Ignazio Gerusalemme, l’estro musicale napoletano nella Nuova Spagna

Se volessimo parlare di Ignacio de Jerusalem y Stella dovremmo partire da ciò che unisce Lecce a Napoli e queste due città al Messico del Settecento. Partiremo dal Barocco, dal cattolicesimo, dalla musica, da quella identità ispanica che continuava a fiorire. Ignazio Gerusalemme nacque a Lecce nel 1707, in una famiglia napoletana, destinato a restare sconosciuto in patria ed a venire invece acclamato in Nuova Spagna.

Come a sfidare il buio di decenni di decadenza, ci si muove alla ricerca continua di volti e nomi che illuminarono la vita del Regno di Napoli importandone le arti lì dove esse non sarebbero state dimenticate o nascoste.

In Messico il nostro vi giunse dopo una brillante carriera a Cadice, nel teatro “Colosseo”.

Fu prima assunto da Jose Cardena, del Real Tribunal de Cuentas come direttore musicale del teatro di Città del Messico, poi, con un cammino che iniziò nel 1746, divenne maestro di cappella della Cattedrale de la Asunción de la Santísima Virgen María e ricoprì questo ruolo sino al 1769, anno della sua morte. 

Capace di ammaliare con i virtuosismi e le arie melodiose e sfarzose del suo violino, ottenne fama ed acclamazioni col nomignolo di “milagro musical”.

Fu una carriera di successo inaspettata dai suoi genitori, i napoletani Matteo, maestro di cappella nella Chiesa dei Gesuiti di Lecce, e Anna Curzio Stellafiglia di Vicenzo, anche egli maestro di musica napoletano trasferitosi nella città pugliese.

La maggior parte del lavoro di Gerusalemme è conservato negli archivi delle cattedrali di Città del Messico, Puebla e Oaxaca. Si tratta per lo più di pochi manoscritti e numerose trascrizioni del compositore guatemalteco Manuel Joseph de Quiroz che confermano la diffusione dei suoi lavori in tutto il territorio della Nuova Spagna, dall’Alta California a Città del Guatemala.

Tra le sue opere più apprezzate c’è la “Sinfonia in sol maggiore”, del 1760, in tre movimenti brevi, allegro, andante, allegro. L’opera aveva uno stile tipicamente napoletano che fu apprezzato anche nella “Sinfonia in re maggiore” scritta in onore di Carlo di Borbone. Questa sinfonia fu composta come apertura dell’ode “Combattimento” ancora con tre movimenti, allegro, andante, allegro, cantata per contralto, basso, coro e orchestra, in commemorazione dell’incoronazione del re Carlo. Tale composizione è una delle più importanti del barocco messicano, corrente nella quale Ignazio Gerusalemme fu il principale promotore della tendenza “italiana”.

A lui, al suo talento, alla coinvolgente emozionalità delle sue opere, il nostro piccolo omaggio.

 

Autore: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

 

 

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