Le carceri del Castello di Ferrara

Il Castello di Ferrara presenta, poste al livello del fossato, le sue prigioni. Gli estensi vi rinchiusero personaggi illustri di Ferrara di cui la storia ha conservato i nomi.

Alberto V d’Este, Signore di Ferrara e di Modena, vi incarcerò e fece decapitare suo nipote Obizzo IV d’Este. Egual sorte riservò alla madre di Obizzo, sua cognata Beatrice da Camino. Entrambi avevano ordito una congiura appoggiata da fiorentini e carraresi. La rivista L’Illustrazione popolare del 19 gennaio 1871 riporta: “Coteste prigioni di Ferrara son divenute celebri per vari illustri infortuni. Il primo a lasciarvi la vita fu un estense: Obizzo d’Este e sua madre Beatrice da Camino vi furono una notte decapitati per ordine del duca Alberto che avea scoperto una loro cospirazione. A questo primo, seguirono altri numerosi orrendi supplizi, fra cui quello di Giovanni d’Este fratello bastardo dello stesso Alberto. Terribili quegli estensi per ammazzarsi fra loro!”. Più notizie troviamo in G. Petrucci, Il Castello di Ferrara. Reminiscenze istoriche: “Chiamato a Milano per stringersi in lega con Gian Galeazzo Visconte, detto bugiardamente Conte di virtù, avea lasciato a reggere lo stato in sua vece Obizzo figlio di Aldobrandino, suo nipote, il quale frattanto si maneggiò, cospirando con Francesco da Carrara e i Fiorentini, nemici del Visconte, e con alcuni suoi interni fautori, per tòrre la vita allo zio, e farsi proclamare signore di Ferrara. Ma fu scoperta in tempo l’ordita tela. Obizzo e la madre sua, ch’era Beatrice da Camino, furono presi e nel Castello custoditi, ed ivi una notte decapitati. Chi avrebbe mai detto che quel castello, da un Estense poc’anzi fabbricato, dovess’essere prigione prima che ad altri ad un Estense, e il sangue d’un Estense avesse dovuto pel primo contaminarne il suolo? E questo sangue fosse stato pur il solo! chè quel luogo fu teatro, ahi troppo! di altre domestiche tragedie. Seguitarono altri supplizi, ed orrendi. Un Giovanni da Brescia fu strascinato a coda di cavalli al trivio dei Sabbioni ed appeso per la gola; Costanza Quintavalli, sua moglie, ivi stesso abbruciata; Pietro di lei fratello, Nicoletto da Capo d’Istria, un Galvano, Giovanni da Este, fratel bastardo di Alberto; la marchigiana, sua moglie, e molti altri furono tormentati con tanaglie roventi, quindi sospesi a catene di ferro fuori le mura della città, e lasciati insepolti. Taluno dei cospiratori più fortunato si salvò con la fuga”. Erano tutti coinvolti nella congiura ed Alberto V d’Este, ad un trivio della Via dei Sabbioni, li fece torturare ed ammazzare chi per impiccagione, chi sul rogo, chi per le sevizie.

In queste segrete furono imprigionati il figlio del marchese Niccolò III d’Este, Ugo Aldobrandino, e la sua matrigna Parisina Malatesta. Si ritenne che fossero amanti e nel 1425 furono decapitati. Parisina ed Ugo avevano all’incirca la stessa età ed i due si erano dapprima odiati, poi, quando il marchese, triste per quel difficile rapporto tra i due, dispose per entrambi un breve viaggio a Loreto si ritrovarono improvvisamente amanti (A. Frizzi, Memorie per la storia di Ferrara). Quando Niccolò III fu informato della cosa fece praticare un foro sul soffitto della stanza in cui si incontravano i due amanti, grazie al quale con un sistema di specchi si poteva vedere tutto ciò che accadeva nella camera sottostante. Ebbe così la prova certa del tradimento dei due amanti.

Altri “ospiti” illustri delle segrete del castello furono Giulio e Ferrante, i fratelli di Alfonso I d’Este, III Duca di Ferrara. I due vennero rinchiusi nel 1506 dopo aver congiurato contro il Duca ed il cardinale Ippolito d’Este, altro loro fratello. Luigi Napoleone Cittadella riporta: “E nel 1506 avendo alcuni cittadini anche fra i nobili congiurato contro Alfonso I, furono dannati a morte, fra i quali erano un Roberti, un Boschetti e Franceschin Boccaccio da Rubiera cameriere di Ferrante d’Este, tutti questi giustiziati sulla pubblica piazza, nel modo che vedesi espresso in miniatura nel codice dei condannati esistente nella pubblica Biblioteca: ma in quanto a Giulio ed a Ferrante fratelli di Alfonso Duca, volle questi che fossero fatti solenni preparativi di giustizia, e portato lo strumento di supplizio nell’ ampio Cortile del Castello; volle che tutt’ attorno sedessero su appositi tribunali e vi assistessero le famiglie più distinte; volle che fossero già sul luogo i carnefici e i sacerdoti; ed al momento della esecuzione, commosso al pensiero di spargere il sangue fraterno, cambiò la pena di morte in carcere perpetua”. Per Ferrante la prigionia terminò con la sua morte, dopo ben 34 anni, mentre Giulio fu graziato da Alfonso II d’Este, V Duca di Ferrara, nel 1559 all’età di 81 anni. Le cronache dell’epoca ricordano lo stupore dei ferraresi nel vederlo, vecchio, spostarsi per le strade della città abbigliato alla moda di cinquant’anni prima.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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