La battaglia del Fiume Frigido e la fine del paganesimo in Occidente

Se gli editti di Tessalonica del 380 avessero come scopo la distruzione totale del paganesimo, oppure il rendere maggiormente rigorosa la dottrina religiosa a danno delle molteplici eresie cristiane, questo non possiamo saperlo con certezza. È però chiaro che questi editti intensificarono una serie di persecuzioni già in atto che portarono la classe dirigente d’Occidente, costituita in massima parte da ricchi patrizi e senatori pagani, ad una rivolta aperta, culminante nella battaglia del Fiume Frigido.

Il generale Arbogaste, forse per fede o forse per tornaconto politico, sponsorizzò l’amico Flavio Eugenio come Augusto in opposizione a Teodosio, nel tentativo di controllare l’Occidente. Eugenio, che era certamente cristiano, si mosse per ottenere le simpatie della popolazione e dell’aristocrazia pagana con una serie di azioni e riforme: furono riaperti e restaurati i templi, le feste religiose tornarono in essere, vennero stanziati fondi per ricostruire la gerarchia sacerdotale pagana ormai decimata.

I più entusiasti dissero che Eugenio si ispirava agli ideali di tolleranza e convivenza che erano dei valori fondanti di Roma, altri invece che fosse solo una mossa obbligata perché, senza il sostegno dei pagani, le sole legioni galliche in mano ad Arbogaste non sarebbero bastate a contrastare Teodosio.

Dopo alcuni tentativi di negoziazione, Teodosio ruppe ogni diplomazia e radunò un grande esercito composto in massima parte da goti foederati, mercenari orientali truppe pesanti veterane, quindi mosse nei Balcani con l’obiettivo di prendere la capitale d’Occidente, Milano.

Arbogaste aveva un esercito sicuramente più piccolo, composto da foederati franchi e truppe dalla Gallia, dall’Italia e dalla Pannonia. Si mosse presso alcune fortezze lungo il fiume Frigido (oggi in Slovenia), dove riuscì con ampie manovre a intrappolare l’armata di Teodosio in una stretta valle, chiudendogli la via di fuga.

Il 5 settembre 394 i due eserciti si scontrano e le forze occidentali hanno la meglio; Teodosio e i suoi arretrano rovinosamente nel loro campo, decimati (oltre 10.000 goti morti secondo le fonti del tempo). Arbogaste non li insegue, forse perché le sue truppe sono troppo stanche per continuare a combattere.

Il giorno successivo la situazione si capovolge: le fonti fedeli a Teodosio dicono che, grazie alla sua preghiera, si sia levato un forte vento che abbia portato scompiglio fra le fila di Arbogaste, rompendone le linee e portandolo alla sconfitta. Fonti più moderate dicono, invece, che Teodosio durante la notte abbia comprato la fedeltà di alcuni reparti nemici che vedevano in Arbogaste una figura troppo ingombrante.

I comandanti dell’esercito occidentale si suicidano o sono catturati, Eugenio è decapitato, Arbogaste muore in fuga. Teodosio entra in Italia e ne affida il controllo al figlio Onorio.

È la fine dei culti pagani, almeno come entità organizzate.

 

 

 

 

Autore articolo: Luigia Maria de Stefano

Fonte foto: dalla rete

Fiction: “Lo stendardo di Giove”, Emanuele Rizzardi, Assobyz 2021

Bibliografia storica: The Last Pagans of Rome, Alan Cameron, OPUS 2013; Histoire de la destruction du paganisme, Auguste Beugnot, Fermin Didot Freres 1835; A.D. 394 La battaglia del Frigido. L’ultimo scontro sotto il segno di Giove; Andrey Stekar, Academia.edu 2016

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