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Da Genova a Sumatra, il viaggio di Girolamo da Santo Stefano

Nel 1497, due mercanti genovesi, Girolamo Adorno e Girolamo da Santo Stefano, partiti due anni prima dalla città ligure, giunsero aKozhikode, in India, per la via del Cairo e del Mar Rosso, proseguirono per Ceylon, Coromandel, Pegù e Ava in Birmania, dove Adorno morì. Santo Stefano continuò il suo viaggio per Malacca e Sumatra andando incontro ad incredibili peripezie e disavventure fino ad intraprendere il ritorno toccando le Maldive, Cambay in India, Ormuz, sul Golfo Persico, Tabris ed Aleppo.

Girolamo da Santo Stefano si rivela del resto un attento osservatore durante tutto il corso delle sue peregrinazioni fornendoci notizie sugli alberi, le navi, la religione e gli usi delle genti dell’Oceano Indiano. La descrizione dell’avventuroso viaggio, scritta di suo pugno, è tratta dal “Delle navigationi et viaggi” di Giovan Battista Ramusio.

***

Dovete dunque sapere come M. Hieronimo Adorno ed io in compagnia andammo al Cairo dove, comprata certa quantità di coralli, bottoni ed altre mercanzie, partimmo per andare in India e in capo a quindici giorni arrivammo a Cariz e trovammo un buon porto detto Cane, e nel cammino che facemmo trovammo molte città antiche rovinate con molti mirabili edifici, fatti nel tempo dei gentili. Da poi ne partimmo dal detto luogo di Cane, per terra, e cavalcammo per sette giornate per quelle montagne e deserti dove andò Mosè e il popolo d’Israele quando furono cacciati dal Faraone, in capo dei quali giorni arrivammo a Cosir, porto del Mar Rosso, e quivi montammo sopra una nave che era cucita tutta con corde e aveva le vele di stuoia, e con quella navigammo per venticinque giorni entrando ogni giorno al tardi in bellissimi porti, ma disabitati; ed alla fine arrivammo ad un’isola detta Mazua a banda dritta del detto mare, che è lontana circa un miglio da terra, dove è il porto del paese del Prete Ianni, e il signor dell’isola è Moro. Qui stemmo due mesi e poi ci partimmo, e navigando per il detto mare al modo di sopra altrettanti giorni vedemmo molte barche che in detto mare pescavano perle e avendo voluto vedere trovammo che non erano di quella bontà che sono le orientali. Nel fine di detti giorni arrivammo nella città di Aden, posta a man manca fuori del detto mare sopra la terraferma, abitata da Mori, dove si fanno grandissimi traffici. Il signore della detta terra è tanto buono e giusto che con alcun altro signore infedele penso che non si possa comparare. In questa città dimorammo quattro mesi, dalla quale poi partimmo montati sopra un’altra nave cucita pur con corde, ma le vele erano fatte di cotone e navigammo per mare senza veder terra per 25 giorni con buon vento e vedemmo molte isole ma non fummo a quelle, e navigando al nostro cammino ancor per dieci altre giornate, con vento prospero, alla fine arrivammo ad una città grande che si chiama Calicut. Qui trovammo che vi nasce il pepe e il gengero, e gli alberi del pepe sono simili all’edera perciocché si vanno rivolgendo sopra gli altri alberi e dove si possono attaccare, hanno la foglia simile all’edera, i suoi raspi sono lunghi mezzo palmo o più e sottili come un dito, ed i grani intorno sono spessi molto e la cagione che non nascono dalle nostre parti è che non abbiamo alberi da piantare… Il gengero, piantato un pezzo di una radice piccola e fresca, come una nocella piccola la quale in capo di un mese diventa poi grande. Ha la foglia simile al giglio selvatico. Il signore di detta città è idolatro e così tutto il suo popolo. Adorano o un bue o il Sole e anche molti idoli che essi fanno e costoro come muoiono si fanno bruciare e sono di diversi costumi e usanze perché alcuni ammazzano ogni sorta d’animali, salvo che vuoi e vacche, i quali se alcuno occidesse ovvero ferisse, saria subito morto perché li adorano; altri vi sono che non mangiano mai carne o pesce né animale alcuno che sia vivo. E’ lecito ad ogni donna pigliare sette ovvero otto mariti, secondo che gli viene appetito…

