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Il cippo funerario di Claudia Toreuma

Un cippo fusiforme in marmo che fuoriesce da un “kalathos” di foglie d’acanto, tra le quali si intravede un nido dove tre uccellini attendono il cibo, una libellula, che la madre sta portando loro. Questo è quello che, una mattina di maggio dell’anno 1821, videro gli operai che scavavano nel piccolo villaggio chiamato La Mandria, a due miglia di distanza da Padova. E’ il cippo funerario di Claudia Toreuma.

La parte superiore del cippo presentava la dedica agli Dei Mani a cui, sotto, seguiva un cartiglio riportante nome ed età del defunto. Quest’ultimo era seguito da un’iscrizione in versi dove si leggeva:

 

HAC EGO BIS DENOS NONDVM

MATVRA PER ANNOS

CONDOR HVMO MVLTIS NOTA

TOREVMA IOCIS

EXIGVO VITAE SPATIO FELICITER

ACTO

EFFVGI CRIMEN LONGA SENECTA

TVVM

 

Correva l’anno dodici a.C. e Tiberio svernava ad Aquileia dopo aver guerreggiato, per ordine del patrigno Ottaviano Augusto, contro pannoni e dalmati. Nel corso dell’inverno si recò nella cittadina di Aponus onde interrogare l’oracolo di Gerione. È verosimilmente in quest’occasione, mentre ritornava ad Aquileia, trovò la morte la sua liberta Claudia Toreuma e forse fu proprio il futuro imperatore a scrivere la dedica con cui la ragazzina salutava i viandanti.

Per almeno cinque secoli il monumento funebre rimase visibile lungo la strada selciata che collegava Patavium alle Terme Aponensi, poi la crisi causata dall’invasione longobarda cambiò tutto. Distrutte le terme, spopolata la città, la strada stessa ridotta ad un tratturo con i monumenti sepolcrali che la abbellivano inghiottiti dalla vegetazione, la zona si spopolò assumendo l’aspetto di una landa selvaggia.

Ma dopo quasi mille anni la zona lentamente ritornò alla vita, restaurate le vasche, roncolato il bosco e mondati i canali l’uomo tornò ad abitarvi e, vicino al luogo dove Toreuma riposava in eterno, venne edificato un grande palazzo. Villa Giusti, così la chiamavano, e lì, oltre millenovecento anni dopo il passaggio di Tiberio, altri comandanti militari si incontrarono.

Dicevano di appartenere a stati dai nomi nuovi, Regno d’Italia, Impero d’Austria, Regno d’Ungheria, e di essersi riuniti lì per tentare di porre fine ad una spaventosa carneficina, di cui fino ad allora non si era visto eguale.

Mi piace pensare che in quell’occasione Toreuma abbia aiutato quegli uomini a trovare un accordo, affinché migliaia di suoi coetanei non dovessero, come era successo a lei, sfuggire agli insulti della noiosa vecchiaia.

Non ancora ventenne

sono sepolta da questa terra,

io, Toreuma,

famosa per le tante danze.

Consumato felicemente questo breve spazio di vita,

ai tuoi insulti sono sfuggita, o noiosa vecchiaia

 

 

 

 

Autore articolo: Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: Giuseppe Furlanetto, “Antico monumento sepolcrale da pochi anni scoperto presso la città di Padova”, 1838; Lorenzo Braccesi e Francesca Veronese, “Padova Romana”, 2014

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