Tripolitania.

Il protagonista della guerra si chiamò Rodolfo Graziani. Colonnello, decorato al valor militare durante la Grande Guerra, Rodolfo Graziani percorse la regione di Zavia liberandola dai ribelli che cingevano d’assedio il presidio di Ras el-Amhar. Furono snidati gli arabi dalle oasi di Gargusa, et-Tuebia e Zavia. Fu ripristinata l’intera rete di comunicazioni fra Tripoli e Zuara. Assieme al colonnello Couture, passò per le armi chiunque osasse opporre resistenza. L’interprete governativo Raffaele Rapex scrisse: “Tutta la regione costiera, da Tripoli a Zuara, per una lunghezza di centoventi chilometri, percorsa e rastrellata dalle nostre truppe, ritornò nell’ordine e nella tranquillità”. Ad aprile la colonna Graziani sfidava la tempesta di sabbia e la temperatura di 55 gradi attaccando e prendendo el-Azizia. Le mehalle arabe furono respinte verso il Gebel. Il colonnello stesso annotò: “Gli arabi capirono di trovarsi di fronte a un nemico nuovo che aveva un’anima nuova, nata dalla grande vittoria sulla fronte europea, e che usava metodi nuovi; esso non più si fermava a un primo rumore di fucileria, non più si preoccupava della torrida temperatura e della inclemente stagione, nulla più svelava delle proprie intenzioni, e attaccava rapidamente, impetuosamente, di fianco, sul tergo, di fronte, senza tregua né misericordia”. La seconda fase dell’operazione, nel maggio di quell’anno, coinvolse il Gebel e fu una resa dei conti con Mohammed Fekini. Ai pozzi di el-Uchim il colonnello fu fu bloccato con gravi perdite, sebbene nello scontro Fekini perse il suo secondo figlio, Hussein. Dinanzi all’oasi di el-Giosc però Graziani, supportato dal VI Battaglione libico, ricominciò il suo cammino di vittorie. Occupò Giado, Cabao e Nalut, gli uomini di Fekini si ritirarono nel deserto di el-Abiar e nei dintorni di Mizda. Sino al gennaio 1924, moltre altre mehale ribelli furono sopraffatte da Graziani, la città di Sirte fu riconquistata, le oasi di Sinaune, Ghadames e Mizda divennero italiane come Zliten e Beni Ulid.

Erano caduti 6000 libici e Mussolini, col ministro delle colonie Federzoni, poteva annunciare la fine della resistenza in Tripolitania.

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: A. Del Boca, A un passo dalla forca

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