Il Cannone Rigato di Giovanni Cavalli

All’Esposizione nazionale del 1861, tenutasi quell’anno a Firenze, fu presentato un obice rigato da 17 centimetri realizzato dal Generale Cavalli. L’invenzione, già adottata dall’esercito italiano, veniva così presentata.


***

…Il Generale Cavalli primo nel nostro secolo fu che nel 1836 essendo Capitano di artiglieria propose un sistema di bocca da fuoco caricantesi dalla culatta, sistema che colpì l’acuto ingegno del magnanimo Carlo Alberto tanto da ordinare che fossero il più presto possibile apprestati 40 di questi pezzi a difesa delle coste di Genova. Da quell’ epoca l’illustre generale ha apportate al suo sistema tutte quelle migliorie dettategli dall’esperienza e più ancora dal progresso ognor crescente delle armi rigate: e qui è duopo dichiarare la generosa lotta impegnatasi tra gl’inventori di tal genere Inglesi, Svedesi, Tedeschi, Francesi ed Italiani; al presente essi possono veramente distinguersi in tre categorie. Nella prima figurano i cannoni rigati inglesi dell’Ingegnere Armstrong e quegli dell’artiglieria Prussiana e Bavarese imitati da Waerendorf. Nella seconda si conoscono il Cannone Lancastre e quello del Meccanico Whitworth che tuttora vorrebbe di sputare ad Armstrong l’onore di vedere adottato il suo sistema dall’armata Inglese. Nel terzo gruppo figurano i cannoni del Generale Cavalli e quelli del Colonnello Trenille de Beaulieu adottati in Francia sino dal 1857 e a’ quali debba l’artiglieria francese la splendida gloria ottenuta nella Campagna d’Italia, checché ne dica la severa critica fattane da molti…

Si dà generalmente il nome di Cannoni Cavalli a due specie di bocche a fuoco le quali hanno comune il diametro ed il sistema di rigatura, differiscono però tra loro pel modo col quale si caricano. L’esemplare in mostra all’Esposizione Italiana era un obice da centimetri 17 rigato e caricantesi dalla culatta; nelle pareti dell’anima sono praticate due spire ad elice dirette da sinistra a destra il cui passo è di metri 3,770, le spire hanno origine al taglio della Bocca e terminano a millimetri 337 dal fondo dell’anima: questo spazio che dev’essere occupato non intieramente dalla polvere permette di adoperare cartocci a polvere allungati (cioè in cui il diametro del cartoccio è minore di quello dell’anima), e giova per conseguenza alla conservazione dei cannoni.

La sezione delle righe normalmente all’asse dell’anima e simmetrica e formata da tre archi di circolo, il maggiore de’ quali è concentrico all’ anima. Quest’ obice lancia un projetto che è una granata cilindro-oggivale di ferraccio cava, sulla cui parte cilindrica sono due alette di ferraccio, fuse assieme alla granata le quali si prolungano al quanto nella parte ogivale, su di essa e nell’intervallo fra le alette vi sono due sporgenze di larghezza eguale alle medesime che servono a pro lungare la parte cilindrica. Il vano interno della granata è riempito da kilogrammi 1,100 di polvere. Nella punta della parte oggivale è praticato un occhio con avvitamento nel quale viene avvitata la spoletta. La granata carica con la spoletta pesa kil. 29 circa. Con questa bocca a fuoco si lancia anche una scatola di metraglia. La carica ordinaria è di 3 kil. polvere da Cannone, viene però diminuita per avere maggior sicurezza nella resistenza della bocca a fuoco.

…il projetto s’ introduce, in questa bocca da fuoco per la parte posteriore che essa per lo sparo non soffre rinculo a causa dell’ingegnosa combinazione di cunei in legno disposti sotto la culatta. Vantaggi questi che chiarissimi appariscono ai meno versati in materie militari, imperocchè 1° gli uomini impiegati per il servizio del pezzo non essendo obbligati a farsi portatori del projetto dinanzi alla bocca, sono maggior mente riparati. 2° La sollecitudine maggiore con la quale può utilizzarsi quest’ arme in specie avuto riguardo al minimo spostamento sofferto dal colpo, il che ne agevola d’ assai il puntamento. La gittata di questo obice è di oltre i 5 kilometri alla qual distanza la giustezza di tiro si mantiene esemplare.

Grande prova di sé dette questo formidabile pezzo sotto le mura di Gaeta là dove l’Artiglieria Italiana comandata e diretta dal valorosissimo Generale Valfré (la cui onesta riservatezza esser potrebbe a molti di scuola) lungamente si adoperò. Fu la che per la prima volta vedemmo queste Bocche da fuoco costituirsi in batteria d’ attacco e a più di 5000 metri lanciare i loro colpi nella fortezza. Più tardi furono trasportate sulla sinistra del Monte Atrattiena a 400 metri circa dalla Piazza onde in questa posizione batterla in breccia. La mattina del giorno 13 febbraio 1861 aprirono il loro fuoco e tuttochè questo poche ore durasse per la resa degli assediati, pure il fatto provò che in 6 giorni tutto al più sarebbesi aperto un sufficente varco per dar luogo all’assalto. Alla solerte attività dei signori Maggior Bianchi e Capitano Duprè si deve la giusta lode di essersi adoperati indefessamente con esemplare impegno perché gli obici caricantisi dalla culatta avessero questa volta l’esito che meritavano, dacchè per casi imprevisti mancarono alla spedizione di Crimea e a quella del 59 nella guerra contro l’Austria.

Fonte foto: dalla rete


historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

quattro × 4 =