La Guerra di Arauco

Secondo Filippo II, la Guerra di Arauco costò il maggior numero di vittime spagnole nel Nuovo Mondo. E lo sostenne morendo senza vederne la fine… Il conflitto in effetti durò 236 anni, tra il 1536 e il 1772, e coinvolse le aree cilene tra il fiume Mataquito e l’estuario del Reloncaví, divenute per gli spagnoli le “Fiandre Indiane”.

Gli spagnoli immaginavano una conquista rapida ed una facile sottomissione degli indigeni, invece i mapuche tennero uno spirito di lotta permanente, riuscirono ad imparare rapidamente come affrontare gli spagnoli, escogitarono contromosse e si dotarono persino di una loro cavalleria, soprattutto approfittarono delle foreste e delle montagne per organizzare una sanguinosa guerriglia che non dette mai un chiaro vincitore. Infatti, sebbene dal 1609 ogni governatore celebrasse i parlamentos con i capi indigeni, gli scontri non cessarono mai e, alla fine, gli spagnoli si convinsero che qualsiasi tentativo di pace fosse inutile come qualsiasi tentativo di ottenere la vittoria con le armi. La guerra si sarebbe conclusa solo con l’indipendenza del Cile per proseguire fino al 1883 con l’Occupazione dell’Araucanía.

Questi indigeni si mostrarono diversi dagli aztechi. Credevano negli spiriti della natura ma non tributano ad essi alcun culto, rare volte tengono sacrifici. Severi nei costumi, punivano con la massima pena tradimenti, omicidi, adulteri e furti. Il loro governo era privo di re ma assembleare, aristrocratico ed ereditario, diviso in quattro toqui o presidenti che governavano, come giudici, quattro dipartimenti territoriali. Ogni dipartimento era poi a sua volta diviso in distretti in mano a apo-ulmene, capi locali che trasmettevano il loro potere per linea mascolina e primogenita.

L’area dove i nativi furono più combattivi prese il nome di Valdivia dal conquistador Pedro de Valdivia che attraversò il fiume Calle-Calle respingendo le tribù e scontrandosi ripetutamente coi mapuche, alleati di dei popoli cunco, huilliche, pehuenche e picunche. Il conflitto nel 1598 ebbe un’inaspettata intensificazione. Nella Battaglia di Curalaba fu decapitato il governatore Martín García Oñez de Loyola, famoso per aver catturato Tupac Amaru, gli spagnoli furono sbaragliati ed i mapuche passarono a distruggere tutti gli insediamenti ispanici dell’area: Santa Cruz de Coya, Santa María la Blanca de Valdivia e San Andrés de Los Infantes, La Imperial, Santa María Magdalena de Villa Rica, San Mateo de Osorno e San Felipe de Araucan negli anni seguenti. Ciò convinse Madrid a dotarsi di un esercito professionale sul posto. Non potevano più affidarsi agli encomenderos di Santiago e Concepcion, indisciplinati e corrotti dal vino e dalle donne, che dovevano pure pagarsi le proprie armi e le provviste. Dalla Spagna giunse il nuovo governatore Alfonso Ribera, un uomo con venti anni di combattimenti alle spalle, che impose maggiore disciplina e riuscì ad ottenere dei veterani dall’Europa che andarono a costituire il tercio di Arauco. Pagato dal viceré del Perù, questo tercio fu l’unica unità che operò furoi dal Vecchio Continente ed è considerato il più antico esercito organizzato in America.

I mapuche preferirono sempre il combattimento corpo a corpo ed attacchi a sorpresa tra le foreste, anche frontali. Usavano asce di pietra, mazze e lance e si proteggevano con elmetti, armature di cuoio e scudi di legno. Usavano anche bowling ed archi. Marciavano in colonne divise in squadroni secondo le tribù di appartenenza, con i lancieri davanti, la fanteria a seguirli e gli arcieri sui fianchi. Sul campo questi eserciti si disponevano con gli arcieri davantied al centro la fanteria con mazze ed asce, mentre i lancieri erano collocati ai fianchi. Attaccavano frontalmente in massa e l’ordine presto andava perso. Con l’arrivo degli spagnoli qualcosa cambiò: smisero di combattere in campo aperto e lasciarono che il nemico si introducesse nella giugla per attaccarolo solo quando consideravano a loro favore il sito raggiunto. Allora bloccavano le via di fuga ed attaccavano con squadroni continuamente sostituiti per sfiancare il nemico. Più tardi recuperarono spade d’acciaio e ne fabbricarono di proprie, dotandosi pure di polvere da sparo ed armi da fuoco. Allo stesso modo si servirono dei cavalli rubati per dotarsi di nuclei di cavalleria.

Ribera ordinò un censimento per contare ogni maschio ispanico in età da combattimento, stabilendo un servizio militare obbligatorio. Poi giunsero i veterani europei e il suo esercito contò 1.500 soldati. Qualche anno dopo le truppe crebbero sino a 2.400 unità. In più volle che il fiume Biobio divenisse un nuovo confine fortificato, luogo assieme di scontri e scambi commerciali.

L’ultima grande rivolta avvenne il 14 febbraio 1655 quando i mapuche insorsero contro la riduzione in schiavitù degli indigeni e respinsero il governatore Francisco Antonio de Acuña Cabrera y Bayona a sud del fiume Maule. I forti di Talcamavida e Colcura furono assediati, stessa sorte toccò a Concepcion. All’improvviso, proprio come tutto era iniziato, gli indigeni si ritirarono.  Gli scontri diventarono da allora più sporadici anche perchè si decise di fermare ogni incrusione nei territori indigeni pensando di poter loro inviare dei missionari. Tuttavia, dopo dieci anni anche questa strategia fu giudicata fallimentare.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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