Napoli fu la prima città d’Italia ad avere una metropolitana, una tratta ferroviaria sotterranea destinata a movimenti interurbani. Il tutto si inseriva nel grande sforzo di modernizzazione del Paese, e del Sud Italia in particolare, che, a distanza di cinquant’anni dall’Unità, continuava a catalizzare investimenti infrastrutturali.

Il 15 giugno del 1913, il re Vittorio Emanuele III di Savoia, accompagnato dal Ministro dei Lavori Pubblici, Ettore Sacchi, pose la prima pietra, benedetta dall’arcivescovo cardinale Giuseppe Prisco. Era domenica ed una gran folla accorse alla cerimonia a Piazza Plebiscito. Vi erano pure il Duca e la Duchessa d’Aosta ad affiancare il sindaco Vittorio Menzinger, futuro governatore della Tripolitania, e membri della giunta. Quel giorno, Carlo Enrietti, progettista dell’opera, fu nominato dal sovrano, con motu proprio, commendatore della Corona d’Italia.

Il progetto definitivo, completato in tutte le sue parti, era stato presentato al Governo ed al Comune nell’aprile del 1911. I piani dividevano la Metropolitana di Napoli in due reti, l’urbana e la suburbana. La linea urbana si sarebbe spinta al Vomero, al Ponte di Chiaia, a Via Roma, a Piazza Dante, a Piazza Garibaldi; la linea suburbana avrebbe avuto un ramo diretto ad Agnano e l’altro ai Camaldoli. Fu accettato tra grandi euforie del ceto politico locale e della popolazione.

Il discorso del ministro fu chiaro sui vantaggi dell’opera: “Beneficii per l’estetica edilizia, in quanto non ingombreranno le strade nuovi impianti e nuovi veicoli, nè altre tele metalliche turberanno la serenità del cielo incantevole. Beneficii di rapidità e di economia, che al laborioso operaio faciliteranno l’accesso dalle più lontane contrade alla modernissima zona industriale. Beneficii ai cittadini, bisognosi di riposo o di cure. si renderanno agevoli e, senza grande dispendio, accessibili le boscose e balsamiche pendici dei Camaldoli, o le celebrate acque di Agnano. Le quindici stazioni urbane della nuova ferrovia sotterranea, assorbendo la folla di numerosi viaggiatori, avvantaggeranno il traffico delle strade più dense di movimento e tutta una nuova vita fluirà nelle vene di Napoli, la città meravigliosa, che si appresta ad un fecondo avvenire”.

L’inizio della Prima Guerra Mondiale frenò però entusiasmo e lavori. Lo sforzo bellico orientò altrove le risorse. L’innaugurazione fu ritardata di dodici anni, avvenne solo nel 1925, quando fu aperta la tratta Napoli-Pozzuoli che due anni dopo si diramò verso Bagnoli e Gianturco. Il 20 settembre di quell’anno, il primo treno della “Metropolitana FS”, un’automotrice elettrificata E-20, compì il viaggio inaugurale dalla stazione di Napoli Centro, odierna Piazza Garibaldi, sino a Pozzuoli.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete