La nascita dell’Olanda

Quando nel 1556 Filippo II pretese d’introdurre, anche nelle Fiandre, l’Inquisizione spagnola, si generò tra quella società e Madrid una frattura insanabile e drammatica, foriera di continue guerre. Fu il presupposto della nascita dell’Olanda.

La Spagna si mostrò distante dai sentimenti e dalle prerogative di un popolo che aveva maturato aspirazioni completamente diverse, coi suoi ricchi mercanti ed i banchieri di Anversa e Bruges.

Sotto la guida di Guglielmo d’Orange, detto il Taciturno, rivoltosi fiamminghi e bande di calvinisti scatenarono una furia iconoclasta contro i luoghi di culto cattolici in quella che fu detta “Rivoluzione dei Pezzenti” dal nomignolo sprezzante di gueux diffusosi per indicare gli insorti. La repressione fu violenta, eseguita con determinazione da Fernando Álvarez de Toledo, il Duca D’Alba, ma non risolse affatto il problema anzi lo aggravò.

Tutte le province del Nord, dalla Zelanda all’Olanda, si sollevarono nominando Guglielmo d’Orange come Stathouder d’Olanda, una sorta di luogotenente, sebbene questi si era ormai ridotto a correre il mare con atti di pirateria. I suoi “Pezzenti del Mare” colpirono più volte i navigli spagnoli in azioni forse più moleste della guerra aperta. Il richiamo del Duca d’Alba non valse a migliorare la situazione perché insorsero anche i territori del Sud e nel 1576 si creò l’Unione di Gand comprendente i rappresentanti di tutte le province dei Paesi bassi.

Fu questo il momento in cui entrò in scena uno dei principali protagonisti del Siglo de Oro, Alessandro Farnese, Duca di Parma e nipote del re perché figlio di sua sorella Margherita. Questi, già in possesso del Namur, del Luxemburg e dell’Artois, seppe riportare all’obbedienza le province del Hainaut e delle Fiandre vallone, cattoliche e di lingua francese, accorpandole nell’Unione di Arras. Inflisse gravi sconfitte ai ribelli dell’Unione di Utrecht, che con l’Atto di Abiura si erano ufficialmente ribellati all’autorità di Filippo II, tuttavia nulla poté contro di loro. Mai si riuscì a portare a casa un successo definitivo e la Contea d’Olanda, la Contea di Zelanda, la Signoria di Groninga, la Signoria di Overijssel, la Signoria di Frisia, il Ducato di Gheldria e la Signoria di Utrecht costituirono la Repubblica delle Sette Province Unite.

Dopo l’assassinio di Guglielmo il Taciturno, nel 1584, ad opera del cattolico francese Balthasar Gérard, la guerra fu ripresa da Maurizio di Nassau, figlio di Guglielmo, con l’appoggio della regina Elisabetta d’Inghilterra. Alla fine, Filippo III, nonostante i successi militari del generale genovese Ambrogio Spinola, dovette concludere, nel 1609, la Tregua di Anversa, in apparenza un semplice armistizio che però, di fatto, significò l’indipendenza dell’odierna Olanda.

Il Paese aveva lottato per 80 anni contro la Spagna, ma era riuscito a consolidare la sua emancipazione ed il suo governo, repubblicano e federale, a garantire il diritto di libertà di pensiero e fede, a promuovere l’abolizione dei monopoli e la libertà dei mari. Un forte contributo alla sua costruzione lo diedero i calvinisti fuggiti dalla Francia. Furono loro a spingere gli olandesi ad impadronirsi delle colonie spagnole e portoghesi, a costruire Compagnie commerciali, a rinvigorire il sistema del credito bancario. Tutto questo mentre la Germania e l’Italia sembravano in piena decadenza: il Secolo d’Oro era ora olandese.

Mappa di Amsterdam nel Seicento

Questo incredibile cambiamento nella storia europea trovò la sua voce in Huig de Groot, latinizzato Grozio. L’umanista di Delft teorizzò la libertà del commercio sui mari e ridefinì gli ambiti del diritto sottraendo i rapporti tra stato e società al puro arbitrio della forza.

Amsterdam si pose non solo come erede delle grandi città mercantili dell’Italia rinascimentale ma pure come centro fieristico e fulcro del mercato bancario europeo. La cittàdiventò la sede di un vasto mercato di cereali che si teneva tre volte a settimana, forse il mercato cerealicolo più grande del mondo. Era però anche sede di una vera e propria borsa valori con azioni, cambi, titoli di debito pubblico. La Banca dei Cambi di Amsterdam, istituita nel 1609 sull’esempio di Venezia e del suo Banco di Rialto, pose riparo al caos monetario dovuto all’esistenza in Olanda di 14 zecche autonome e seppe organizzare in esclusiva il servizio dei conti correnti, le operazioni di giro, l’accettazione ed il pagamento delle cambiali.

L’economia olandese ebbe grande varietà perché poté annoverare un alto sviluppo agricolo, specialmente per quanto concerne le colture foraggere, un’importante settore d’allevamento e caseario, nonché il notevole ramo delle industrie tessili, forte dei più recenti progressi della tecnica, e delle costruzioni navali. Furono un enorme successo le imprese coloniali nelle Indie: gran fama acquisì la Compagnia delle Indie Orientali che, nei suoi 178 anni di vita, dal 1602 al 1780, fu capace di distribuire tra i suoi azionisti 198 milioni di fiorini a titolo di dividendo, cioè una media annuale di 1.100.000 fiorini sopra un capitale di 6.500.000 fiorini. Profitti non minori assicurò pure la Compagnia olandese delle Indie Occidentali tra il 1625 ed il 1645, sebbene i suoi più lauti guadagni derivassero dalla pirateria esercitata a danno dei galeoni spagnoli. Inoltre l’incredibile potenza marittima olandese si espresse nel dominio assoluto dei commerci tra il Baltico ed il Mare del Nord: il 73,3 % delle navi che attraversavano il Sund, lo stretto che separa la Danimarca dalla Svezia,era olandese.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina particolare del ritratto di Antonio Moro raffigurante Guglielmo d’Orange. Fonte delle foto: dalla rete

Bibliografia: G. Luzzatto, Periodi e caratteri dell’economia moderna; Geoffrey Parker, La Rivoluzione Militare; Geoffrey Parker, La Guerra dei trent’anni; Geoffrey Parker, Un solo re, un solo impero

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