In questa città vi sono ben mille case di cristiani e chiamasi India alta. Di qui ne partimmo poi con un’altra nave fatta al modo di quella di sopra e navigammo per spazio di 26 giorni e arrivammo ad un’isola grande che si chiama Zeilan, nella quale nascono gli alberi della cannella, che sono simili al lauro e anche nella foglia… Il signor della detta isola è idolatro, come quel di sopra, e così anche il suo popolo. Si trovano qui molti alberi di quelli che fanno le noci d’India i quali anche si trovano in Calcut, e sono propriamente come gli alberi della palma. Partiti di qui in capo a dodici giorni giungemmo in un altro luogo chiamato Coromandel, dove nascono gli alberi di sandali rossi, dei quali ve n’è tanta copia che ne fanno case con quelli. Il signore del detto luogo è un idolatro, ma ha un altro costume, che come muore un uomo e che lo vogliono bruciare, una delle sue mogli si brucia viva con lui. In detto luogo dimorammo sette mesi; da poi partimmo con un’altra nave fatta al modo di sopra e arrivammo in capo di venti giorni ad una gran città detta Pegu, e qui è l’India chiamata bassa. In questa città vi è un gran signore, il quale tiene più di diecimila elefanti e ogni anno ne alleva cinquecento. Questa terra è lontana da un’altra chiamata Ava quindici giornate di terra. In questo luogo di Ava nascono rubini e molte altre pietre preziose, al qual luogo era nostro desiderio andare, ma in quel tempo si mosse guerra fra un signore e l’altro, che non lasciavano andare alcuno da un luogo all’altro…. In Pegu fu necessario di starvi un anno e mezzo, nel quale tempo col freddo e col caldo e con gran fatiche e stenti e trovandosi messer Hieronimo Adorno di debole complessione, molto affannato in queste fatiche, con la giunta di una sua malattia vecchia, in capo di 55 giorni, non vi essendo né medici né medicine, gli convenne render lo spirito al nostro Signor Iddio, che fu l’anno 1496 il giorno 27 dicembre, la notte di San Giovanni…

Mi partii con una nave per andare a Malaca e navigando per mare 25 giorni una mattina, non essendo troppo buon tempo, arrivammo ad un’isola molto grande che si chiama Sumatra, nella quale nasce pepe assai, seta, pepe lungo, sandalo e molte altre spezie… Mi partii con una nave per tornarmene a Cambaia e navigando in capo di 25 giorni, non essendo il tempo buono arrivammo a certe isole che si chiamano le isole di Maldivar che sono da sette in otto mila tutte disabitate, piccole e basse… In questo luogo ne fu necessario stare dei mesi continui, aspettando tempo atto a partire; in qual venuto, e allargati con la nave per andare al nostro villaggio, la disavventura mia non contenta delle già tante disgrazie permise che in capo a otto giorni venne tanta fortuna di mare e pioggia, la qual durò cinque giorni continui, che la nave che era senza coperta, fu tutta ripiena di acqua, di sorte che non v’era rimedio di gettarla fuori per la qual cosa se ne andò al fondo e chi seppe nuotare fu salvo e gli altri annegarono. Il Signore Iddio volle che mi attaccai sopra un pezzo di legno grosso col quale andai errando per mare dalla mattina fino a ora di vespro, nella quale ora, così piacendo alla misericordia divina, tre navi che erano partite in nostra compagnia ed erano andate avanti per cinque miglia, conoscendo la nostra disgrazia, mandarono subito le loro barche, le quali arrivate levarono gli uomini che trovarono vivi, fra i quali fui uno, e ne spartirono tra di loro come a loro piacque, e così io andai con una di dette navi a Cambaia. Il Signore della quale è maomettano e gran signore. Di questo luogo si trae la lacca e l’indico.

Qui trovai alcuni mercanti mori di Alessandria e Damasco dai quali fui aiutato di denari per le mie spese, da poi mi accordai con un mercante Sceriffo di Damasco e stetti ai suoi servizi un pese e andai fino in Ormuz… In questo luogo si trovano molte buone perle e a buon mercato. Partitomi di qui, mi accompagnai con alcuni mercanti armeni e azami, per terra arrivammo, di poi molti giorni, nel paese di detti Azami dove dimorai per ispazio di un mese, aspettando di accompagnarmi con la carovana con la quale poi venni a Siras, nella quale città a causa di guerre che erano stetti tre mesi, e partitomi me ne andai a Spaan e di là a Cafa e poi alla città di Soltania e finalmente a Tauris… e da Tauris me ne venni in Aleppo…

Questo è il successo di tutto il mio infelice viaggio accadutomi per i miei peccati, i quali sen on fossero stati, io mi poteva molto ben contentare di quello che io avevo guadagnato e di osrte che io fra i pari miei non avrei avuto bisogno di alcuno; ma chi è quello che può contrastare alla fortuna? E nondimeno io rendo infinite grazie al nostro Signore Iddio che mi ha scampato e fatta la grazia. Il quale vi guardi e mantenga.

Scritto in Tripoli di Soria addì primo settembre MCCCCXCIX.

In copertina, Caravelle spagnole in un disegno attribuito a Cristoforo Colombolo

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