La partita della morte

Il 9 agosto del 1942 in Ucraina si giocò una partita di calcio passata alla storia come la partita della morte. La squadra dell’aeronautica tedesca, la Flakelf, sfidò l’FC Start, perlopiù costituita da ex calciatori di Dinamo Kiev, Lokomotyw Kiev e CDKA Mosca, top club dell’Unione Sovietica. Il match si tenne allo Stadio Comunale di Kiev e doveva essere una celebrazione della supremazia tedesca sui popoli slavi. A dare fiducia ai calciatori dell’aeronautica era pure il fatto che i rivali, sebbene calciatori di professione, fossero mal nutriti e calzassero pessime scarpe.

La Start di Kiev era stata fondata nel giugno di quell’anno, durante l’occupazione nazista. Contava su li ex della Dinamo come Mykola Trusewicz, Mykhailo Swiridowski (allenatore), Ivan Kuzmenko, Aleksey Klimenko, Makar Honczarenko, Mykhailo Putystin, poi Vladimir Balakin, Vasiliy Sukharev, Mikhail Melnik della Lokomotiv, Pawlo Komarov, Fedir Tiutczew, Mykola Korotkymych della CDKA, il cuoco Mykhailo Melkcharivovsky Cherneha e i poliziotti Lev Hundarev, Oleksandr Tkachenko, Hryhorij Tymofejew e Sotnyk. Durante quell’estate il club giocò tre partite contro l’esercito ungherese, una contro quello rumeno e tre contro l’esercito tedesco. Vincendole tutte.

Non doveva andare così però con quella. I tedeschi, entrati nella capitale ucraina il 18 settembre dell’anno prima, dovevano assolutamente riportare una vittoria. Piazzarono un uomo delle SS a fare da arbitro e l’esercitò circondò il campo. Il primo a chiarire come sarebbero dovute andare le cose fu proprio l’arbitro, in una visita prepartita agli spogliatoi della Start, ma la risposta dei calciatori fu chiara quando, anzicchè omaggiare Hitler, gridarono “Hail für den Sport!”.

In effetti, in campo la Germania andò subito a segno. Si fecero forti della protezione arbitrale basando tutto su un calcio fisico e aggressivo, fatto di contrasti violenti e falli impuniti. Addirittura il portiere dell’FC Start, Trusevych, fu più volte preso a calci in testa. Tuttavia le qualità tecniche degli ucraini fecero sì che il primo tempo si concludesse in loro favore per tre reti a uno.

Accadde allora che un ufficiale tedesco irruppe negli spogliatoi della FC Start e ne minacciò i giocatori. Gli ucraini dovevano perdere quella partita altrimenti sarebbero stati fucilati tutti.

Nell’intervallo anche l’arbitro fece un’altra visita agli spogliatoi della FC Start ribadendo il concetto: dovevano perdere la partita o avrebebro perso la vita. Quando il match riprese, era come se le parole dell’ufficiale non fossero mai state pronunciate, il loro effetto fu pari a zero. La partita si concluse con il punteggio finale di 5-3 per l’FC Start. Come se non bastasse, Aleksey Klimenko si era preso beffa dei tedeschi e dopo un dribling all’intera difesa della Flakelf, superato anche il loro portiere, si era fermato sulla linea di porta senza segnare ed aveva riportato la palla indietro.

Sette giorni dopo, lo stesso undici scese in campo contro un’altra squadra ucraina, il Rukh, vincendo per otto reti a zero. Al termine del match i giocaturo furono tutti radunati e mandati nel campo di concentramento di Syretsky. Trusevych, Kuzmenko e Klymenko finirono ai lavori forzati, Putystin, Tyutchev e Komarov lavorarono come elettricisti, Swiridowski e Honczarenko in una fabbrica di scarpe. Mykola Korotkymych fu il primo a morire. Nell’autunno del 1942, fu torturato dalla Gestapo come agente della NVKD. Nel febbraio 1943 scoppiò un conflitto tra un ufficiale tedesco e uno dei prigionieri. Tra chi difese la vittima e poi fu condannato alla fucilazione ci furono anche Trusevich, Klimenko e Kuzmenko. Mentre il fronte si avvicinava a Kiev, Honczarenko riuscì a fuggire, Putystin lo seguì il 5 ottobre 1943. Komarov lasciò Kiev con i tedeschi e di lui si persero le tracce.

L’avvincente vicenda della “partita della morte” ha ispirato tre lungometraggi, tra i quali lo statunitense Fuga per la vittoria, tuttavia la veridicità dei fatti si scontra con differenti versioni e ricordi, oltre che con l’uso susseguente che ne fece la propaganda sovietica.

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

 

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