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Nizza vista dal fascismo

Questo breve estratto di Ermanno Amicucci, Nizza e l’Italia, mostra come il fascismo guardasse a Nizza, alla sua italianità ed alle politiche antitaliane della Francia.

***

I venti anni passati, dal Trattato di Versaglia ad oggi, meriterebbero un discorso a parte.

Oltre centomila italiani del Regno si stabilirono fra la Roja e il Varo negli anni del dopoguerra, e di essi ottantamila, soltanto nel dipartimento di Nizza. Industriali, commercianti, operai, che divennero la spina dorsale di Nizza, cui dettero ricchezza di braccia e di ingegno, nonché di capitali. Come si comportò la Francia verso di essi? Con gli stessi sistemi che aveva adoperato nei cinquant’anni precedenti contro i nizzardi ostinatamente italiani.

Contro i lavoratori, i commercianti, gli industriali italiani che fecondavano col loro lavoro l’antica contea di Nizza, il Governo francese condusse una implacabile opera di snazionalizzazione, mettendo ciascuno di fronte al dilemma della “naturalizzazione”: o farsi cittadino francese o rinunziare ad ogni attività in Francia.

Quando la Rivoluzione Fascista rinnovò l’Italia e ne aumentò il prestigio e la forza, quest’opera divenne addirittura furiosa. Né bastò.

Vi si aggiunse un’opera non meno accanitamente e insidiosamente antitaliana. La Francia concentrò a Nizza e nelle Alpi Marittime le pattuglie del fuoriuscitismo e del sovversivismo, con l’intenzione di fare degli oltre centomila italiani ivi residenti una grossa armata antifascista. Ci vorrebbe un volume per fare la storia delle sopraffazioni antitaliane ed antifasciste compiute a Nizza dalla Francia del Cartello e del Fronte Popolare, con la complicità di tutti i Governi succedutisi in questi ultimi quindici anni a Parigi. Qualcuno forse un giorno lo farà: e sarà un libro non meno interessante di questo.

Infine, quando le naturali aspirazioni del popolo italiano comparvero all’orizzonte, la furia distruttrice di ogni traccia di italianità a Nizza e nella contea divenne per la Francia una vera e propria ossessione e la persecuzione contro i nostri connazionali divenne una vera caccia all’uomo. Anche su questa furia e su queste persecuzioni si potrebbe scrivere un volume.

Ci basterà citare qualche episodio…

Un bel giorno sparì dal Museo Massena la bandiera del vecchio Municipio di Nizza, con la legenda in italiano; un altro giorno dallo stesso Museo scomparve il numero del Nizzardo listato a lutto per l’annessione, che era segnato nella “Guida” del Museo a pag. 82 con queste parole: “Curieux numéro du nizzardo, journal d’opinion italianne, qui parut avec un enecadrement de deuil à l’occasion de la reunion de Nice à la France”. Ricordi così dolorosi e testimonianze tanto compromettenti per la Francia, non potevano essere lasciati alla lista del pubblico, nizzardo, francese e forestiero, in un momento in cui si ridiscuteva l’italianità di Nizza. Le autorità provvidero subito a farli sparire.

Poi, si giunse a chiedere, dalle colonne del Petit Nicois, la rimozione della lapide che indica in italiano, al n. 1 del Boulevard des Italians, l’antica Via Crotti, in memoria del conte Alessandro Crotti di Costigliole, intendente generale del Governo sardo, che nel 1824 abbellì splendidamente Nizza con vie, edifici e giardini e dette avvio risoluto a Nizza moderna.

Si arrivò perfino a tentare di ingiungere ai cittadini nizzardi che costruivano le tombe di famiglia, di togliere le vecchie lapide scritte in italiano che ricordano, nei cimiteri del Castello e di Cimella, i loro trapassati e sostituirle con nuove lapidi scritte in francese.

La Francia per vivere tranquilla aveva bisogno che non rimanesse il minimo segno dell’italianità nella terra di Garibaldi, per cinque secoli legata ai destini di Casa Savoia, così appassionatamente e tenacemente italiana, ad onta di tutto. Bisognava cancellare perfino la testimonianza dei morti.

Ma la geografia e la storia non si cancellano: né si cancella dal cuore degli Italiani di Mussolini il ricordo dei soprusi patiti dai fratelli di sangue e di lingua, per quant’acqua sia passata nel fiume impetuoso della storia.

 

 

Fonte foto: dalla rete

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