La Guerra delle Falkland

Quando il 22 giugno del 1986, Maradona segnò con la mano un gol contro l’Inghilterra e poi un secondo, passato alla storia come il gol più bello del secolo, sui giornali argentini apparve la parola “Revancha”: quella vittoria sportiva era subito divenuta una rivincita per la Guerra delle Falkland combattuta appena quattro anni prima.

Argentina e Inghilterra si fronteggiarono in uno scontro che mai ebbe toni ideologici pur vivi in quegli anni. Sebbene, infatti, l’Inghilterra era membro della Nato, l’Argentina non si rivolse al blocco socialista. Avrebbe potuto farlo, soprattutto per acquistare armi, ma non lo fece; Buones Aires preferì fronteggiare il problema degli armamenti acquistandoli sui mercati di paesi non appartenenti alla sfera sovietica e proseguì sempre da sola.

Tutto iniziò nell’aprile del 1982 con l’invasione delle Falkland da parte degli argentini guidati dal generale Leopoldo Galtieri.

Il 19 marzo di quell’anno alcuni finti pescatori argentini sbarcarono nella Georgia del Sud, parte dell’arcipelago delle Falkland, vestirono la tuta mimetica ed issarono la bandiera argentina. Essi rivendicavano la proprietà di quelle isole che chiamano Malvine. La nave britannica HMS Endurance cercò di rimuovere il loro accampamento ma fu bloccata da tre navi della Marina militare di Buenos Aires.

Il seguente 2 aprile circa seicento soldati argentini con mezzi anfibi occuparono le isole avendo la meglio sulla debole guarnigione inglese che contava meno di cento uomini. In risposta, un poderoso contingente navale salpò dall’Inghilterra ed il mese seguente, per la prima volta, i siluri del sottomarino nucleare HMS Conqueror affondarono una delle principali navi argentine, l’incrociatore General Belgrano, causando la morte di 323 membri dell’equipaggio.

Potremmo dire che fu un conflitto sostanzialmente marittimo eppure particolare importanza la rivestirono i combattimenti aerei, in cui fu decisivo l’uso di missili aria-aria, e la difesa terrestre contro gli attacchi di aerei, con missili terra-aria. Viceversa sul fronte inglese determinante fu la difesa navale contro gli attacchi aerei.

La chiave dell’attacco rivale furono dunque i missili Exocet. Lanciati da aerei posti oltre la linea dell’orizzonte, gli Exocet si dirigevano sull’obbiettivo per mezzo di un radar attivo che trasmetteva e riceveva. Sebbene l’Argentina ne possedeva pochi, essi ebbero un effetto devastante. La prima perdita registrata dagli inglesi fu quella del cacciatorpediniere Sheffield, da quel momento in poi l’obbiettivo britannico divenne quello di sconfiggere il radar guida degli Exocet. Ci provarono creando una nube di chaff, piccoli frammenti di plastica ricoperta di alluminio, capace di allargare di molto il bersaglio apparente. Se la nave interna al bersaglio ingrandito non si fosse così trovata esattamente nell’area centrale, l’Exocet non l’avrebbe colpita. Bastava che i singoli chaff fossero lunghi un centimetro circa perché il radar del missile era miniaturizzato e sintonizzato su una frequenza compresa tra i 15 e i 20 gigahertz. Tale radar non era in grado di distinguere i segnali di ritorno provenienti dagli chaff da quelli provenienti da una nave. Si usarono così imbarcazioni che non superavano le poche migliaia di tonnellate perchè, per proteggere navi di stazza maggiore, il peso degli chaff che dovevano essere sparati in pochi secondi sarebbe stato eccessivo.

Nel corso della guerra gli argentini affondarono sette navi inglesi danneggiandone gravemente altre, tra cui la HMS Glasgow, un cacciatorpediniere Type 42, che rientrò nel Regno Unito squarciato da una bomba inesplosa. Le ostilità durarono oltre due mesi ma i giochi erano decisi.

I comandi politici ed operativi argentini erano nella capitale, mentre la loro forza militare fu tutta concentrata sulle isole. Questo aspetto tenico e logistico creò una breccia nelle comunicazioni di cui si avvantaggiarono i britannici che, dal canto loro, superarono i 12.500 km che separavano Londra, dov’era il comando politico, e la portaerei  nel Sud dell’Atlantico sui cui era collocato il comando operativo, solo grazie a comunicazioni radio effettuate con satelliti statunitensi perché lo Skynet inglese, non era su un’orbita utile.

Lo status giuridico delle Malvinas è sempre stato controverso: l’Argentina sostiene di aver scoperto per prima le isole nel 1520 grazie al navigatore Ferdinando Magellano al servizio della Spagna, i britannici invece rivendicano che fu il capitano inglese John Strong a scoprirle per primo nel 1690 chiamandole così in onore del Visconte Falkland. Nel 1945, firmando la Carta di San Francisco dell’ONU, l’Argentina pose una riserva per i suoi diritti sulle isole e, negli anni ’60, richiese con successo all’ONU l’applicazione della risoluzione 1514 sulla fine del colonialismo. I governi dei due paesi furono invitati a riprendere i negoziati ma senza alcun esito, anzi, nel gennaio 1976 si verificò uno scontro a fuoco tra navi argentine e britanniche. L’ONU riconobbe la validità delle rivendicazioni argentine con 102 voti contro quello inglese, ma i britannici non si rassegnarono e le tensioni tra i due Paesi non scemarono.

Gli eventi degli anni Ottanta del Novecento, si conclusero con l’occupazione dell’isolotto di Pebble ad opera di reparti della Special Air Service che, sostenuti dal fuoco navale, distrussero al suolo undici aerei argentini, avviando il totale recupero delle Falkland. I marines ebbero facilmente ragione delle forze terrestri argentine – in qualche caso anche superiori in numero ma sempre con scarso livello di preparazione, sostanzialmente giovani soldati di leva – perchè il grosso dell’esercito, il governo di Buenos Aires, l’aveva schierato in Patagonia, temendo che il Cile, potesse approfittare della guerra per attaccare a sua volta l’Argentina con la quale teneva aperto un contenzioso per il Canale di Beagle. Alle ore 21.00 del 14 giugno 1982, dopo settantaquattro giorni di guerra, 255 morti inglesi e 655 argentini, il generale Menendez si arrense senza condizioni al rivale britannico Moore.

La Royal Navy uscì malissimo dal conflitto, colpita nell’orgoglio e nei mezzi. Perse due cacciatorpediniere, due fregate ed altre tre fra navi appoggio e logistiche, mentre gli scontri terrestri erano decisamente a favore degli inglesi.

La questione però resta aperta. Nel marzo del 2016 le Nazioni Unite, a ratifica di un rapporto di Buenos Aires del 2009 che espandeva il territorio marittimo nazionale nell’Oceano Atlantico meridionale del 35% includendo l’arcipelago conteso, hanno votato una risoluzione secondo cui le Falkland si trova in acque argentine.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Bibliografia: Tony Devereux, La guerra elettronica; Alberto Caminiti, La guerra delle Falkland; Giuliano Da Frè, Storia delle battaglie sul mare. Da Salamina alle Falkland

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