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La Georgia nel Medioevo

Durante il XII secolo, mentre a Bisanzio era in corso la restaurazione dei Comneni, il Caucaso vedeva l’emergere del Regno di Georgia.

Davide IV Bagratoni spazzò via lentamente i selgiuchidi e quando Tbilisi, dopo ben quattro secoli, nel 1122, tornò in mani cristiane fu il segno della totale disfatta turca in quell’area. Quest’ascesa fu resa possibile grazie ai kipchaki che, sotto Davide IV si insediarono nei territori georgiani, ripopolarono le campagne ed andarono a costituire il suo imbattibile esercito. Le successive politiche Giorgio III portarono alla conquista dell’Armenia e sua figlia Tamara la Grande riuscì a sottomettere anche l’Azerbaijan.

Fu questa l’Età dell’Oro Georgiana, il Rinascimento nazionale, perché, oltre all’espansione militare, la Georgia conobbe una incredibile fioritura dell’architettura, della pittura, della poesia, delle lettere. Fu eretto il Monastero di Gelati, simbolo nazionale con i suoi affreschi e manoscritti, dove riposa Davide IV e questo stesso re compose gli Inni di Pentimento, una sequenza di otto salmi espressione della magistrale poetica cristiana nazionale. Anche suo figlio San Demetrio compose degli inni che sono entrati a far parte della liturgia della Chiesa di Georgia. Rientra invece nelle opere di carattere laico il poema Il cavaliere dalla pelle di leopardo di Shot’a Rust’aveli, il più grande successo della letteratura georgiana che celebra gli ideali umanistici medievali di cavalleria, lealtà e amore cortese. Ma si ricordi pure che Tamara la Grande abolì la pena di morte e la tortura e che innumerevoli artisti accorsero a Tbilisi facendone la capitale orientale dell’artigianato e della pittura con un’amalgama di influenze bizantine e iraniane.

Le più grandi vittorie la Georgia le ottenne su Solimano, nel 1199 e nel 1204, a seguito delle quali Tamara la Grande inviò il proprio esercito ad Alessio Comneno per fondare l’Impero di Trebisonda, dopo la caduta di Costantinopoli.

L’importanza della Georgia si comprende meglio se si pensa che fu l’unico stato cristiano nel Medio Oriente assieme all’Impero bizantino. Ciò dettò anche linee di politica matrimoniale che unirono i Bagratoni a Ducas e Comneni: Maria, figlia di re Bragat IV sposò l’imperatore Michele VII Ducas; Rusudan, figlia di re Giorgio III sposò Manuele Comneno, figlio dell’imperatore bizantino Andronico I Comneno; Kata, figlia di re Davide IV andò in sposa ad Alessio, figlio dell’imperatore bizantino Niceforo IV.

L’incredibile ascesa della potenza georgiana sorprese anche i crociati e l’Occidente cristiano: “C’è anche nell’Oriente un altro popolo cristiano, che è molto guerriero e valoroso in battaglia, essendo forte nel corpo e potente nel numero infinito dei suoi guerrieri. Essi sono molto temuti dai Saraceni e spesso hanno arrecato gravi danni con le loro invasioni ai Persiani, ai Medi e agli Assiri ai cui confini dimorano, circondati interamente da nazioni infedeli, questi uomini sono chiamati georgiani, perché in particolare venerano e adorano San Giorgio, che hanno come protettore e portabandiera nella loro lotta con gli infedeli e lo onorano sopra tutti gli altri santi: ogni volta che vengono in pellegrinaggio al Sepolcro del Signore, marciano verso la Città Santa con vessilli spiegati, senza rendere omaggio a nessuno, perché i Saraceni non osano affatto molestarli…”. Questo passo della Historia Hierosolymitana di Jacques de Vitry è molto esplicativo in merito.

Ancora alla vigilia della quinta crociata Amédée de Tramelay, arcivescovo di Besancon, ricevette una lettera scritta da un cavaliere crociato di nome Gerbert de Boyz in cui si diceva: “Sappiamo che con il divino aiuto i cristiani di Iberia chiamati Georgiani, insieme con innumerevoli soldati prigionieri, armati pesantemente, si sono contro gli infedeli pagani e hanno già conquistato 300 castelli e 9 grandi città, i più importanti sono stati presidiati, i meno importanti sono stati dati alle fiamme… vengono a Gerusalemme per riconquistare la Terra Santa soggiogando tutti il territorio dei pagani, il loro re nobile ha solo sedici anni, ma è uguale a Alessandro in forza e prodezza”. Il re di cui si parla è Giorgio IV, figlio di Tamara la Grande, che, giovanissimo, si impegnò in una vasta campagna contro i musulmani in Oriente per sostenere i crociati e riconquistare Gerusalemme. Tuttavia, la pressione mongola ai confini del suo regno, lo costrinse a rivedere i suoi piani e fece conoscere ai georgiani le prime dure sconfitte che portarono il loro regno a divenire vassallo dei mongoli e ad una lenta decadenza segnata dalla peste.

Ciò che caratterizzava il Regno di Georgia era questo fortissimo attaccamento alla figura di San Giorgio. La moderna bandiera nazionale del paese né una riprova ulteriore. Ci appare costituita da una grande croce rossa di San Giorgio che raggiunge i bordi della bandiera e quattro croci rosse più piccole poste nel mezzo di ciascuno dei campi risultanti. Questa bandiera ha chiare radici medievali, già, infatti, un monaco francescano del XIV secolo parlava di un “velo di colore bianco con cinque croci rosse” e anche la mappa del 1339 di Angelino Dulcert mostra la “bandiera a cinque croci” su Tbilisi. La croce, simile a quella di Gerusalemme, fu attorniata dalle altre quattro presumibilmente durante il regno di re Giorgio V che liberò la Georgia dal giogo dei mongoli ed acquisì lo status di protettore del Santo Sepolcro. Secondo la tradizione tale eccezionale devozione è collegata a Santa Cristiana di Georgia, parente di San Giorgio, la cui missione apostolica all’inizio del IV secolo trasformò il regno georgiano in uno dei primi paesi cristiani del mondo, ma probabilmente nella diffusione del culto di San Giorgio fu fondamentale la sovrapposizione dell’immagine del santo a quella di Lomisa, divinità pagana georgiana della Luna, raffigurata come giovane guerriero a cavallo armato di frusta.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: AA.VV., L’espansione dell’Islam; AA.VV., Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo); L. Pubblici, Dal Caucaso al Mar d’Azov

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