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Le lettere di condoglianze dalla curia romana per la morte di Cosimo de Medici

La notizia della morte di Cosimo de’ Medici si sparse rapidamente ovunque e Piero comincia a ricevere lettere di condoglianze da ogni dove, in merito alle quali scrive: “ricordo faro qui di piu lettere ricevute dapiu signori et altri amici come apresso faro scrivere condolendosi meco della morte di Cosimo mio padre” (AsFi, Mediceo Avanti il Principato, filza 163).

La prima lettera che riteniamo utile portare all’attenzione del lettore proviene dal comune di Siena. In merito al contenuto non v’è nulla di particolare da segnalare, una semplice lettera di condoglianze da parte dei priori e delle altre cariche cittadine, sennonché in calce si trova la data del 31 luglio 1464. Com’è possibile che a Siena si sapesse della morte di Cosimo già il giorno prima del suo decesso ufficiale? Tutte le fonti, compreso lo stesso Piero, indicano l’1 agosto come data ufficiale della morte di Cosimo il vecchio. Alla stregua di Siena anche Arezzo, Lucca, Pisa e tanti altri comuni si prodigarono a inviare lettere di cordoglio per la morte di Cosimo.

Particolarmente interessante è la lettera di suor Bartolomea, priora del monastero di san Domenico di Pisa, la quale, il 2 agosto, scrive a Piero, con il pretesto di confortarlo per la morte del padre, celando in realtà desideri più venali. Rivolgendosi a Piero scrive così: “confortate vostra madre per mia parte et cosi mona Lucresia vostra racomandovi lo monistero siete in verita nostro padre et noi vostre minime figle et assidue vostre oratrici ricordivi dinoi in nelle limosine farete siamo bisognose come sabea la buona memoria del padre vostro Cosimo perdonatimi se havessi dicto troppo la gratia dello spirito santo sia sempre nellanima vostra” (Ivi, c. 35r.) L’intento è palese e la richiesta spudorata, l’obiettivo altro non è che ricordare a Piero che i Medici hanno sempre elargito fiorini al monastero e che si aspetta lo stesso anche adesso che il capo famiglia è cambiato. La famiglia Medici, come si vedrà, distribuiva moltissime elemosine a svariati monasteri e conventi. Chiusa questa breve parentesi, vorremmo seguire, nel trattare l’argomento, la distinzione effettuata da Piero tra “signori spirituali e signori temporali”. Cominciamo dal campo spirituale.

La prima lettera registrata non può che essere quella del papa. Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, l’8 agosto, riferendosi a Cosimo, indirizza queste parole all’affranto Piero: “vixit in laude et gloria nec solum in civitate sua sed in tota Italia et universo […] quod pluris faciendum est vixit pie et religiose dei timoratus” (Ivi, c. 14r. ). Il santo padre, con buona parte del collegio cardinalizio, si trovava ad Ancona per organizzare la crociata contro gli ottomani, progetto che verrà bruscamente interrotto il 14 agosto 1464 per la sua morte. Da questo particolare comprendiamo la ragione per cui molti cardinali indirizzarono le loro lettere di commiato dalla città marchigiana.

Il cardinal Guillame d’Estoutville scrive in merito a Cosimo che “se dela sua morte sene dovesse fare per lettere demostratione di quel danno che visibilmente ne seguita non solo a quella inclita citta ma tucta Ytalia non basteria quanta carta e in Ancona […] nessun altro quanto lui fu copioso nell’opera della misericordia et quanti edifitii di lochi pii finche vixe fice edificare, la magnificenza sua ve habbi lassati tanti amici in tucta Ytalia homini di gran presio” (Ivi, cc. 14v-15r).

Allo stesso modo il cardinal Rodrigo Borgia manifesta il suo dolore per il nefasto evento e coglie l’occasione per ringraziare Piero per le molte oblazioni ricevute. In chiusura di lettera scrive che “vabbiamo in luogo de buon fratello et pero havemo caro che albisogno ne facciate la pruova che ci troverete senza excepti piu pronto co facti che colle parole a piaceri della V. M.” (Ivi, c. 15v.). Parole che, dette dal Borgia, lasciano spazi a svariate riflessioni e interpretazioni. E ancora troviamo ricopiate le lettere del cardinal Bessarione, di Juan de Carvajal, di Berardo Eroli, di Juan de Torquemada e di Alain de Coetivy.

Il futuro cardinal Amico Agnifili invia ben due lettere a Piero, datate 10 e 18 agosto 1464: nella prima si definisce addolorato per la morte di Cosimo, mentre nella seconda comunica la morte di Pio II e che nonostante il sospetto della peste il giorno seguente sarebbe partito per Roma.

Da Ancona scrive anche il cardinal Pietro Barbo, colui che nel conclave che si tenne alla fine di quel mese di agosto agguantò il soglio di Pietro prendendo il nome di Paolo II. Giunsero poi le condoglianze del cardinal Latino Orsini, lo zio di Clarice che sarebbe in seguito divenuta la moglie di Lorenzo il Magnifico.

Alle molte lettere giunte da parte della curia romana si aggiunge quella del cardinal Francesco Nanni Todeschini Piccolomini, futuro Pio III (1503). Le lettere riportate sono solo una parte di quelle che realmente giunsero a Piero dai prelati, ciò testimonia certamente i forti legami che i Medici erano riusciti a stringere con le più alte sfere della curia di Roma.

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Davide Alessandra, laureato in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo, è autore de “L’eredità di Giovan Luca Barberi (1523-1579)” in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, edito da FrancoAngeli.

In copertina: foto tratta dall’Archivio di stato di Firenze, mediceo avanti il principato, filza 163. Carte digitalizzate sul sito dell’archivio.

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