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Insurrezionismo e riformismo nel movimento socialista napoletano

La strategia insurrezionale che mosse la Banda del Matese subì ampie critiche da parte del movimento socialista. Essa pareva legata ancora ad una visine romantico-risorgimentale che trascorava i mutamenti delle strutture economiche e dei soggetti sociali. L’iniziativa di Malatesta e Cafiero così funse da inevitabile spartiacque tra ambienti orientati al riformismo ed al marxismo ed altri sostenitori dell’insurrezionismo bakuniniano.

A Napoli, dove, dal 1865 al 1867, l’anarchico russo aveva tanto seminato, il dibattito nella Federazione Operaia Napoletana assunse toni aspri tra Errico Malatesta, Carlo Cafiero ed Emilio Covelli, da un lato, ed un settore capeggiato da Luigi Felicò, sostenitore di una linea politica ispirata a Malon e Marx fatta di rivendicazioni economiche e sindacali, dall’altro.

Nata nel dicembre del 1871, col supporto di una cinquantina di operai, la Federazione provò sin dal suo sorgere a restare neutrale davanti al dissidio tra Marx e Bakunin. La sua pubblicazione, “La Campana”, giornale che riprendeva il nome del “Kolokol” di Alexander Herzen, ne riflettè l’intento nella pur breve vita. Le riunioni erano tenute al Vico Caminello al Mercato, presso la casa di uno dei suoi aderenti, Antonio Giustiniani. Essa organizzò gli operai sindacalmente portando alla nascita dell’Unione dei Meccanici, dell’Unione dei Conciapelle e dell’Unione dei Tipografia poi sempre più stridenti si fecero i contrasti tra i suoi delegati, il citato Antonio Giustiniani, scultore, la sarta Clementina Giustiniani, lo “stipettaio” Filippo Morrone, l’ottonaio Tommaso Schettino, lo studente Saverio Guardino, il “pittore di stanze” Giovanni Speranza, il “lavoratore di cotone” Giuseppe Felicò, ed i già noti Carlo Cafiero, studente, Errico Malatesta, studente, e Luigi Felicò, tipografo.

Le posizioni di Felicò erano radicate in ambienti operai ed artigiani più interessati ai problemi della realtà contingente che ad una sistemazione degli obiettivi ultimi.

La spaccatura nell’ambiente napoletano si consumò col sorgere di due federazioni che rivendicavano la legittima adesione all’Internazionale socialista. Felicò, originario di Gaeta ed inviato a Napoli proprio da Engels, già nei primi mesi del 1877, aveva dato alle stampe il giornale “L’Operaio” mentre Malatesta ed i suoi organizzarono la pubblicazione intitolata “L’Anarchia” ancorata agli influssi del pensiero di Carlo Pisacane.

Quanto accadeva a Napoli anticipava quanto si sarebbe ripetuto su scale nazionale ed internazionale aprendo l’ambiente socialista all’abbandono di posizioni antistatuali. Felicò fu durissimo nei confronti di Cafiero e Malatesta e scrisse: “questi mistificatori dell’Internazionale, questi insensati studentelli, questi borghesi mascherati da proletari, che si elevano a maestri degli operai, e che invece non sono che oziosi parassiti che vivono senza giustificare i mezzi di loro sussistenza”. Lo scontro era già ad una fase avanzata ed a nulla valse il Congresso socialista universale di Gand, indetto dalla Federazione Belga per riunificare le correnti in contrasto.

Malatesta e “L’Anarchia” bollarono come evoluzionisti, “legalitari” ed opportunisti i riformisti di Felicò. Andrea Costa era tiepidamente con gli anarchici, difese a spada tratta la Banda del Matese ma sollevò la Federazione da eventuali corresponsabilità nel moto preannunciando di fatti il suo passaggio ai “legalitari”. Per Costa, i fatti del Beneventano resero chiaro che non era sufficiente una “scintilla” in un ambiente ostile o indifferente alla rivoluzione sociale, occorreva invece divulgare i principi socialisti e sviluppare una migliore organizzazione. Lentamente “L’Anarchia” si allontanò dall’originario insurrezionalismo pur restando ancorati ad un socialismo illuministico ed anarchico.

Il ridimensionamento dell’ambiente anarchico in favore del marxismo era ormai avviato: a Palermo i socialisti de “Il Povero” attaccarono la Banda del Matese come quelli de “La Plebe” di Milano.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina, Enrico Malatesta. Fonte foto: dalla rete

Fonti: F. Della Peruta, La banda del Matese e il fallimento della teoria anarchica della moderna “Jacquerie” in Italia, in Movimento Operaio, VI (maggio-giugno 1954), n. 3

M. Toda, Errico Malatesta da Mazzini a Bakunin

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