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La Battaglia di Zanzur

A poco più di una decina di chilometri da Tripoli, l’Oasi di Zanzur fu teatro di aspri combattimenti nel corso della Guerra Italo-Turca. Zanzur era un comodo e sicuro asilo per le mehalle arabe assoldate dai turchi per contrastare l’invasione italiana. Queste bande erano ben protette dalla natura del terreno e da lì si potevano muovere all’assalto inaspettato delle nostre postazioni. Il generale Carlo Caneva, comandante supremo del corpo di spedizione, ritenendo pericoloso estendere la linea fortificata sino a quell’oasi, ma pur consapevole di dover frenare quelle bande, decise di occupare un’altura isolata lungo la costa su cui sorgeva il marabutto di Sidi Abd el-Gelil. Da lì oteva controllare buona parte dell’oasi e la zona stepposa che la separava da Gargaresch.

L’8 giugno del 1912, dunque, la divisione Camerana usciva dalle trincee di Gargaresh mentre la brigata Rainaldi si muoveva sul lato opposto attaccando le forze nemiche, seguito dalla brigata Giardina che puntò alla conquista del marabutto, dove il nemico si era fortemente trincerato. Con un aspro combattimento questo obbiettivo fu ottenuto, ma rinforzi turco arabi provenienti da Fondugh Ben Gascir imposero alla brigata di riserva Montuori di intervenire in un combattimento durato parecchie ore, lasciando sul terreno un ufficiale e quarantadue soldati italiani più tredici ufficiali e duecentosessantotto soldati feriti.

I particolari del combattimento furono forniti telegraficamente dal generale Caneva: “Alle ore 3,30 la divisione Camerana usciva dalle trincee di Gargaresch su due colonne: la prima, costituita dalla brigata Giardina (6º e 40º regg. Fant.), da una compagnia di guardie di finanza e da due batterie da montagna, procedeva verso il mare; la seconda, costituita dalla brigata Rainaldi (82º e 84º reggimento fanteria) e da tre batterie da campagna, procedeva a sinistra della carovaniera Tripoli-Zanzur. Alle ore cinque la colonna Giardina veniva a contatto con il nemico appostato lungo trincee profonde delle quali alcune ancora coperte. Mercè la cooperazione validissima dell’artiglieria, la fanteria in colonna con slancio magnifico conquistava con la baionetta le linee successive dei trinceramenti che vennero trovati pieni di cadaveri nemici, ed alle 7,30 si impadroniva con furioso assalto della posizione di Sidi-Abd-el-Gilii. La brigata Rainaldi frattanto avanzava contro una lunga e dominante trincea avversaria battuta senza tregua dall’artiglieria, e con un fiero assalto alla baionetta, cui presero parte anche nuclei del 6º reggimento fanteria appartenenti alla brigata Giardina, si impadroniva di questa linea principale di difesa nemica. Accanito fu il combattimento, e nella trincea furono trovati moltissimi cadaveri turco-arabi. Alle 7,30 altre forze avversarie accorrenti da sud e che andavano man mano aumentando sino a raggiungere un complessivo di varie migliaia di uomini, tentarono un violento attacco contro Gargaresch e contro l’ala sinistra della divisione Camerana. All’azione, sostenuta in principio dalla brigata di cavalleria e dal battaglione di ascari eritrei, concorsero tosto un battaglione del 37º reggimento fanteria e la batteria da montagna della riserva e, con tiro molto preciso ed efficace, la batteria da 149 e da 75 del campo di Gargaresch, mentre da Bu-Meliana veniva lanciata sul fianco e sul rovescio dell’avversario la brigata Montuori. Alle ore 12 il nemico ripiegava su tutta la linea, meno che sul margine est dell’oasi di Zanzur dove si teneva fermo con numerose forze costituite in prevalenza da reparti di regolari turchi. La brigata Rainaldi allora con le batterie riprendeva decisamente l’offensiva e scacciava il nemico dalle sue posizioni e lo inseguiva per più chilometri. Alle 12,45 l’avversario era dappertutto in piena e completa rotta. Verso le 16 però cominciarono ad apparire altri grossi nuclei provenienti forse da Fonduk- Ben-Cascir: ma furono fermati, attaccati e dispersi dalla brigata Montuori con il valido concorso della brigata di cavalleria. Alle ore 17 l’azione terminava definitivamente su tutti i punti. La brigata Giardina, rafforzatasi rapidamente nella posizione valorosamente conquistata, vi rimase di presidio per mantenere l’assoluto dominio dell’oasi di Zanzur. La brigata Rainaldi invece e le altre truppe sono rientrate nei rispettivi alloggiamenti. Le perdite nemiche sono state calcolate, in base ai cadaveri ritrovati dalle nostre truppe, ad oltre mille morti. Il numero dei feriti non è conosciuto, ma, tenuto conto della grande quantità di cadaveri abbandonati sul terreno, si deve certamente ritenere ingente. Le perdite nostre sono morti: un ufficiale, 19 uomini di truppa e 10 ascari; feriti: otto ufficiali, 182 uomini di truppa e 70 ascari”.

Nuovi scontri si ebbero quando il generale Ottavio Ragni, subentrato a Caneva, ordinò di cacciare definitivamente il nemico da Zanzur per garantire comunicazioni via terra con Tripoli. Il 20 settembre aveva luogo un azione che portava all’occupazione dell’altura di Sidi Suleiman da parte della brigata Salazar per poi avanzare su Sidi Bilal, punto strategico sulla cosa occidentale dell’oasi di Zanzur. Nel frattempo la brigata Tomasoni e la brigata Maggiotto tenevano impegnati gli arabi in duri scontri tra le dune. Negli scontri fu necessario l’intervento della cavalleria della brigata mobile del generale Carpeneto. la battaglia durò un’intera giornata. I nostri artiglieri furono costretti a respingere all’arma bianca gli assalti dei ribelli e sul finire del giorno, dopo ben dieci ore di lotta, il campo di battaglia era disseminato di oltre duemila morti, tra cui 11 ufficiali e cinquecento soldati italiani morti.

Fu così assicurato il possesso di Zanzur. Sfortunatamente, le tribù arabe, abbandonate dai turchi dopo la Pace d’Ouchy, non si rassegnarono. Il tenente Citarella dovette organizzare degli eccellenti presidi per fronteggiare la minaccia dei ribelli. Cittarella organizzò pure un piccolo corpo di guardie indigene, poi insediò la caserma per il distaccamento di truppa, l’alloggio dei carabinieri e degli uffici pubblici. Allo stesso modo diede una scuola ai bambini dell’oasi e istituì un piccolo ambulatorio per la cura delle malattie che infestavano quel luogo. Si occupò dello surgò dei pozzi rimasti inquinati o interrati, dell’illuminazione pubblica, e dell’acqua potabile e persino di un orto sperimentale. Nel frattempo la linea ferroviaria costruita per le necessità di guerra, che prima giungeva solo presso Sidi Abd el-Gelil, venne prolungata sino a rasentare tutta la parte settentrionale dell’oasi.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. De Simoni, Zanzur

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