Le corse dei buoi ubriachi

I lettori di Hemingway, conoscono bene l’Encierro di San Firmìn, ossia la corsa dei tori per le vie di Pamplona, da lui riportata nel romanzo Fiesta (Il sole sorgerà ancora). Ma anche in altre città della Spagna vengono fatte corse di tori, come per esempio a San Sebastian de los Reyes. E corse di tori vengono organizzate anche in Provenza, dove viene allevato il famoso toro nero della Camargue. Queste corse sono un evento collegato e preliminare alla corrida durante delle feste popolari, quando i tori vengono trasferiti dal recinto all’arena, attraversando al galoppo la città. In Piemonte, dove non esiste la tauromachia, non venivano fatti correre i tori, ma i buoi. Ma mentre i tori correvano liberi, assieme alla mandria, in Piemonte i buoi correvano aggiogati ad un carro (e non un carro da corsa, ma un normale carro agricolo).

La tradizione delle corse dei buoi, che nella nostra regione è ricordata fin dal XIII secolo, resiste ancora in due comuni del Vercellese, Caresana e Asigliano, e si svolge in occasione delle rispettive due feste patronali, San Giorgio e San Vittore.

In queste feste al mattino i carri, trainati dai buoi con le corna ornate da nastri colorati, si recano in processione alla chiesa, portando con sé il pane della carità, che viene benedetto. Dopo la funzione religiosa, nel pomeriggio, si svolge la corsa dei carri, con i conducenti seduti sui “tamagnôn”, che lanciano i suoi buoi al galoppo per un breve tratto rettilineo, cercando di superare gli altri carri.

Nonostante il galoppo dei buoi, normalmente in queste corse non avviene alcun incidente. Ben diversamente andavano le cose nel 1768, quando Giuseppe Baretti nel suo An account of the manners and customs of Italy; with observations on the mistakes of some travellers, with regard to that country (prima edizione, pubblicata a Londra, de Gl’ Italiani, o sia, relazione degli usi e costumi d’Italia) descriveva un tipo di divertimento scriteriato praticato ai suoi tempi dai giovani più dissennati, in moltissimi villaggi del Piemonte, allo scopo di mettersi in luci di fronte alle ragazze del paese: venivano fatti ubriacare dei buoi, e poi questi animali venivano fatti correre a rompicollo, con il conducente in piedi sul carro, che spesso si rovesciava nei fossi o si ribaltava perché incapace di tenere la strada (magari uccidendo chi era alla guida).

Baretti scriveva: «In alcune parti del Piemonte si fanno delle corse pericolosissime. Alcuni giovani contadini si tengono in piedi sui loro carri, tirati da buoi ebbri di vino. Questi animali inebriati, punti dallo sprone, ed eccitati dalle grida degli spettatori, corrono impetuosamente, portano spesso i carri fuori del cammino, li trascinano sopra terreni ineguali, e qualche volta li rovesciano in cavi o in fossi, con grave pericolo de’ loro conduttori i quali sono esposti a rompersi una gamba o un braccio, ed anche a perdere la vita. Ciò nondimeno la vanità di superare in coraggio e in temerarietà i compagni, e il desiderio, in caso di buon successo, di essere tenuto in considerazione dalle fanciulle del paese, inspirano a’ giovani contadini del Piemonte quella intrepidità che fa loro disprezzare i pericoli e la morte».

Una curiosità è che, anche nella Torino del XIII – XIV secolo, quando tre antiche chiese altomedievali (San Salvatore, San Giovanni e Santa Maria de Dompno) occupavano il sito dell’attuale Duomo, i contadini si divertivano, il giorno della Festa di San Giovanni, a irrompere nella Chiesa dedicata al Santo con un carro aggiogato a dei buoi ubriachi. La cosa non veniva affatto gradita dai Canonici, che se ne lamentarono ripetutamente, chiedendo al Comune che la corsa venisse impedita. In effetti, nel 1342, il Comune emise un editto in proposito, che non venne evidentemente preso in considerazione visto che, nel 1434, i Canonici, rassegnati, chiesero che il Comune si incaricasse almeno, nel giorno della festa, di spargere terra sul pavimento del tempio. Gli ingressi delle tre chiese antiche erano a livello strada, e ciò non impediva ai carri di entrare; fu per arrestare queste corse sacrileghe che il cardinale e vescovo di Torino Domenico Della Rovere, quando fece erigere l’attuale Duomo, volle espressamente che la costruzione fosse elevata dalla piazza tramite una scalinata di 2,30 metri. Queste corse di buoi ubriachi sono ormai un evento di cui abbiamo perso la memoria. Ma non era così nel XIX secolo, quando il giornale Il Fischietto del 18 dicembre 1855, satireggiava Cavour, facile ai colpi di testa e alle decisioni arrischiate, come uno di quei giovani scapestrati di un tempo, in piedi temerariamente sopra il carro del Piemonte.

 

 

Autore articolo: Paolo Benevelli

Fonte foto: dalla rete

historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

10 + quattordici =